IL POSTALE n. 459

 

Notizie dalla rete

 

 

IL POSTALE n. 4590 del 16.05.2010 - www.ilpostale.it - e-mail: ilpostale@libero.it

 

La mia unica ambizione è quella di non essere nessuno,

mi sembra la soluzione più sensata.

Charles Bukowski

 

ILSOLE24ORE.COM

Dalle poste al gas, sulla concorrenza c'è molto da fare

Domenica 16 Maggio 2010

Orazio Carabini

 

Uno degli ultimi casi riguarda la Provincia autonoma di Bolzano. L'Antitrust sta esaminando tre decreti approvati nel 2009 con cui l'ente ha assegnato alla "sua" Sad mediante affidamenti diretti, cioè senza gara, la gestione di un consistente pacchetto di servizi di trasporto pubblico locale. La vicenda si concluderà con una segnalazione ma dà l'idea di come persino nel rigoroso, o presunto tale, Alto Adige le amministrazioni locali se ne infischino delle norme a favore della concorrenza. Meglio badare al sodo e privilegiare le società controllate anzichè preoccuparsi dell'interesse del contribuente o del sistema produttivo.

La concorrenza è passata di moda con la crisi finanziaria del 2008 e la successiva recessione. Eppure sono ancora molte le riforme che si potrebbero fare per diffonderla. Costerebbero poco o niente. E porterebbero benefici diffusi penalizzando solo chi percepisce rendite a danno degli altri. Oltretutto la legge 99 del 2009 ha imposto al governo di presentare ogni anno in parlamento una Legge annuale per la concorrenza proprio per rimuovere gli ostacoli normativi al corretto funzionamento dei meccanismi di mercato.

L'Antitrust ha già segnalato al governo quali dovrebbero essere le priorità. Tocca ora al ministro dello Sviluppo economico (per il momento il presidente del consiglio Silvio Berlusconi ha preso il posto di Claudio Scajola) decidere se e come recepire i suggerimenti.

Intanto c'è un problema di fondo da risolvere. Sembrerà indelicato in questa fase di grande "tensione" verso il federalismo ma bisogna fare in modo che regioni ed enti locali non remino contro le regole nazionali a favore della concorrenza. Invece, purtroppo, gli esempi sono numerosi e non riguardano solo gli affidamenti diretti dei servizi pubblici alle società controllate. Le norme introdotte a livello periferico hanno frenato una maggiore apertura alla concorrenza della distribuzione commerciale in generale. Significativi, inoltre, i vincoli introdotti nei settori dei carburanti e dei farmaci che non richiedono la prescrizione medica. Senza contare le anomalie, rispetto alle regole introdotte a livello nazionale, che sono segnalate nel settore dell'acqua e nelle attività professionali.

Poi ci sono le società, pubbliche e private, arroccate in difesa dei privilegi derivanti da storiche posizioni monopolistiche. I servizi postali, per esempio, saranno liberalizzati entro la fine del 2010 in ossequio a una direttiva europea ma Poste italiane continua a godere di nicchie privilegiate (posta massiva e agevolazioni all'editoria) e decide da sola le condizioni di accesso alla rete postale. Senza un'authority che la regoli e ne sorvegli l'attività. Il recente caso della posta elettronica certificata che consente di dialogare con la Pubblica amministrazione è la conferma del trattamento di favore di cui gode.

Le Ferrovie non sono da meno con la confusione permanente tra servizio universale e attività di mercato. E i privati fanno del loro meglio per guadagnarsi la loro porzione di rendita. Le concessioni per la gestione di autostrade e aeroporti sono troppo lunghe e le modalità di adeguamento delle tariffe sono troppo favorevoli ai concessionari.

Ma la lista delle riforme possibili è lunga. Nel settore del gas l'Eni, nonostante i recenti impegni presi con la Commissione Ue e il decreto sugli stoccaggi, continua ad avere una posizione dominante. Banche e assicurazioni non riescono a scrollarsi di dosso quei sospetti di collusione che si portano dietro. Infine le amministrazioni pubbliche tendono a evitare, per quanto possibile, le gare.

Insomma c'è tanto da lavorare: serve solo qualcuno che abbia voglia di dedicarsi alla concorrenza, scornandosi con interessi costituiti piuttosto robusti.

 

 

ILSOLE24ORE.COM

 

Sprint del Tesoro per fondo Pmi e Banca Sud

 

Domenica 16 Maggio 2010

Isabella Bufacchi

 

ROMA

Non uno bensì tre colpi di acceleratore. Il ministero dell'Economia sta velocizzato i lavori in corso nei cantieri aperti del fondo per le piccole e medie imprese, della Banca del Sud e delle obbligazioni con aliquota speciale per canalizzare il risparmio nel Mezzogiorno. Obiettivo dei tre strumenti: coniugare il rigore dei conti pubblici con nuove misure di stimolo alla crescita che sono a costo zero, o quasi, per le casse dello Stato e che trasformano l'intervento pubblico da finanziatore a fondo perduto in sponsor.

 

Il fondo per la ricapitalizzazione e l'aggregazione delle pmi consegnerà a giorni alla Banca d'Italia la documentazione per richiedere l'autorizzazione a operare. In arrivo anche la scelta di tre senior partner. Il decollo è previsto subito dopo l'estate: in pole position l'attività di fondo dei fondi, stile Fei (Fondo europeo per gli investimenti) e la scelta di tre senior partner. Si sta delineando intanto la nascita di una merchant bank per il Mezzogiorno, con struttura snella, che si muoverà lungo tre assi: consulenza per la finanza strutturata, credito agevolato e garanzie. Infine, le obbligazioni con aliquota di favore: il Tesoro, con la collaborazione di Banca d'Italia e Consob, sta ultimando la stesura del decreto attuativo che dovrà vedere la luce prima dell'estate.

Il Mef scommetterà per aiutare la crescita su questi tre strumenti innovativi, che prevedono esborsi minimi o nulli per uno Stato sollecitato da Bruxelles a stringere al massimo i cordoni della spesa.

Il fondo. Il Fondo italiano d'investimento favorisce il rafforzamento patrimoniale e l'aggregazione delle Pmi perchè la crescita dimensionale è un passaggio obbligato per adeguarsi agli standard imposti dalla globalizzazione. La Sgr è stata costituita a metà marzo con i 3,5 milioni versati da sette soci (Mef, Abi, Confindustria, Cdp, Unicredit, Intesa San Paolo e Mps) con quote paritetiche di capitale (0,5 milioni). Domani il cda, presieduto da Marco Vitale e nel quale il Mef è rappresentato dal dirigente generale Andrea Montanino, analizzerà la documentazione preparata per la Banca d'Italia: il piano di attività, la struttura organizzativa, costi e ricavi. Se tutto andrà bene, la richiesta di autorizzazione approderà in Via Nazionale entro maggio e sarà approvata entro l'estate per consentire al fondo di iniziare a operare a settembre.

 

Le prime sottoscrizioni di quote, per 1 miliardo, saranno a carico di Cdp (senza attingere al risparmio postale) e delle tre banche nella Sgr. Tutti gli istituti di credito potranno partecipare, successivamente. Il bacino di Pmi potenziale è estremamente ampio (15.000 imprese di cui 10.000 manifatturiere con un fatturato compreso tra 10 e 100 milioni di euro). La Sgr sceglierà a breve tre senior partner, selezionandoli da una cinquantina di proposte, per formare tre team suddivisi per aree geografiche: Nord-Ovest, Nord-Est e Centro-Sud. L'impiego del patrimonio del fondo è flessibile: per accelerare l'avvio, inizierà come fondo di fondi, con interventi indiretti.

Banca e bond per il Sud. Il comitato promotore della Banca per il Mezzogiorno entro la prossima settimana analizzerà le proposte avanzate da quattro advisor industriali di prestigio, per poi sceglierne uno entro fine maggio. La formula ricercata è quella della merchant bank, "una piccola Mediobanca assieme a un piccolo mediocredito centrale": potrà contare sulla rete degli sportelli già operativi delle banche di credito cooperativo e delle casse rurali per il mezzogiorno e di Poste. Le linee di business iniziali saranno tre: la consulenza alle banche socie per le operazioni di finanza strutturata, la partecipazione nelle gare per gli strumenti agevolativi del credito, l'attività nelle garanzie per divenire polo aggregatore dei 377 Confidi che operano nel Mezzogiorno in maniera troppo polverizzata. In quanto alle obbligazioni che avranno un'aliquota agevolata del 5% per favorire la canalizzazione del risparmio verso iniziative economiche nel Sud, una squadra di tecnici del Mef (capitanati da Montanino), Banca d'Italia e Consob ha infine sbrogliato uno dei nodi più ostici: come far rispettare e come controllare l'importo massimo di sottoscrizione per singolo risparmiatore da 100,000 euro. Questi bond avranno una struttura semplificata al massimo: il decreto attuativo, salvo imprevisti, sarà pronto prima dell'estate.

i.bufacchi@ilsole24ore.com

                                                                                 

 

 

 

PEC e CEC PAC: Troppa Burocrazia e Regole poco chiare

 

Normativa caotica e farraginosi adempimenti per la gestione dei dati

 

Fonte: Corriere delle Comunicazioni 5-5-10

http://corrierecomunicazioni.it/

 

di Andrea Lisi

 

(Avvocato, Digital & Law Department – Studio Legale Lisi – www.studiolegalelisi.it, Presidente ANORC dell’Associazione Nazionale Operatori e Responsabili della Conservazione digitale dei documenti – www.anorc.it)

 

Il Ministro Brunetta ha annunciato che il 26 aprile è partita in Italia la Posta Elettronica Certificata gratuita per tutti coloro che ne fanno richiesta. Con il presente breve commento eviteremo di sottolineare le problematiche relative al fatto che si concentra l’azione del Governo su uno strumento poco costoso per chi lo intende utilizzare, piuttosto che soffermarsi sulle tante problematiche di connettività e di alfabetizzazione informatica che affliggono da tempo i cittadini italiani. Inoltre, eviteremo di sottolineare, come già fatto in passato proprio sulle pagine del Corriere, che il Bando per l’assegnazione della CEC-PAC (Comunicazione Elettronica Certificata tra Pubblica Amministrazione e cittadino) sembrava scritto per favorire qualcuno e, infatti, il servizio è stato assegnato – come volevasi dimostrare – al raggruppamento temporaneo di impresa costituito da Poste Italiane, Postecom e Telecom Italia, tanto che gli esclusi Lottomatica e Aruba, insieme all'operatore Fastweb, hanno ufficialmente contestato l’aggiudicazione, chiedendo il coinvolgimento del Tar del Lazio. E, quindi, proprio per tale motivo è giusto lasciare la parola all’organo giudicante.

 

Ci concentreremo, invece, sulle tante problematiche giuridiche che l’utilizzo “massivo” della PEC comporta per PA, imprese, professionisti e cittadini italiani.

 

La PEC (intesa come Posta Elettronica Certificata) è stata introdotta nel nostro ordinamento con il DPR 11 febbraio 2005, n. 68. Nelle intenzioni del legislatore, tale strumento, ritenuto indispensabile per l’informatizzazione della PA, era semplicemente destinato ad affiancare il documento informatico e la firma digitale, ma senza sostituirli. E questo costituisce il primo problema, molto grave, generato da queste caotiche normative che si sono accavallate nel tempo in materia di PEC, nelle quali si confonde il contenitore (PEC) con il contenuto (documento trasmesso).

 

Inoltre, nel DPR citato non è previsto un preciso obbligo di identificazione del titolare della PEC all’atto della richiesta di attivazione del servizio; mentre tale obbligo si ricava dalle regolamentazioni della CEC PAC (servizio – si ricorda – che ha una efficacia solo tra cittadini e PA e viceversa, ma non serve a sostituire la PEC). Questo genera caos interpretativo e una sorta di doppio binario tra PEC tradizionale e CEC PAC (così detta PEC gratuita).

 

Oltre a ciò, nessuno oggi si sta ponendo con la dovuta attenzione le tante problematiche che l’adozione massiva della PEC e della nuova CEC PAC comportano in termini di protocollazione, gestione di buste, certificati, documenti informatici con formati diversi e loro corretta conservazione nel tempo. Infatti, secondo art. 43 del Codice della amministrazione digitale (D. Lgs. 82/2005) i documenti informatici, di cui è prescritta la conservazione per legge o regolamento, possono essere archiviati per le esigenze correnti anche con modalità cartacee e sono conservati in modo permanente con modalità digitali. L’utilizzo della PEC, quindi,  impone al mittente la necessaria conservazione dei contenuti e dei documenti trasmessi, nonché delle relative ricevute di invio e di ricezione e al destinatario la conservazione della busta ricevuta e dei relativi contenuti. A ciò si aggiunga che la conservazione della PEC è disponibile oggi solo come servizio a pagamento in capo ai gestori di PEC, i quali invece possono ex lege limitarsi a conservare per soli 30 mesi esclusivamente i log di trasmissione dei messaggi che transitano nel sistema. In assenza di un obbligo di conservazione, pertanto, l’utilizzo massivo comporterà per l’utente l’inevitabile problematica di gestire una notevole massa di informazioni correlata alla spedizione/ricezione di messaggi e documenti, con conseguente necessità di avvalersi di strumenti di gestione e archiviazione elettronica (DMS) e, infine, di conservazione a norma di tali certificazioni (oltre che di archiviazione e conservazione a norma dei documenti trasmessi e ricevuti).

 

In questo disordine imperante, generato da norme che si accavallano e si contraddicono tra loro, i primi a pagarne le conseguenze saranno – come al solito - proprio i cittadini che per primi attiveranno gratuitamente il servizio di CEC PAC. Infatti, secondo la nuova normativa in materia, per i cittadini che utilizzeranno il servizio di “Simil-PEC”, l'indirizzo valido ad ogni effetto giuridico, ai fini dei rapporti con le pubbliche amministrazioni sarà quello espressamente rilasciato gratuitamente sulla base di questi innovativi articoli. Insomma, da una parte si regala, ma dall'altra si prevede in capo al cittadino l'elezione di un domicilio informatico, senza averlo adeguatamente informato e formato ai sensi dell'art. 8 del CAD!

 

Sorge spontanea una domanda: possiamo veramente permetterci di imporre spensieratamente uno strumento, che potrebbe pure rivelarsi utile come la PEC, se non ne abbiamo adeguatamente studiato e approfondito gli impatti organizzativi, di processo e strettamente giuridici nei rapporti tra la PA e i suoi utenti?

 

 

 

 

 

FORUMPA - 20 maggio, giovedì - mattina

 

    * 20/05/2010  - A cura di POSTE ITALIANE

 

La sfida della dematerializzazione per una corrispondenza senza carta

 

Come creare efficienza organizzativa nella PA e ridurne i tempi di risposta al cittadino attraverso la gestione elettronica dei documenti?

 

Il difficile contesto economico attuale offre alle amministrazioni pubbliche sfide importanti ma anche singolari prospettive di sviluppo. Alla rinnovata ed urgente     attenzione alle politiche di contenimento della spesa si unisce l’occasione unica per l’amministrazione pubblica di essere una variabile chiave della ripresa del sistema Italia quale piattaforma innovativa di erogazione di servizi, leader nel percorso di ricerca di  produttività e innovazione con importanti ricadute sul settore privato.

 

Poste Italiane negli ultimi anni si è trasformata “da mail company a digital company”.Ha evoluto cioè il profilo istituzionale tradizionale per essere oggi un player tecnologicamente avanzato per la PA, le imprese e i cittadini.

 

La gestione elettronica documentale rappresenta, in questo contesto evolutivo, una delle attività strategiche per il Gruppo. L’impegno e l’attenzione verso i processi di dematerializzazione, è rappresentato dalla suite GED realizzata da Poste Italiane denominata PosteMailRoom.

 

 

 

L’offerta sviluppata è costituita da una serie di moduli che coprono l’intero ciclo di vita di un documento: dalla dematerializzazione, alla protocollazione elettronica, fino alla conservazione sostitutiva e archiviazione e consultazione elettronica.

 

La soluzione GED si innesta nella infrastruttura ICT che offre supporto e connettività alla rete fisica e logistica di Poste Italiane e garantisce la possibilità di accedere in multicanalità a tutti i servizi di pagamento e comunicazione.

 

 

 

 

A Poste e Telecom il monopolio della Pec di Brunetta?

 

La Pec gratis di Renato Brunetta è in realtà un progetto da 50 milioni di euro che consegna il monopolio della posta certificata a Telecom Italia e Poste Italiane

 

  ITESPRESSO -   * Pubblicato il 14 Maggio 2010 alle 8:10

 

Come già si leggeva fra le righe delle critiche alla Pec di Brunetta (che in realtà è una Cec-Pac), si insinua il sospetto che la Pec gratis sia un progetto da 50 milioni di euro che consegna il monopolio della posta certificata a Telecom Italia e Poste Italiane.

 

A mettere il dito nella piega è il giurista e esperto di Rete Guidi Scorza su L’Espresso: “La legge, infatti, prevede che il cittadino possa liberamente scegliersi il gestore di posta elettronica certificata. (…) ” il ministro ha privato il cittadino di tale libertà e consegnato a Poste Italiane e Telecom - per gli anni che verranno e, comunque, almeno sino al 2014 - il monopolio della gestione delle comunicazioni elettroniche tra PA e cittadini“.

 

Innegabile è invece il boom della Pec voluta dal ministro Renato Brunetta. A Forum PA, che aprirà lunedì a Roma, la Cec-Pac sarà uno dei fiori all’occhiello della prossima PA Digitale.

 

 

 

VACCARINEWS Mag 10  2010

Poste italiane promossa, anche per la qualità

Pubblicati oggi i dati 2009 riguardanti i tempi di consegna delle spedizioni ordinarie, raccomandate, assicurate e dei pacchi. L'unica “lieve divergenza” negativa è nelle raccomandate “J+5”

 

“I risultati conseguiti di cui agli articoli 1, 3 e 4 per l'anno 2009 rispettano gli obiettivi fissati dai decreti ministeriali 1° ottobre 2008 e 23 novembre 2009… Gli obiettivi di cui all'art.2 (la posta raccomandata, ndr) si intendono conseguiti in conformità a quanto previsto dall'art.5, comma 8, del contratto di programma 2006-2008”.

 

Dopo il via libera al bilancio 2009, concesso settimana scorsa dagli azionisti (ossia ministero dell'Economia e delle finanze e Cassa depositi e prestiti), oggi Poste italiane riscuote quello del ministero allo Sviluppo economico in materia di qualità del servizio dimostrato l'anno scorso.

 

La sintesi in “burocratese” non evidenzia l'unica novità organizzativa rispetto al passato. Riguarda la posta ordinaria, i cui risultati ora devono essere verificati non più soltanto su base nazionale, ma anche per tratta (urbana, provinciale, regionale ed extraregionale) e poi regione per regione. Ciononostante, ogni paletto minimo risulta superato. Evidenziando che tutti coloro che si lamentano delle prestazioni sono semplicemente… sfortunati o che tali criteri non risultano utili per avere un quadro sufficiente.

 

A livello nazionale, almeno 89 lettere ordinarie su 100 spedite durante il 2009 avrebbero dovuto essere consegnate il giorno dopo quello di spedizione (tecnicamente nel “J+1”) e 99 su 100 entro i tre giorni successivi (“J+3”). I dati forniti dalla ditta incaricata, l'Izi di Roma, hanno registrato rispettivamente il 90,7% e il 99,3%. Dunque, il minimo è stato superato per l'1,7% e per lo 0,3%.

 

Scorporando i dati secondo la tipologia di tratta, gli obiettivi fissati nel “J+1” sono: urbana 89,5%, provinciale 85,5%, regionale 89,0% ed extraregionale 86,5%. I valori ottenuti sul campo risultano rispettivamente 91,5% (quindi migliore rispetto al minimo del 2,0%), 89,6% (+4,1%), 91,7% (+2,7%) e 90,8% (+4,3%).

 

Su base regionale ognuna delle ventuno voci (le venti ripartizioni territoriali più, separate, Bolzano e Trento) ha un “J+1” pari all'83%. Gli esiti, tutti decisamente superiori, vanno dal minimo della Lombardia, equivalente all'85,38%, al massimo del Friuli-Venezia Giulia, che ha conquistato il 98,35%.

 

I criteri per il resto delle prestazioni non cambiano rispetto al passato. Così, la raccomandata avrebbe dovuto raggiungere il destinatario almeno nel 92,5% dei casi entro il “J+3” e nel 99% entro il “J+5”. I risultati, in base alle tracciature registrate da Poste italiane, evidenziano 94,3% (quindi, +1,8%) e 98,8% (-0,2%). Quest'ultimo è l'unico dato negativo presente nell'intero provvedimento, ma la “lieve divergenza” -dice la determinazione- è “ampiamente compensata dal risultato conseguito sull'altro obiettivo”.

 

Con le assicurate, gli obiettivi “J+3” e “J+5” avrebbero dovuto essere raggiunti perlomeno nel 93% e nel 99% delle spedizioni. Dati alla mano, le performance risultano del 98,1% (+5,1%) e del 99,4% (+0,4%).

 

Infine, i pacchi ordinari, dove esiste un solo paletto, il “J+5”, da ottenere nel 94,0% degli invii. Il responso ha dato 97,4%, quindi un 3,4% in più.

 

Solo la raccomandata nel “J+5” ha registrato uno scostamento negativo, parti allo 0,2%, rispetto agli obiettivi minimi fissati dal dicastero

 

 

 

 

Sisal: verso rinuncia a gara per Gratta e Vinci (Agipronews)

2010-05-10

LUNEDI' 10 MAGGIO 2010

 

Dalla societa' per ora ufficialmente 'no comment' (Il Sole 24 Ore Radiocor) - Roma, 10 mag - Sisal va verso la rinuncia alla gara per il Gratta e Vinci che si chiude oggi alle 16 e, dunque, Lottomatica con ogni probabilita' correra' da sola per la concessione. Lo scrive Agipronews spiegando che Sisal avrebbe nelle ultime ore gettato la spugna e rinunciato a organizzare una cordata, di cui avrebbe dovuto far parte anche Poste Italiane, per la partecipazione alla gara, il cui costo d'ingresso sarebbe stato di 400 milioni. Proprio sul finanziamento, sempre secondo Agipronews, sarebbe caduta l'ipotesi della cordata: prima il ritiro di Unicredit e poi le mutate condizioni di reperimento dei fondi, a causa della crisi finanziaria internazionale, avrebbero costretto i soci del consorzio ad un impegno finanziario non sostenibile per la partecipazione al bando organizzato dai Monopoli di Stato. Ufficialmente Sisal tuttavia non conferma le indiscrezioni e si limita a un 'no comment'. Sim (RADIOCOR) 10-05-10 09:16:39 (0054) 5 NNNN

 

 

 

 

Elisa Di Mattia - 10/05/2010 - 15:53 GIOCO & GIOCHI » GIOCHI

 

BANCHE "BURATTINAIE" MUOVONO I FILI DEL MERCATO GIOCHI

 

Banche "mangiafuoco" dietro le quinte del gioco. Il settore è pesantemente condizionato dai burattinai del credito che manovrano le scelte aziendali e di mercato incidendo, di fatto, sullo sviluppo - o non sviluppo - dei diversi settori. Dall'automatico al bingo, dalle lotterie all'online, gli istituti di credito regolano i rubinetti e imprimono la rotta decidendo le sorti dell'industria giochi. Ecco come, settore per settore.

……

 

Gratta e Vinci: Sisal  SCIVOLA SULLA BUCCIA DI UNICREDIT

Non è stato il ritiro di Mediaset a mandare a monte la partecipazione della cordata Poste-Sisal e company alla gara dei Gratta e Vinci, ma il no di Unicredit che ha privato il concessionario aspirante alla gestione dei grattini della stampella del credito. Risorse aleatorie o forse la cifra stellare di 400 milioni di euro, a tanto sarebbe ammontata l'una tantum di ingresso in caso di una spartizione a due di una torta da dieci miliardi l'anno. Troppo rischioso per Unicredit. E Lottomatica ringrazia.

….

 

 

TUTTOCONSUMATORI 10-5-10

La notizia:

I primi 6 mesi di attivita’ dell’Arbitro Bancario Finanziario (ABF)

 

Risparmio e Assicurazioni - Credito e Finanza

 

Ben 1.052 ricorsi pervenuti, con un tasso di crescita mensile del 26,5%. Sono questi i numeri dei primi 6 mesi di attivita’ dell’Arbitro bancario finanziario presentati dalla Banca d’Italia in un incontro con le associazioni di categoria

L’Arbitro bancario finanziario e’ un sistema di risoluzione delle liti tra i clienti e le banche e gli altri intermediari finanziari e creditizi che abbiano ad oggetto operazioni e servizi bancari e finanziari entro il limite di 100.000 euro. E’ un sistema ”stragiudiziale” delle controversie in quanto rappresenta un’alternativa piu’ semplice, rapida ed economica del ricorso al giudice. L’Abf, infatti, e’ obbligato, per regolamento, a decidere in pochi mesi e il costo nella procedura e’ di 20 euro, in qualita’ di contributo per spese di segreteria, a prescindere dall’importo su cui verte il contenzioso.

Il consumatore puo’ rivolgersi all’Arbitro solo dopo aver tentato di risolvere il problema direttamente con la banca o l’intermediario, presentando a essi un reclamo. Inoltre, se non rimane soddisfatto neanche delle decisioni dell’Arbitro, puo’ comunque rivolgersi al giudice.

Le controversie pervenute dall’Abf nei suoi primi 6 mesi di attivita’ hanno riguardato prevalentemente il sistema bancario, che ha assorbito l’87% dei ricorsi; seguono, in ordine di importanza, le finanziarie iscritte nell’elenco di cui all’art. 107 del Decreto Legislativo del primo settembre 1993 n. 385 (7%) e Poste Italiane (4%). A meno dell’1% si attestano le controversie relative a societa’ finanziarie iscritte nell’elenco di cui all’art. 106 del menzionato Decreto.

La distribuzione dei ricorsi, invece, risulta essere concentrata in capo a un numero ristretto di gruppi bancari. L’oggetto dei ricorsi riguarda principalmente problematiche relative a conti correnti, mutui e credito al consumo, carte di pagamento e trasparenza.

La distribuzione territoriale per luogo di residenza del ricorrente evidenzia che il 44% circa proviene dall’Italia settentrionale, seguita dalle regioni centrali (34%). Il Sud, invece, contribuisce per poco piu’ di un quinto del totale (22%).

I dati del periodo considerato, inoltre, denotano risultati pienamente soddisfacenti dal punto di vista del rispetto delle scadenze previste dalla procedura: nessun ricorso infatti e’ stato deciso in ritardo e il tempo medio impiegato per arrivare a una decisione e’ stato pari a circa due terzi di quello massimo consentito.

Se si considerano sia i casi di accoglimento sia quelli nei quali i Collegi hanno dichiarato la cessazione della materia del contendere per intervenuto accordo tra le parti, risulta che in oltre il 60 per cento dei casi i ricorsi hanno avuto esito positivo per i clienti. Nel 30 per cento circa dei casi i Collegi hanno dato invece ragione all’intermediario; meno del 10% dei ricorsi sono stati respinti.

 

 

 

 

IL MESSAGGERO 11-5-10

Polizze dormienti

 

Gentilissima Redazione, mi chiamo Gabriele, ho 35 anni e scrivo da Pescara. L’oggetto di questa mail riguarda la famigerata legge 166/2008 sulle cosiddette “polizze dormienti”, un caso che ha fatto e continua a far discutere tantissimo. Io stesso parlo a nome di mia madre, beneficiaria di una polizza prescritta (secondo la legge ma non secondo contratto) di Poste Vita.

 

Vorrei narrare brevemente la travagliata storia di questa polizza, stipulata nel 2003 nell’agenzia di Pescara 4 da mio padre che figurava come assicurato e mia madre beneficiaria, l’importo era di 20000 euro. Questa polizza aveva una durata di 7 anni e sarebbe dovuta scadere a luglio di quest’anno. Mio padre purtroppo è morto il 28 dicembre 2007 e mia madre si è attivata appena dopo le feste di inizio anno per tutte le pratiche di successione, compresa questa famigerata polizza di Poste Vita.

 

Varie sono state le visite nell’agenzia dove la stessa era stata stipulata e ogni volta ci è stato consigliato di portarla a scadenza naturale a luglio 2010 appunto, tanto ci avevano assicurato che essendo mia madre beneficiaria non ci sarebbero stati problemi in quanto Poste Italiane (secondo contratto) non avrebbe prescritto la polizza fino a 10 anni dopo l’evento di premorienza dell’assicurato.

 

A gennaio di quest’anno ci siamo accorti della “trappola” che ci aveva teso Poste Italiane con l’ausilio della legge 166/2008 (una legge RETROATTIVA uscita più di un anno prima, ci tengo a sottolinearlo), secondo la quale Poste Vita non ci avrebbe liquidato in quanto questa legge glielo impediva e che i nostri soldi sarebbero stati devoluti al fondo delle vittime dei crack finanziari.

 

A nulla è servito chiedere il rimborso in quanto la nostra polizza era andata prescritta perché erano passati 2 anni dalla morte dell’assicurato. I vari colloqui che abbiamo avuto con vari avvocati non hanno fatto altro che buttarci ancor di più nello sconforto dato che, cito testuali parole: “la legge è legge!” Ma io rispondo: “Ma la democrazia è ancora democrazia?”, oppure in Italia c’è stato un colpo di Stato e non me ne sono accorto?

 

Ora, Poste Vita deve chiarire molti punti che non sono molto chiari in questa vicenda ma prima di passare a questo tipo di considerazioni vorrei parlare di un’altra cosa, del Decreto Legge n° 40 del 26 marzo 2010. Questo decreto è attualmente in transito tra Camera e Senato e risolve solo in parte la questione riguardante la retroattività della legge 166/2008. Infatti secondo questo d.l. sarebbero salve solo le persone che avevano perso un loro caro prima del 27 ottobre 2007 escludendo di fatto tutti quelli che erano deceduti dopo o che comunque avevano superato il tempo limite di 2 anni nella richiesta di rimborso oppure tutti quelli che avevano visto i loro soldi già versati al fondo.

 

Le entità erogatrici di dette polizze sono molteplici, le persone coinvolte sono diverse migliaia e la massa di denaro “confiscata” è una cifra talmente spaventosa da sembrare uno scioglilingua. Ma facciamo un passo indietro, dato che sono io a scrivere tratterò la vicenda dal punto di vista della nostra polizza di Poste Vita.

 

Poste Italiane in questo periodo sta mettendo in atto, a mio giudizio, una politica commerciale davvero molto “aggressiva”, definiamola così. Ci ritroviamo a entrare in un ufficio postale per pagare una bolletta e riusciamo con una sim Postemobile nel cellulare. Non siamo liberi di avere più di 1000 euro nel libretto che subito ci viene proposto quel buono o quell’altra assicurazione e non provate a nominare la parola “collezione” in un ufficio postale, potreste ritrovarvi con un folder di francobolli sotto il braccio in meno che non si dica.

 

Ora, questi signori neoazionisti rampanti dovrebbero ben sapere che una polizza assicurativa non è un gioco, sommata a tutte le altre assicurazioni che fanno all’ordine del giorno la cosa si fa proprio seria! Questa piccola divagazione sul tema serve soltanto ad introdurre una questione molto spinosa e perché no, anche un po’ disgustosa.

 

Come mai queste persone gestiscono codeste assicurazioni e poi da un giorno all’altro esce una legge e chi ci ha investito i risparmi di una vita si ritrova ad essere truffato data la scarsa (ed è già un complimento) informazione? Perché la direttrice del nostro ufficio di Pescara afferma di non averci mai nemmeno visto quando invece abbiamo chiesto informazioni in merito almeno 6 volte in due anni? Forse non legge le disposizioni interne che arrivano all’ordine del giorno a tutti i direttori di uffici postali d’Italia!? Perché l’unica risposta di Poste Vita è: “Purtroppo noi non siamo tenuti ad avvisare nessuno! E’ una legge dello Stato e per tale deve essere rispettata!”. Anche quando esce una legge dello Stato che fa asso pigliatutto? Capite?

 

Migliaia di persone si sono trovate come me in un diabolico intrecciarsi di leggi incostituzionali e disinformazione cronica! Poste Vita (nel mio caso) deve dare una risposta un po’ più convincente sul perché ha omesso di avvisare la sua clientela di una variazione così importante, non può nascondersi dietro una legge che, per assurda voglia essere, comunque ti dava 2 anni di tempo e nemmeno può blaterare frasi sconnesse sull’impossibilità di avvisare i clienti per le leggi sulla privacy.

 

Quello che ora mi auspico è che il D.L. 40 in sede di Senato subisca una variazione radicale e vada a stravolgere a fondo l’art. 2 comma 4 della legge 166/2008, come già proposto da vari emendamenti del Pd alla Camera dei Deputati affinché tutti i malcapitati rientrino in possesso del maltolto. Perciò scrivo a voi che potete dare voce a me e a quanti come me decideranno di contattarvi. Vi ringrazio immensamente per il tempo che avete dedicato a questa email e nel salutarvi vi auguro buon lavoro.

 

Gabriele

 

(11 maggio 2010)

 

 

RASSEGNA.IT 10/05/2010 00:06

 

Informazione

Tariffe postali, Edit.Coop. fa ricorso al Tar

 

Con i colleghi del “Salvagente” e di “Carta”, e con la tutela legale di Mediacoop, abbiamo presentato al Tar di Roma il nostro ricorso contro il decreto che abolisce le tariffe agevolate per la stampa distribuita con abbonamento postale

 

di Tarcisio Tarquini*

Giovedi scorso, insieme con i colleghi del “Salvagente” e di “Carta”, e con la tutela legale di Mediacoop, l’associazione che rappresenta le cooperative di giornalisti, abbiamo presentato al Tar di Roma il nostro ricorso contro il decreto interministeriale che abolisce le tariffe agevolate per la stampa distribuita con abbonamento postale.

 

Riteniamo di aver solidi motivi per chiederne la sospensione degli effetti e, successivamente, la cancellazione. C’è di fatti un’evidente – noi pensiamo clamorosa – violazione di legge, dal momento che (riassumo senza entrare troppo nel merito giuridico piuttosto articolato) la norma che istituisce le tariffe agevolate stabilisce che esse possano essere riviste (e adeguate) attraverso un provvedimento del ministero dello sviluppo, ma non che possano essere da questo annullate, come invece è avvenuto.

 

Se si fosse voluto revocare l’agevolazione si sarebbe, perciò, dovuto ricorrere a una nuova legge e non a un atto di rango inferiore che, come noto, non può modificarne uno di livello più alto. Non si è operato in questo modo, imboccando la via maestra della legge, per fretta, per pressapochismo, per disperazione (far quadrare i conti che non tornano), per indifferenza verso una stampa mai troppo considerata e oggi addirittura disprezzata (dopo la confusione apportata in gran quantità da inchieste giornalistiche mai troppo attente alle distinzioni), per la pressione dell’azienda postale, preoccupata di arrivare all’appuntamento della liberalizzazione con qualche voce di ricavo in disordine: il fatto è che il danno determinato è grave e noi - dopo l’infruttuosa trattativa tra organizzazioni di rappresentanza e Poste italiane, sollecitata piuttosto ipocritamente dallo stesso governo che non è riuscito però nemmeno a favorirne la conclusione positiva – non abbiamo avuto altra opzione che ricorrere al giudice, con la fondata speranza di un accoglimento del nostro ricorso.

 

Certo, è piuttosto sconfortante registrare che a muoversi siano stati solo Mediacoop e uno sparuto manipolo di testate cooperative, come la nostra, mentre tutti i giornali cattolici, che pure distribuiscono tramite posta milioni di copie, ma anche quotidiani e periodici con centinaia di migliaia di abbonamenti, rappresentati dalla Fieg, hanno scelto di attendere, confidando – così ci è stato detto – nel destino positivo della nostra iniziativa. Se anche in quest’occasione si fosse agito con la stessa decisione e unità di precedenti iniziative, il peso politico del ricorso giudiziario sarebbe stato assai superiore e così anche le possibilità non tanto di influenzare i giudici (che è bene agiscano sempre, e anche in questo caso, con la serenità che discende dalla loro imparzialità) ma di provocare un ripensamento di Poste italiane e del Ministero, inducendoli a ritirare un provvedimento piombato come un fulmine a ciel sereno (si fa per dire) e con effetto immediato.

 

E, del resto, che ci fossero margini per un passo indietro, e forse ancora ci siano, è dimostrato dal voto del Parlamento della scorsa settimana che, approvando il decreto di incentivi per lo sviluppo, ha ripristinato le tariffe agevolate (con 30 milioni di euro per finanziarle) per la stampa non profit, accedendo alle giuste istanze di chi aveva denunciato gli effetti devastanti per l’attività di informazione di tante benemerite associazioni di volontariato: quelle che spesso solo tramite le proprie pubblicazioni riescono a creare consenso per le loro attività, a lanciare campagne di finanziamento dei loro progetti umanitari, a dare conto delle azioni svolte e dei risultati raggiunti.

 

Non sono, però, solo motivazioni di tipo giuridico quelle che ci portano a richiamare ancora in sede politica, e avvalendoci della tribuna del nostro giornale, l’assoluta inaccettabilità dell’abolizione delle agevolazioni postali. C’è, innanzi tutto, una ragione di tipo imprenditoriale: la decisione è arrivata il 30 marzo con decorrenza primo aprile e ha prodotto un vero e proprio terremoto nei bilanci delle società, visto che il costo delle spedizioni è raddoppiato senza che si potesse fronteggiare l’aggravio con l’aumento del prezzo degli abbonamenti, che avrebbe imposto ai lettori un indebito supplemento a un “contratto” già definito e concluso.

 

Da anni ormai il nostro settore e la nostra stampa sono costretti a subire incursioni di questo tipo (si veda la vicenda del fondo per l’editoria), senza alcun rispetto per la loro difficile realtà produttiva, senza alcuna attenzione per il mantenimento di condizioni che consentano alle loro aziende e ai giornali di programmare basandosi su dati certi, al riparo dalla volubile, prepotente, sconsiderata discrezionalità di ministeri, dipartimenti e enti di servizio.

 

Si continua a ripetere che le risorse sono poche per tutti, e intanto però non si pone mano alla bonifica di un settore che, come indicano anche le recenti indagini che hanno riguardato il gruppo editoriale del senatore Ciarrapico ( e quanti, e d’ogni tendenza, come questo?), nasconde ancora sprechi, illegittimità, elusioni, furbizie, abusi che se fossero contrastati e eliminati permetterebbero di garantire finanziamenti pubblici nella misura necessaria ad assicurare il sostegno sufficiente all’attività delle vere cooperative e alla pubblicazione dei giornali tagliati fuori dalle ricche (oggi un po’ meno) torte pubblicitarie. Si è finito con l’attendere l’intervento della magistratura che ovviamente non può arrivare a tutto e a tutti, se il controllo pubblico preventivo manca e l’iniziativa legislativa riparatrice è debole o addirittura assente.

 

Il governo ha annunciato qualche tempo fa gli Stati generali della stampa per discutere di una nuova legge complessiva di riforma dell’editoria; si dovrebbero tenere a giugno, ma il rischio è che ci si arrivi con una situazione già compromessa e perciò senza la serenità indispensabile per misurarsi su un progetto di lungo periodo. Al momento, infatti, non c’è solo il danno delle negate agevolazioni postali (noi ne subiamo un aggravio di entità tale che, se investissimo l’equivalente per creare occupazione, daremmo lavoro a altre due persone). C’è soprattutto confusione sul futuro di tutto il sistema delle provvidenze pubbliche: oggi, quasi a metà del 2010, non sappiamo ancora quanto verrà assegnato nel 2011 al fondo dell’editoria né si capisce bene con quali criteri i contributi verranno riconosciuti alle testate ammesse (il regolamento non è stato adottato e, se lo fosse così come è, procurerebbe parecchi altri danni): sulla base di quali elementi, dunque, le imprese potranno abbozzare una programmazione plausibile?

 

La ragionevolezza imporrebbe di sospendere tutte le modifiche e neutralizzare i provvedimenti adottati finora per consentire una discussione a tutto campo da cui esca un progetto di riforma vero, magari anche con qualche soldo in meno da distribuire ma qualche certezza in più da offrire a tutti color che operano nell’editoria italiana; e soprattutto con un’idea vera di ciò che sarà l’informazione nei prossimi anni, che poi alla fine è ciò che manca davvero.

 

* presidente Edit.Coop.

 

 

 

www.vaccarinews.it - 15 Mag 2010 - ore 02:11

Poste italiane oltre l'Adriatico

L'ufficio di Belo Polje: è l'unica presenza all'estero gestita direttamente dalla società

 

Un ufficio postale esattamente come tutti gli altri, soltanto che ha una particolarità: non si trova nel Bel Paese ma in Kosovo, presso la base “Villaggio Italia” di Belo Polje, municipalità di Pec/Peje.

 

Il bacino di utenza è prevalentemente costituito dai militari italiani e stranieri (romeni, sloveni, turchi e ungheresi) del Multinational battle group west e da coloro che sono impiegati nelle ditte civili operative all'interno del campo. Non è, quindi, accessibile al pubblico in genere.

 

A differenza delle altre presenze postali all'estero (come quella ad Herat, in Afghanistan), in questo caso -oggi unico- la gestione non fa capo al ministero alla Difesa ma è assunta direttamente dalla società adesso guidata da Massimo Sarmi, anche se il personale ha un doppio status, postale e militare. Oltre ad essere preventivamente selezionati da Poste (i vincoli sono legati all'età e all'avere assolto la leva), i candidati ricevono la cartolina di richiamo in servizio dall'Esercito e devono passare la visita medica. Una volta ritenuti idonei, frequentano un mese di addestramento e aggiornamento in Italia, quindi sono inviati in Kosovo, dove rimangono per un periodo di quattro o cinque mesi. A tutti gli effetti, sono militari: gli viene riassegnato il grado, devono indossare la divisa e soggiornano negli alloggi previsti.

 

Operativo dal dicembre 2003, l'ufficio è aperto dal lunedì al venerdì fra le 8.30 e le 16.30, mentre il sabato chiude alle 12.30. Dal 19 gennaio è diretto dal tenente Antonio Riccardi, coadiuvato da uno sportellista, il soldato Enrico Cerquetella. “L'ufficio -precisa a «Vaccari news» il responsabile- è l'unico esistente nella base; è munito degli stessi sistemi e delle stesse procedure informatiche degli altri, per cui è abilitato a qualsiasi tipo di operazione. I nostri connazionali possono accedere a tutti i servizi, mentre i militari degli altri contingenti di fatto impiegano soltanto il supporto postale tradizionale”.

 

“Giornalmente effettua dalle duecento alle trecento operazioni, delle quali solo una piccolissima parte riguarda i servizi postali. Le transazioni più domandate dalla nostra clientela sono quelle di bancoposta ed in particolare le movimentazioni del conto (prelievi e versamenti) e con la carta «Postepay» (moltissime sono le richieste di nuova emissione). Senza dimenticare le numerosissime ricariche telefoniche. Un modesto numero di operazioni riguarda invece vaglia, bollettini di conto corrente, telegrammi e bonifici. Per questioni di sicurezza e di dogana, l'unico vincolo concerne i pacchi, che non si possono né inviare né ricevere. Naturalmente, non figurano quelle prestazioni nel caso specifico inutili, come il pagamento delle pensioni”.

 

Il Multinational battle group west, organicamente inserito nella Kosovo force (Kfor), è un'unità multinazionale a guida italiana. Dal 7 maggio vede protagonista il 24° Reggimento artiglieria “Peloritani”, comandato dal colonnello Davide Di Bartolo.

 

 

11/05/2010 10.23

 

Deutsche Post, utili in aumento nel primo trimestre

 

FTA Online News

 

Deutsche Post ha reso noto che il primo trimestre si è chiuso con utili pari a 1,75 miliardi di euro. Il risultato si confronta con quello, positivo per 944 milioni di euro, registrato nell'analogo periodo del 2009. L'Ebit si è attestato a 512 milioni di euro mentre le vendite hanno evidenziato un incremento del 4,4%, salendo a 12,02 miliardi di euro, grazie ad un buon aumento della domanda globale. La società postale tedesca ha inoltre confermato le stime relative all'intero anno sull'Ebit che dovrebbe attestarsi tra 1,6 e 1,9 miliardi di euro.

(MC)

 

 

Deutsche Post: nei primi tre mesi 2010 +85% utile netto a 1,74 mld euro; oltre stime analisti

 

Finanzaonline.com - 11.5.10/09:27

 

Deutsche Post, il principale gruppo di poste tedesco, ha annunciato di aver chiuso i primi tre mesi del 2010 con una crescita dei profitti dell'85%. Nel dettaglio l'utile netto si è attestato a 1,74 miliardi di euro, ossia 1,44 euro ad azione, rispetto ai 944 milioni, o 78 centesimi, realizzati nello stesso periodo dell'anno precedente. Il risultato ha battuto le attese degli analisti di mercato che avevano preventivato profitti per 1,51 miliardi di euro. I ricavi sono saliti del 4,4% a 12 miliardi di euro.

 

 

 

 

Deutsche Post annuncia conti oltre attese e migliora outlook

 

(Teleborsa) - Roma, 11 mag - Una buona trimestrale fa schizzare al rialzo i titoli della Deutsche Post, che si distingue a Francoforte con un guadagno del 3,56% risultando uno dei pochi titoli in verde in una giornata di vendite diffuse.

L'utile netto del primo trimestre migliora dell'85% a 1,747 mld di euro rispetto ai 944 mln del pari periodo dello scorso anno, mentre l'Ebit prima di poste non ricorrenti sale dell'81,4% a 566 mln di euro rispetto ai precedenti 312 mln, risultando decisamente migliore delle attese degli analisti.

La società alemanna ha inoltre affermato di poter chiudere il 2010 con un Ebit nella parte alta del range di 1,6-1,9 mld di euro precedentemente indicato

 

 

 

 

SVIZZERA Tribuna Libera

 

TICINO LIBERO 11/05/2010, 15:05

Iniziativa «Per una Posta forte»: già 120′000 firme

 

Il messaggio popolare è chiaro: il Parlamento deve rinunciare alla liberalizzazione

completa del mercato postale. Il 17 e il 18 maggio prossimi, i membri della

Commissione competente del Consiglio nazionale dovranno tener conto del

successo, tutt’altro che scontato, dell’iniziativa del sindacato della

Comunicazione che ha raccolto 120′000 firme in soli cinque mesi. La direzione

della Posta deve emettere una moratoria immediata sulla chiusura degli uffici

postali e sulle altre ristrutturazioni.

L’ultima parola, oramai, spetta al Parlamento. Ma l’arbitro ultimo della lotta che il Sindacato della

Comunicazione ha intrapreso contro lo smantellamento del servizio postale pubblico è ben noto:

sarà il popolo svizzero. Il sindacato ha, in effetti, vinto la sua scommessa raccogliendo per

l’iniziativa «Per una Posta forte» circa 120′000 firme prima della metà di maggio, vale a dire in

soli cinque mesi! Ha potuto contare sul sostegno dell’Unione sindacale svizzera e del Partito

socialista, organizzazioni che hanno anch’esse promosso l’iniziativa.

Forte del successo del massiccio sostegno popolare, il Sindacato della Comunicazione chiederà

alla Commissione dei trasporti e delle telecomunicazioni del Consiglio nazionale (CTT-N), che si

riunirà all’inizio della prossima settimana, di rinunciare alla liberalizzazione totale del progetto di

legge sulla Posta. Alain Carrupt, presidente del Sindacato della Comunicazione, non poteva

essere più chiaro: «Il sindacato è pronto. Ora attende il risultato dei dibattiti parlamentari. Se il

Parlamento dovesse, contro l’opinione della grande maggioranza della popolazione, decidere a

favore della liberalizzazione completa del mercato postale, noi ricorreremo senza esitare al

referendum confidando nel risultato delle urne».

Rolf Zimmermann, primo segretario dell’USS, insiste affermando che «il monopolio residuo deve

essere mantenuto, con l’attuale limite dei 50 grammi. La sicurezza finanziaria del servizio

universale non saprebbe farne a meno». Questo servizio postale universale è l’altro tema

dell’iniziativa. Si tratta di assicurare la qualità e la disponibilità per la totalità del territorio grazie,

com’è noto, al mantenimento di un’ampia rete di uffici postali. «Il partito socialista e i sindacati si

impegnano affinché la maggioranza della popolazione abbia accesso a prestazioni del servizio

pubblico di alto livello», rincara il presidente del Partito socialista Christian Levrat. Mentre la

destra si impegna a favore di una minoranza di privilegiati, vale a dire per i grandi clienti, per i

clienti commerciali della Posta come anche per le banche e le assicurazioni, noi difendiamo gli

interessi dei consumatori, dei dipendenti, delle regioni periferiche».

Se il Parlamento e il Consiglio federale detengono molte delle chiavi dello sviluppo del servizio

postale pubblico, la direzione della Posta Svizzera ne possiede ancora di più. «La direzione

della Posta procede, oramai da parecchi anni, sulla via dello smantellamento della propria rete»,

denuncia Alain Carrupt. «Dal punto di vista economico, si tratta di una colpa ancora più grave.

Poiché la rete postale costituisce una ricchezza per l’azienda, un vantaggio che nessun altro

attore potrà mai contestare. La Posta deve far fruttare sempre più questo vantaggio invece che

indebolirlo in continuazione».

Il Sindacato della Comunicazione esige dunque dalla Posta che essa emetta una moratoria immediata sulla chiusura degli uffici postali e sui nuovi progetti di ristrutturazione. Il popolo deve

anzitutto pronunciarsi sull’iniziativa.

 

 

 

Ticinoonline Notizia del 11/05/2010 - 11:53            

 

SVIZZERA

Posta, 114mila firme contro la liberalizzazione

 

Socialisti e sindacati hanno raccolto firme "per una Posta forte". 6500 firme raccolte nel Ticino

 

BERNA - Il servizio postale non va ulteriormente liberalizzato. È quanto si prefigge l'iniziativa popolare del Partito socialista (PS) e dei sindacati "per una Posta forte", che nel giro di pochi mesi ha già raccolto oltre 114 mila firme. L'iniziativa vuole preservare una rete postale capillare sull'intero territorio nazionale. I costi andrebbero coperti dalle entrate del monopolio delle lettere fino a 50 grammi e dagli utili di una banca postale che appartenga al 100% all'ex regia federale.

 

Stando a Didier Page del Sindacato Comunicazione, l'inoltro vero e proprio dell'iniziativa alla cancelleria federale avverrà in giugno, quando i comuni avranno certificato le firme raccolte. "Fino a venerdì scorso - ha precisato - sono state raccolte 114'300 adesioni, ma altre migliaia ci sono pervenute nel frattempo, così che dovremmo facilmente arrivare a 120 mila firme". In particolare, adesioni superiori alle media della popolazione nazionale sono state registrate in Romandia (42 mila) e nel Ticino (6'500).

 

La velocità con la quale sono state raccolte le firme, hanno dichiarato tutti i relatori, rappresenta un chiaro segnale lanciato ai partiti "borghesi" in parlamento e allo stesso Consiglio federale: la popolazione non vuole la liberalizzazione totale - per esempio la fine del monopolio sulle lettere fino a 50 grammi - e chiede il mantenimento di una rete di uffici postali estesa, affidabile e in grado di fornire buone prestazioni.

 

ATS

 

 

 

swissinfo.ch e agenzie

  11 maggio 2010 - 13:45  

 

Riuscita l'iniziativa «per una Posta forte»

 

Il servizio postale non va ulteriormente liberalizzato: è quanto si prefigge l'iniziativa popolare del Partito socialista e dei sindacati "per una Posta forte", che nel giro di pochi mesi ha raccolto 120'000 firme.

 

L'iniziativa vuole segnatamente preservare una rete postale capillare sull'intero territorio nazionale. I costi andrebbero coperti dalle entrate generate dal monopolio delle lettere fino a 50 grammi e dagli utili di una banca postale controllata al 100% dall'ex regia federale.

 

Didier Page, rappresentante del Sindacato Comunicazione, ha spiegato martedì che la presentazione vera e propria dell'iniziativa alla cancelleria federale avverrà in giugno, quando i comuni avranno certificato le firme raccolte. Adesioni superiori alle media della popolazione nazionale sono state registrate nelle regioni francofone (42 mila) e nel Ticino (6'500).

 

Secondo i promotori, la velocità con la quale sono state raccolte le sottoscrizioni rappresenta un chiaro segnale lanciato ai partiti borghesi in parlamento e allo stesso governo: la popolazione non vuole la liberalizzazione totale – per esempio la fine del monopolio sulle lettere fino a 50 grammi – e chiede il mantenimento di una rete di uffici postali estesa, affidabile e in grado di fornire buone prestazioni.

 

 

 

SVIZZERA

Mercato postale: rilascio della concessione alla AWZ AG

Berna, 10.05.2010 - Il Consigliere federale Leuenberger, su richiesta dell'autorità di regolazione postale (PostReg), ha rilasciato all'operatore postale AWZ AG una concessione per il trasporto di lettere di peso superiore a 50 grammi.

 

Le imprese private che trasportano lettere indirizzate di peso superiore a 50 g destinate alla Svizzera devono chiedere all'autorità di regolazione postale (PostReg) il rilascio di una concessione, a condizione che il fatturato generato con questi servizi sia di almeno 100 000 franchi all'anno. La concessione è rilasciata solamente a chi garantisce il rispetto delle condizioni di lavoro abituali del settore.

 

Moritz Leuenberger, capo del Dipartimento federale dell'ambiente, dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni (DATEC), su richiesta dell'autorità di regolazione postale (PostReg), ha rilasciato una concessione all'operatore postale AWZ AG. La AWZ AG è una società affiliata del "Verein für Arbeitsbeschaffung" di Berna e offre servizi nel settore del marketing diretto. In futuro, potrà trasportare lettere indirizzate di peso superiore a 50 grammi. La concessione è valida a decorrere dal 1° maggio 2010.

 

Con AWZ AG, sono nel frattempo 27 gli operatori postali privati titolari di una concessione. L'elenco dei concessionari è pubblicato sul sito www.postreg.admin.ch.

 

 

 

    * DIARIODELWEB.it >

UIL: GSP non rispetta gli accordi

L'odissea degli ex lavoratori di ARE (recapiti espressi) non si è ancora conclusa

 

- Redazione (CS) - 11/05/2010

 

  GENOVA - L'odissea degli ex lavoratori di ARE (recapiti espressi) non si è ancora conclusa. Ad un anno dall'internalizzazione in POSTE del servizio di recapito espressi e ad un anno dall'assegnazione della distribuzione e raccolta della corrispondenza, e quindi dai bandi di gara, delle due aziende vincitrici, una assume metà dei 42 lavoratori ex ARE rispettando e riconoscendo la clausola sociale, compreso il livello economico, l'altra no.

 

L'azienda GSP, in modo speculativo, e solo per incrementare il proprio profitto, non vuole riconoscere parte del salario dei lavoratori del servizio di raccolta e distribuzione della corrispondenza.

 

Le Segreterie Regionali di SLC CGIL, SLP CISL, UILPOSTE e UILTRASPORTI chiedono:

- un intervento forte di Poste, committente del servizio, presso l'azienda GSP aggiudicatrice dell'appalto affinché rispetti la clausola sociale e il livello economico dei salari dei lavoratori

- una assunzione di responsabilità da parte del'azienda GSP.

Se i lavoratori in questione non riceveranno i dovuti riconoscimenti da GSP, le OO.SS sono pronte ad azioni forti volte alla tutela degli operatori ex ARE in oggetto.

 

Le Segreterie Regionali

SLC - CGIL

SLP - CISL

UILPOSTE e UILTRASPORTI

 

 

 

 

    * | Romagna Oggi > Cesena > Appalto per le pulizie alle Poste, ...

Appalto per le pulizie alle Poste, lunedì assemblea permanente dei lavoratori

    * 15 maggio 2010 - 13.14 (Ultima Modifica: 15 maggio 2010)

 

RIMINI. - Poste pulite a caro prezzo per i lavoratori di Forli', Cesena e Rimini: cinque ditte che si avvincendano negli appalti, dipendenti che passano da una all'altra, perdono parte dello stipendio e ora si vedono ridurre l'orario. E' quanto raccontano i sindacati Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Iltucs-Uil in una nota, dove annunciano un'assemblea permanente da lunedi' 17 maggio per l'intero turno di lavoro degli addetti alle pulizie degli uffici e immobili di Poste Italiane fino a quando la vertenza "non trovera' una soluzione dignitosa per gli operai".

 

 

 

 La vicenda inizia nel marzo dell'anno scorso quando la societa' per azioni indice il bando di gara per l'affidamento del servizio pulizie per gli uffici postali di Forli', Cesena e Rimini, base d'asta 38.000 euro al mese per tre anni. Vince una ditta di Firenze, che offre il servizio per 30.000 euro al mese, garantendo la pulizia-sanificazione-igienizzazione di 28.514 metri quadrati e dando la possibilita' ai lavoratori di passare alla nuova azienda. Poste italiane risparmia 8.000 euro al mese, 288.000 nel triennio, tagliando, pero', il 49% delle attuali ore dei lavoratori.

 

 "Gli operai pagano personalmente il taglio- spiegano i sindacati- perche' hanno diritto ad essere assunti dalla nuova affidataria alle stesse condizioni di prima". (Dire)

 

 

 

PRIMAPAGINAMOLISE - 10-05-2010, 12:45 • Campobasso • Cronaca

Le "ambiguità" di Poste e il divario tra la situazione nazionale e quella molisana

 

La ferma posizione dei sindacati dopo l'approvazione del bilancio di Poste Italiane ha avuto il risultato atteso: dare risposte alle perplessità espresse e ridefinire le premesse per la riapertura del confronto negoziale sulla riorganizzazione del settore postale. L'utile dichiarato di oltre 900 milioni di euro - che non poteva che gratificare anche la parte sindacale, quale risultato raggiunto da tutti i lavoratori - aveva infatti portato alla luce due realtà tra loro inconciliabili. Le sigle sindacali avevano pertanto posto una condizione al proseguimento delle trattative: chiarire perché, in un'Azienda finanziariamente così sana e forte, fosse possibile prospettare - come unica soluzione alla ristrutturazione di un settore in difficoltà, quale quello degli uffici e del recapito tradizionale - un taglio netto di 10 mila unità.

 "Le nostre considerazioni, sono state poste all'attenzione dell'Amministratore Delegato, allo scopo di chiarire quale delle due verità fosse quella giusta. Poste Italiane è l'Azienda solida e fiorente che pare, o è l'Azienda in difficoltà che tutti noi conosciamo?". La disponibilità al confronto, come la risposta attesa, c'è stata. Il 22 aprile l'Ing. Massimo Sarmi, Amministratore Delegato di Poste Italiane, ha convocato i Segretari Generali delle Organizzazioni Sindacali per affrontare la questione. Per la prima volta è stato possibile un confronto aperto, sfrondato da dietrologie, da irrigidimenti politici, da "arroccamenti" tipici del management aziendale. Si è discusso con franchezza, da entrambe le parti, sullo stato di salute di Poste Italiane, su difficoltà e prospettive, su ciò che è necessario fare perché quest'Azienda regga il duplice impatto del mercato attuale, con la profonda crisi del prodotto postale, e delle nuove sfide che verranno con la liberalizzazione.

A questo si aggiungono ostacoli imprevisti, come il decreto sulle tariffe agevolate per l'editoria, che toglierà una consistente porzione di entrate all'Azienda (circa 200 milioni l'anno), e le recenti iniziative dell'Antitrust, sollecitate dalla concorrenza, che rendono sempre più urgente la correzione del conto economico della divisione Servizi Postali. Così l'Amministratore Delegato ha chiarito le "ambiguità" di Poste, illustrando con più dettaglio di sempre le strategie aziendali e i criteri che presiedono alle scelte industriali e di impostazione del bilancio. Concorde con i Sindacati sulla necessità di riprendere la trattativa sulla riorganizzazione dei servizi postali, l'Ing. Sarmi pone la razionalizzazione del settore come un intervento necessario per "far quadrare i conti", riequilibrando costi e ricavi. In tal modo, si consentirà all'Azienda di stare sul mercato e avere le carte in regola per partecipare alle gare del settore. Fondamentale quanto affermato da Sarmi sul tema dei tagli: l'Amministratore Delegato assicura che le razionalizzazioni che scaturiranno dagli interventi di ridefinizione nella divisione corrispondenza non saranno veri e propri esuberi - ovvero lavoratori da espellere - ma eccedenze del settore, per le quali si parlerà di riconversione e reimpiego in altri settori. "Nel momento in cui è lo stesso capo dell'Azienda ad esprimersi in questi termini, vuol dire che le condizioni poste dalla parte sindacale, all'inizio di questa partita, potranno essere rispettate e portare buoni risultati. Le enormi difficoltà negli Uffici Postali e nelle Sportellerie del Mercato Privati sono ormai note a tutti, ma ora è chiaro che le migliaia di sportellizzazioni attese non arriveranno se non a seguito della riorganizzazione e della ristrutturazione della divisione corrispondenza". Il "travaso", da tempo auspicato dai Sindacati e promesso dal management dell'Azienda, non si verificherà fino a quando non sarà chiuso il confronto su questa fondamentale riorganizzazione. È per questo che, eliminato il pericolo degli esuberi e chiarite le condizioni del confronto, in un clima così rasserenato, è ora interesse di tutti riprendere le trattative e accelerarle, per portare il prima possibile un sostegno ai settori in difficoltà. Altro importante punto toccato nell'incontro con l'Amministratore di Poste è stato il lancio del confronto per il rinnovo del Contratto Collettivo, scaduto a dicembre scorso. È intenzione delle Organizzazioni Sindacali chiudere il nuovo contratto prima dell'estate. Ottenerlo in breve tempo sarebbe un ottimo modo per dimostrare ai lavoratori che un'Azienda seria e sana come Poste Italiane si presenta, pur impegnata in una ridefinizione strutturale da cui non si escludono decisioni penalizzanti per i lavoratori, è in grado, contemporaneamente, di riconoscere, a livello economico, il giusto merito del loro lavoro. Da parte di Slp Cisl, come sempre, non mancheranno anche su questo fronte impegno, costanza e attenzione. "Noi siamo del parere che i mesi che ci restano prima dell'estate, se ben sfruttati, potranno essere proficui per una trattativa che sicuramente porterà benefici all'Azienda e ai suoi lavoratori".

 

Franco Battista Segretario Regionale della CISL Poste dichiara che ad solo una settimana dalla chiusura del primo quadrimestre (a giochi fatti, a risultati ormai acquisiti) assistiamo ad una escalation di pressioni verso tutto il "sistema Up" che appaiono più fini a se stesse che mirate ad un reale recupero dei gap.

La violenza verbale, continua Franco Battista, che in questi giorni contraddistingue alcuni responsabili aziendali, nelle due Filiali del Molise, che attribuiscono ai DUP, ai Commerciali ed agli Sportellisti presunte defaillance e colpevoli rilassamenti, è, con tutta evidenza, il solito scaricabarile di chi, avendo subito passivamente le pressioni, cerca un capro espiatorio.

A tal proposito ci permettiamo di riaffermare che l'uso delle minacce non giova alla causa e rischia di trasmettere messaggi che determinano effetti contrari a quelli desiderati.

Occorre invece dire che, se su alcuni obiettivi i gap sono pesanti e praticamente irrecuperabili, su altri i risultati sono, invece, in linea o addirittura eccellenti. Quindi, prima di parlare con tanta facilità di obiettivi falliti e gettare la croce sui lavoratori, sarebbe necessario analizzare con realismo la congruità degli obiettivi che, non dimentichiamolo, sono anche legati ad una parte importante del sistema retributivo dei lavoratori, i quali hanno diritto a partecipare a sistemi raggiungibili e non solo virtuali.

È necessario, a questo punto, porsi delle domande: tutta colpa della "truppa" o colpe sparse e non solo in orizzontale, ma anche in verticale?

Alcune considerazioni vengono spontanee: se per stessa ammissione aziendale ci muoviamo in un quadro economico tragicamente negativo ed in un settore in forte contrazione, secondo quale teoria sarebbe possibile raddoppiare i risultati già eccezionali dello scorso anno? Quali le analisi a supporto? Quali gli strumenti?

I lavoratori postali non hanno bisogno né di recuperi, né di regali, tantomeno di elargizioni, soprattutto quando hanno dimostrato quale contributo sanno offrire alla causa: basti analizzare i risultati ottenuti in tanti anni.

Noi pensiamo che i lavoratori postali hanno bisogno di CORRETTEZZA e di ETICA. Secondo noi, perché un sistema funzioni, occorrono pochi ma fondamentali requisiti: deve essere realmente accessibile; sfidante ma raggiungibile; equo nella spalmatura degli obiettivi, per Aree e per Uffici Postali; deve dare obiettivi frutto di vera analisi dei mercati, delle necessità aziendali e dei consuntivi precedenti.

Non ci sembra che allo stato tutto ciò ci sia.

E' anche per questo che appaiono ingiustificate le pressioni e i continui richiami, molto spesso sopra le righe, che non hanno un fondamento credibile, ma che traggono origine e spunto solo da numeri che sembrano messi lì, apposta, per far correre tutti.

Ci rendiamo conto, con rammarico, dichiara Franco Battista della CISL, che si pensa di far quadrare i conti solo con questo sistema, ma ci permettiamo di eccepire che, al contrario, i lavoratori rischiano di assommare solo sfruttamento, stress ed umiliazioni immeritate.

Il rischio concreto è quindi quello di un sistema che, così congegnato, non è più tollerato e condiviso dagli stessi lavoratori, non dà reali motivazioni e, sperequato e non accessibile, diventa controproducente per gli stessi interessi aziendali.

Per questi motivi ribadiamo l'esigenza di un confronto su questi delicati temi, conclude Franco Battista, rappresentando comunque a chi ha facoltà di decidere una semplice considerazione: perseverare rischia di fare implodere il sistema, viceversa destinare "realmente" risorse ad un sistema che incentivi veramente, attraverso obiettivi realistici e non virtuali, innesca un processo virtuoso che porta benefici e riscontri all'Azienda ed ai lavoratori.

 

Dobbiamo meditare - termina Antonio D'Alessandro e Antonio Sorgente Segretari della CISL Poste, rispettivamente di Campobasso e Isernia - sulle diversità di comportamento della stessa Azienda, a livello centrale un atteggiamento molto disponibile alla risoluzione dei problemi senza nascondere difficoltà, sul territorio invece un atteggiamento molto aggressivo al limite della legittimità.

 

 

Sionomagazine  venerdì 14 maggio 2010

Buccinasco - Poste Italiane: nuove sinergie con il Comune

Nei giorni scorsi Poste Italiane ha incontrato il vice sindaco del Comune di Buccinasco Mario Arrigoni. La riunione con il responsabile provinciale per il recapito, Roberto Locuratolo e il responsabile del Centro di distribuzione di Corsico, Luigi Scutiero, si poneva l’obiettivo di fare chiarezza sullo stato del servizio di consegna della corrispondenza a Buccinasco, a seguito di recenti segnalazioni pervenute dall’Amministrazione comunale.

“Si tratta di pochi casi circoscritti alla via Isonzo e vie limitrofe, di cui ci scusiamo con la clientela", ha dichiarato Roberto Locuratolo, "ma posso garantire che il servizio di recapito a Buccinasco viene svolto con regolarità. In queste vie abbiamo effettivamente registrato occasionali disagi a seguito dell’aggressione subita dal portalettere titolare di zona. Preciso che i  portalettere che assicurano il recapito a Buccinasco sono tutti titolari di zona e hanno, pertanto, una conoscenza approfondita del territorio, cosa che consente un servizio più puntuale e preciso”...

 

Il responsabile del Centro di Corsico, che assicura il recapito della corrispondenza anche per i Comuni di Cesano Boscone, Gaggiano e Trezzano sul Naviglio, ha ribadito la più ampia disponibilità a verificare eventuali segnalazioni circostanziate che dovessero sopraggiungere da parte dei cittadini di Buccinasco.

A tal fine si è concordata l’istituzione di un indirizzo e-mail e di un numero telefonico presso il Comune di Buccinasco ai quali i cittadini potranno rivolgersi in caso di problematiche. L’indirizzo sarà pubblicato sul periodico comunale Buccinasco Informazioni. Poste Italiane potrà così verificare prontamente l’evoluzione della situazione, programmando eventuali interventi mirati.

Il vice Sindaco ha espresso apprezzamento per il positivo confronto instauratosi con Poste Italiane così come il sindaco Loris Cereda, che così ha concluso: “Sono contento che i rapporti tra la nostra Amministrazione e un servizio importante come Poste Italiane si stiano improntando ad una migliore e più efficiente collaborazione. Ci auguriamo che cittadini ne possano presto beneficiare”.

 

 

 

 

 

PARCODEINEBRODI 11MAG2010

 

GIOIOSA MAREA, RICHIESTA DI INTERVENTO ISPETTIVO NELL’UFFICIO POSTALE DI SAN GIORGIO

 

11/05/2010 - Il sottoscritto Salvatore Mercadante n.q. di Segretario Generale dell’UGL Messina, a seguito della segnalazione dell’assessore Giuseppe Calabrese e dei diversi abitanti gioiosani, ed all’interlocuzione avuta con l’ing. Patti, funzionario tecnico responsabile del polo immobiliare regionale di Poste italiane S.P.A., comunica la situazione di gravissimo disagio dei lavoratori e dell’utenza dell’ufficio postale di San Giorgio di Gioiosa Marea.

 

 

Di fatto, il locale adibito ad ufficio postale di San Giorgio di Gioiosa Marea, per superficie disponibile al pubblico ed agli impiegati addetti, è di gran lunga inferiore a quanto previsto dalle norme nonché dai contratti di lavoro e dalle stesse valutazioni aziendali.

 

Inoltre, le gravi carenze igienico-sanitarie, le violazioni alle normative di sicurezza (626/94 ed altre), anche se sanate, non renderebbero idoneo l’attuale locale per un servizio al pubblico, in considerazione del permanere della limitatezza della superficie disponibile.

 

Pertanto, registrata la volontà di Poste Italiane S.P.A. nel provvedere, eventualmente, solo alla sistemazione degli attuali locali e non alla valutazione di nuovi idonei siti, si richiede un immediato intervento da parte del vostro ufficio, nell’accertare l’idoneità ad uso pubblico degli attuali locali adibiti ad ufficio postale della frazione gioiosana di San Giorgio, in termini di superficie, sicurezza ed ottemperanza alle normative del lavoro.

 

f.to IL SEGRETARIO PROVINCIALE

(Dott. Salvatore Mercadante)

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Messina 11/05/2010

Al direttore dell’ispettorato del lavoro di Messina

 

e.p.c. Al Sindaco di gioiosa Marea dott.

Ignazio Spanò

 

e.p.c. A Sua Eccellenza il Prefetto di

Messina

 

 

 

 

Niente posta per 15 giorni

IL GAZZETTINO Martedì 11 Maggio 2010,

Niente posta per 15 giorni: «Mi dispiace, non ci sono strade per arrivare alle vostre case». Questa la risposta che si sono sentiti dare i residenti di via Strada per Fratta di Sacile quando, dopo aver “inseguito” il postino che stava lavorando in una via vicina, hanno chiesto spiegazioni. «Ce lo hanno ripetuto – spiegano Ezio Lucchese e Renata Dan che abitano al civico 26 - anche in Posta nella sede di via Cavour quando da giovedì scorso siamo andati quotidianamente a segnalare il problema e a ritirarci le nostre lettere». In posta anche il giornale Gente al quale Renata è abbonata: era il numero della settimana precedente. Così qualcuno di via Per Fratta, per non rischiare ritardi in Posta ci va quotidianamente, come Annamari Fedrigo al civico 31.

      L’interruzione di servizio è scattata senza alcun preavviso quando, 15 giorni fa, è cambiato il postino. «Si è trattato – spiegano dall’ufficio comunicazione di Poste italiane – di un avvicendamento tra portalettere e il nuovo operatore non conosceva le vie. Giá in queste ore sará effettuato un sopralluogo e studiata la via più agevole per raggiungere quella zona di via Per Fratta». Ma non sará facile: la ventina di famiglie sacilesi residenti in Strada per Fratta sono infatti “prigionieri in casa”. Per uscire dalle proprie abitazioni e andare in centro devono “passare” per un altro comune, Caneva, o addirittura per un’altra regione: il Veneto, andando a Cordignano. «Siamo tagliati fuori da tutto, siamo terra di nessuno: non siamo di Caneva. Siamo sacilesi e paghiamo le tasse al comune di Sacile come i residenti della piazza, ma ci hanno tagliato ogni collegamento con la nostra cittá», dice amareggiato Ezio Lucchese. Le cose sono precipitate nel gennaio del 2009 con il cantiere per la “Bretella di Caneva”, ovvero il collegamento tra lo svincolo di Ronche di San Michele (Statale 13) e Caneva (Strada Provinciale 29), la cui realizzazione (impresa Tomat spa di Udine) ha richiesto 390 giorni e quasi 4 milioni di euro. Ma ancora non c’è il collaudo: quindi la strada è chiusa e per arrivare alle case sacilesi, “tagliate” fuori dal tessuto cittadino, bisogna passare per Fratta di Caneva o Cordignano. «Molti di noi - spiegano – fanno i “furbi” e passano per la zona del cantiere, nonostante i divieti, accorciando i tempi proseguendo poi per via Damiano e San Giuseppe, sbucando ala confine tra Canva e Sacile». In questa parte di Sacile non passa più nenanche lo scuolabus e Didina Serban del civico 37 deve portare i sui figli al deposito dei bus sulla Pontebbana ogni mattina alle 7, perché nessuno li viene a prendere a casa: «Pago come gli altri, ma non abbiamo fermate del bus. Io fortunatamente sono in affitto e me ne andrò, ma gli altri?».

 

 

 

 

TARGATOCN  Venerdì 14 Maggio 2010 ore 16:12

Alba: i disservizi nella consegna della posta persistono

 

Continuano i disservizi di recapito Poste Italiane ad Alba. Alle proteste del sindaco Maurizio Marello, nei mesi scorsi si aggiungono quelle di un commercialista albese. Il problema: ritardata consegna cartelle esattoriali. Passa qualche settimana e raccogliamo anche lo sfogo della ‘Fondazione Nuovo Ospedale Alba - Bra Onlus’. Gli inviti al ‘Concerto di Ringraziamento’ del 29 aprile scorso spediti a fine marzo arrivano a più di un destinatario in centro città il 22 aprile, dopo tre settimane. Tanto ritardo e la conseguente sfiducia nel servizio impediscono all’Organizzazione di spedire centinaia di biglietti per lo stesso evento ripiegando sulla faticosa ed onerosa consegna diretta ai destinatari. Passano solo pochi giorni e tuonano proteste anche dall’A.c.a. Oltre al ritardato recapito del suo mensile ‘Imprese e Territorio’, l’Associazione Commercianti Albesi denuncia le lamentele dei soci per i disagi relativi a mancata o ritardata consegna di fatture, documenti, comunicazioni ed altro, come si legge sullo stesso giornale dell’Associazione del 5 maggio scorso.

 

Il problema è vecchio. Noi ci siamo già occupati della vicenda chiedendo lumi al neo Direttore della zona albese di Poste Italiane, Vincenzo Manzolillo ed al Responsabile Servizi di Comunicazione Piemonte, Antonio Sgroi. Era fine gennaio scorso. Le cause, ci dicono, sono imputabili a carenza di personale e continuo turnover dei postini. Promesse soluzioni ma i risultati tardano ad arrivare. Nell’attesa incrociamo le dita e speriamo che la prossima bolletta a noi destinata arrivi, magari prima della scadenza.

 

Gisella Divino

 

 

Coda alle Poste, il sindaco protesta

Vizzon scrive alla sede regionale chiedendo un rinforzo dell’organico in servizio

IL GAZZETTINO Venerdì 14 Maggio 2010,

Il sindaco va alle poste di Bibione e trova la coda: immediatamente parte una lettera diretta all’azienda. Come San Tommaso, il sindaco di San Michele al Tagliamento Giorgio Vizzon ha voluto verificare di persona la situazione lavorativa all'ufficio postale della nota località balneare veneziana. Già, perché nei giorni scorsi sono arrivate in Municipio diverse lamentele per i disservizi delle Poste, prima fra tutti le lunghe attese. Così l’altra mattina il sindaco Vizzon s'è alzato di buon ora per recarsi all'ufficio di piazza Mercato a Bibione.

      «Il personale presente nella filiale bibionese appare sottodimensionato rispetto ai bisogni - spiega Giorgio Vizzon nella lettera indirizzata alla direzione di Mestre delle Poste - Una sola persona addetta allo sportello dei conti correnti non è in grado di sopperire alle richieste della popolazione, pur operando con indubbia professionalità come ho potuto constatare. Preoccupa ancor più il problema dato che la mole di lavoro è destinata ad aumentare con l'inizio della stagione estiva».

      Insomma il sindaco ci ha messo il naso, e anche la penna, nel tentativo di risolvere il problema. Ora non resta che attendere Poste italiane, con la speranza che arrivi qualcuno in più per accorciare i tempi di attesa per la popolazione.

 

 

 

 

La posta arriva sempre più spesso con ritardi

Il gazzettino Venerdì 14 Maggio 2010,

Le lamentele dei cittadini sono ormai all’ordine del giorno: la posta arriva sempre più spesso con ritardi. E in molti quartieri della città (oltre ad aree del centro, nei quartieri di Borgomeduna, Cappuccini e Rorai Grande, ma il problema esiste anche in altri centri della provincia) sono molti i residenti che sostengono di ricevere la posta soltanto due o tre volte la settimana. «Lettere, pacchi e cartoline - è ormai il ritornello di molti utenti - arrivano magari il lunedì e poi ci sono dei giorni di buco e altra posta, che si è accumulata, arriva il venerdì o il sabato».

      Insomma, in Posta c’è la riorganizzazione degli uffici con i tagli al personale e il postino passa solo due o tre volte alla settimana. Un disservizio che famiglie e aziende denunciano poiché spesso comporta dei disagi anche pesanti. Una situazione che causa delle ricadute - oltre che sul servizio all’utenza - anche nell’organizzazione del lavoro e nei carichi di lavoro per il personale. Portalettere che si trovano a sostituire dei colleghi (assenti, andati in pensione o spostati ad altre mansioni) per non lasciare delle zone di recapito scoperte. «La questione delle difficoltà nel settore del recapito e della sportelleria negli uffici postali - sottolinea Loretta Loschi, segretario provinciale della Cisl Poste - non è certo nuova. Sulla vicenda abbiamo più volte cercato di aprire un confronto con i vertici della società. C’è un piano di riorganizzazione, sui tavoli nazionali, che prevede la completa riorganizzazione del servizio prevedendo il lavoro su cinque giorni la settimana con orari più lunghi e senza il sabato. Finché questo negoziato non si risolve sono bloccate le assunzioni di personale a termine. Per questo gli operatori devono fare i salti mortali per coprire tutte le zone rimaste senza "titolare" e quindi garantire il servizio. È stato chiesto più volte di procedere a qualche assunzione».

      Dalla direzione provinciale spiegano: «Attualmente a Pordenone città ci sono dieci addetti a tempo determinato che devono ancora imparare gli itinerari e questo può causare qualche rallentamento. Se ci sono disagi ce ne scusiamo, anche se grosse giacenze non si sono accumulate». Sarà, intanto però gli utenti ricevono la posta a singhiozzo.

      Davide Lisetto

 

 

 

Disservizi, l'assessore striglia le Poste

DISAGI. Dal Comune Padovani scrive all'azienda e al prefetto. «Caos per le raccomandate, gli uffici vanno redistribuiti»

 

L’ARENA     * 12/05/2010

Marco Padovani

 

«Pochi e mal distribuiti gli uffici postali per ritirare le raccomandate». L'assessore comunale alle circoscrizioni Marco Padovani striglia Poste Italiane. Sulla scia di «numerose segnalazioni» di disagi ricevute, contesta il piano di riorganizzazione attuato dall'azienda per il ritiro delle raccomandate negli uffici dopo che l'avviso è stato inserito nella cassetta delle lettere. E propone di dislocare gli uffici in maniera più capillare, in città.

Padovani — che fra l'altro è un dipendente delle Poste — segnala il disservizio in una lettera inviata al responsabile del Nordest per le Poste, sede di Mestre, Gianpietro Ignaccolo, e per conoscenza all'amministratore delegato dell'azienda Massimo Sarni e al prefetto Perla Stancari. «Ogni giorno nel nostro Comune vengono distribuite dalle otto alle 10mila raccomandate», scrive, «per le quali vengono depositate nelle casette dagli 800 ai 1.000 avvisi. Ma gli uffici per ritirarle sono passati da 35 agli attuali 11. Chi deve ritirarle è quindi obbligato ad andare in determinati uffici postali, che si trovano in zone anche molto distanti dalle loro abitazioni».

L'assessore cita in particolare i residenti di San Michele, Madonna di Campagna e Porto San Pancrazio, «costretti ad andare in via Dolomiti», dice, e poi quelli di Golosine e di Santa Lucia invece dirottati in viale del Lavoro, vicino alla Fiera; quelli di Borgo Trento e dello Stadio al quartiere Navigatori; quindi i residenti di Avesa, Quinzano e Parona, destinati in via Mameli. Infine, parte dei residenti in Borgo Roma, Zai e Palazzina devono andare all'ufficio postale di Santa Teresa. «Se le cose stanno nei termini a me rappresentati appare di tutta evidenza che ciò comporta un enorme disagio, soprattutto per le fasce più deboli come anziani, spesso non muniti di mezzi propri, o a persone con problemi di salute. Sono disagi non solo in termini di tempo, ma anche per spese in più di trasporto, congestione del traffico e tempi di attesa per ritirare la posta». Da qui l'appello di Padovani alle Poste a redistribuire gli uffici nei quartieri, per eliminare i disagi.E.G.

 

 

 

 

CODROIPO

Trucchi per la ricevere corrispondenza senza intoppi

Il gazzettino Mercoledì 12 Maggio 2010,

CODROIPO - Collaborare per migliorare il servizio di recapito della posta suggerendo alle famiglie alcuni piccoli accorgimenti per facilitare i portalettere nella consegna. È quello che si sono ripromessi Poste Italiane e alcuni comuni dell’area friulana che fa riferimento al Centro di Distribuzione di Codroipo. Dopo una serie di colloqui e di scambi d’opinione tra i rappresentanti del Centro di Distribuzione codroipese e i primi cittadini dei Comuni di Basiliano, Mereto di Tomba, Sedegliano, Camino al Tagliamento, Lestizza, Talmassons e Campoformido, si è convenuto sulla possibilità di inviare a domicilio delle famiglie una informativa. È stato infatti verificato da Poste Italiane che spesso i disguidi nel recapito della corrispondenza si verificano a causa degli indirizzi sbagliati o incompleti, per l’assenza dei numeri civici e del nominativo nelle abitazioni. Va pure considerato che il nuovo modello organizzativo di Poste prevede una gestione più flessibile del personale e dunque è possibile che le zone di recapito non siano sempre servite dallo stesso portalettere.

      Tra i suggerimenti, segnalare il proprio indirizzo corretto e completo a chi scrive. E poi collocare una cassetta delle lettere di dimensioni adeguate al traffico di corrispondenza e facilmente accessibile al postino all’esterno della proprietà privata.

 

 

14-10-2010 CORRIERE DEL MEZZOGIORNO

Criminalità

Rapina all'Ufficio Postale di Caserta,

carte di credito e assicurate come bottino

All'alba banditi hanno fatto irruzione nell'ufficio di smistamento portando via dieci casse di posta speciale

 

CASERTA - Una decina di cassette contenenti carte di credito, assicurate ed altra posta speciale proveniente da Napoli, sono state rapinate poco dopo le 5 e 30 di questa mattina nell’Ufficio Postale di Smistamento dell’ufficio Postale di via Domenico Mondo di Caserta da almeno cinque persone. Con il volto coperto da calzamaglie, due banditi hanno fatto irruzione negli uffici e sotto la minaccia delle armi hanno chiuso in una stanza i sette impiegati di turno e si sono impadroniti della posta speciale.

 

IL PRECEDENTE - Sono, poi, fuggiti insieme con altri due complici che li attendevano all’esterno dell’edificio delle Poste. Una analoga rapina è stata portata a termine nelle scorse settimane nella zona aversana. Spesso attraverso furti e rapine mandati di pagamento, soprattutto di enti previdenziali, vengono riscossi in piccoli uffici postali della province campane dai componenti di organizzazioni, soprattutto del napoletano , falsificando i documenti di identità. (fonte Ansa)

 

 

14 maggio 2010