IL POSTALE n. 460
Notizie dalla rete
IL POSTALE n. 460 del 23.05.2010 - www.ilpostale.it - e-mail: ilpostale@libero.it
Un essere che si abitua a tutto: è la migliore definizione che
si possa dare dell'uomo.
Fedor Dostoevskij
Poste: Catricala', nessun rinvio liberalizzazione nel 2011
GIOVEDI' 20 MAGGIO 2010
(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Roma, 20 mag - Non ci sara' nessun rinvio della liberalizzazione dei servizi postali che avverra' come da programma nel 2011. Lo ha detto il presidente dell'Antitrust, Antonio Catricala', nel corso del suo intervento al convegno a Roma. "Ne ho parlato con Almunia a Bruxelles - ha detto Catricala' - e mi ha confermato che non ci sara' nessun rinvio". Cel-p- (RADIOCOR) 20-05-10 12:48:45 (0153) 5 NNNN
Poste: Catricala'; Ue assicura, no rinvio liberalizzazione
ROMA (MF-DJ)--"Sono stato a Bruxelles e il commissario Almunia mi ha assicurato che non ci sara' alcun rinvio sulla liberalizzazione postale" fissata per il 2011.
Lo ha affermato il presidente dell'Antitrust, Antonio Catricala', ribadendo la propria convinzione sulla necessita' di creare una struttura ad hoc che "gestisca la liberalizzazione e faccia entrare nuovi operatori oltre a Poste Italiane. Non possiamo lasciare al ministero delle comunicazioni, che e' proprietario di Poste italiane, il compito di aprire ai concorrenti, ne' a Poste stessa di regolare l'ingresso degli altri". Per questo Catricala' propone "non una nuova Autorita', ma una struttura temporanea" dentro l'Agcom per gestire la liberalizzazione. ren/vs carlo.renda@mfdowjones.it
ILSOLE24ORE.COM > Notizie Economia e Lavoro
Riordino a
due vie per gli enti previdenziali
Sabato 22 Maggio 2010
Man mano che passano le ore aumentano le chance di razionalizzazione degli enti pubblici. A partire da quelli previdenziali. Al momento, come confermato da fonti della maggioranza, sul terreno ci sarebbero due ipotesi. Una mini che porterebbe alla soppressione di alcuni istituti e una maxi che prevederebbe una risistemazione complessiva attorno a tre poli pensionistici.
Considerando lo scarso entusiasmo sul tema fin qui manifestato dal ministro del Lavoro Maurizio Sacconi e dai sindacati, la soluzione più praticabile sembrerebbe la prima. E passerebbe dall'eliminazione di Enasarco, Ipost e Ipsema, riconducendo i primi due nell'orbita dell'Inps e il terzo in quella dell'Inail. L'alternativa più hard prevederebbe invece la costituzione di tre grandi poli: uno per l'erogazione dei trattamenti privati attorno all'Inps; uno per la gestione delle posizioni pubbliche con al centro l'Inpdap e uno di tipo assistenziale basato sull'Inail. Una soluzione, quest'ultima, che potrebbe comportare 3,5 miliardi di euro di risparmi in 10 anni (cioè 350 milioni l'anno), come quantificato a suo tempo dal governo Prodi che aveva messo nero su bianco la razionalizzazione per coprire i costi del passaggio dagli "scaloni" agli "scalini" della riforma Damiano.
Se l'esecutivo seguisse questa seconda via potrebbe tornare utile il piano elaborato nella scorsa legislatura, dopo un ampio giro di audizioni, dalla commissione parlamentare di controllo sull'attività degli enti previdenziali e assistenziali guidata dall'allora deputata del Pd Elena Emma Cordoni. In quel documento, in realtà, si parlava di due soli poli: uno previdenziale incentrato su Inps e Inpdap, all'interno del quale sarebbero finite Enam, Ipost, Enpals, e tutte le realtà che erogano trattamenti a poliziotti e militari o pensioni di guerra; l'altro della salute e sicurezza che accorpi Inail, Ipsema, Ispels e uffici del ministero del Lavoro.
Sulle pensioni, invece, l'intervento in manovra dovrebbe sostanziarsi nel blocco di una finestra di uscita nel 2011 per le pensioni di anzianità e vecchiaia. Una conferma indiretta è giunta dallo stesso Sacconi che, da Torino, ha ripetuto: «Non ci saranno interventi strutturali».
Eu. B.
PEC: Posta
Eccessivamente Cagionevole
di Pino Bruno
www.tomshw.it - Venerdì 21 maggio 2010
La percentuale di PEC realmente attivate presso la Posta è ancora bassa: quasi un cittadino su tre ha compilato il modulo sul sito dedicato e poi non è andato di persona a perfezionare la pratica. Con cinquanta milioni di euro erogati a Poste Italiane, Telecom Italia e Postecom si poteva fare di meglio?
C’è una bella differenza tra 211.244 caselle di Posta Elettronica Certificata richieste e 72.771 attivate negli uffici postali. Significa che quasi un cittadino su tre ha compilato il modulo sul sito dedicato e poi non è andato di persona a perfezionare la pratica. Pentimenti? Ripensamenti? Bachi del sistema? (Oggi, poi, su Brunetta si è abbattuta la scure di Tremonti. Non ci sarebbe la copertura finanziaria).
Il contatore delle PEC richieste e attivate
Alla prima categoria vanno certamente ascritti quanti si sono resi conto che la PEC fornita gratuitamente (il governo ha comunque sborsato cinquanta milioni di euro per l’operazione) ha il freno a mano inserito. Infatti serve solo per dialogare con la Pubblica Amministrazione. Non può essere usata per comunicare con altri cittadini, pur dotati della stessa PEC. A voler essere pignoli, non si tratta neanche di PEC, bensì di CEC-PAC (Comunicazione Elettronica Certificata tra Pubblica Amministrazione e Cittadino).
Della seconda categoria potrebbero far parte quanti hanno letto che la PEC sostituisce integralmente le comunicazioni tra Pubblica Amministrazione e cittadino. Significa che se si becca una multa, arriva via PEC. Se il destinatario non la legge, sarebbe come ignorare una raccomandata con ricevuta di ritorno. Anche se il PC è guasto. Anche se si è all’estero. Anche se si scarica saltuariamente la posta. La PEC non ammette distrazioni.
Alla terza categoria, infine, appartengono quanti – come chi scrive – hanno compilato regolarmente il modulo online e poi, quando sono andati all’ufficio postale per attivare la casella, si sono sentiti rispondere che il codice utente attribuito è inesistente. Inutili gli appelli al call center. La pratica è scomparsa o si è persa nei meandri del sistema.
Con cinquanta milioni di euro erogati a Poste Italiane, Telecom Italia e Postecom si poteva fare di più e meglio. Ad esempio, avvertire il cittadino con un SMS quando arriva una lettera sulla casella PEC. Per questo e tanti altri servizi, invece, si dovrà pagare.
I Servizi Avanzati (a pagamento)
Ai cittadini che ne facciano richiesta, saranno messi disposizione, a pagamento, ulteriori servizi accessori, di prossima attivazione, quali:
* Servizi di firma digitale
* Servizi di notifica multicanale, cioè di segnalazione, attraverso SMS, IVR e posta cartacea, degli eventi
* collegati alla casella stessa
* agenda degli eventi, con l’indicazione delle principali scadenza d’interesse
* il servizio avanzato di fascicolo elettronico personale del Cittadino, con uno spazio di memorizzazione pari a 1 GB
Sono inoltre previsti ulteriori servizi aggiuntivi a pagamento per il Cittadino:
* Servizio di comunicazione FAX verso PostaCertificat@
* servizio di firma digitale remota
* Libretto sanitario elettronico
* Servizi di Postaonline fruibili dalla casella PostaCertificat@
* servizi di stampa, imbustamento e recapito delle comunicazioni effettuate tramite PostaCertificat@ per inoltro cartaceo a terzi
* Fornitura lettore di smart card
* Borsellino PostaCertificat@
* Accesso vocale alla casella PostaCertificat@
* Cartella centralizzata per la conservazione e la condivisione di file personali (Private Folder)
IL SALVAGENTE 20-5-2010
Pec, i
conti non tornano: 200.000 o 70.000? Il contatore smentisce Brunetta
Il Ministro parla di 197.000 caselle attivate. Ma sul sito del governo ne risultano circa 1/3.
Michela Rossetti
Sulla Pec i conti non tornano. Sono circa 200mila come dichiara Brunetta, o circa 1/3 in meno (ossia 72mila) come si legge sul sito del governo?
Il ministro della Pubblica amministrazione Renato Brunetta diffonde da tempo – e non senza una punta di orgoglio - le cifre sulle caselle di Posta elettronica certificata attivate.
Basta andare sul sito del Ministero nella sezione “news” e trovare i seguenti messaggi.
Il 5 maggio: “Sono finora 140.035 i cittadini italiani che hanno attivato la propria casella di PostaCertificat@”.
Il 13 maggio: “A due settimane dal Pec-Day, è salito finora a 180.000 il numero dei cittadini italiani che, dopo essersi collegati al sito www.postacertificata.gov.it, hanno completato le pratiche di attivazione della propria casella di PostaCertificat@”.
E ancora il 17 maggio, si legge sull’Adnkronos, “Sono 197.412 le caselle di Posta elettronica certificata (Pec) attivate dai cittadini fino ad oggi”.
Il contatore corregge Brunetta: “Attivate 72.771 Pec”
Senz’altro numeri di peso. Ma che oggi vengono "smentiti" dal sito del governo dove attivare la Pec, all’indirizzo www.postacertificata.gov.it.
Qui un recentissimo contatore elettronico (sopra l'immagine) si fa inconsapevolmente beffa dei dati diffusi finora.
Perché se anche si legge una cifra intorno alle 200mila Pec, non si tratta in realtà di quelle attivate, ma semplicemente di quelle richieste (a cui manca l’ultimo passaggio allo sportello delle Poste).
“Numero caselle PostaCertificat@ attivate: 72.771”: si legge nero su bianco sul sito. E a scanso di equivoci: “Valori aggiornati alle ore 16:50 del giorno 20/05/2010”.
Cittadini di internet scopre l’incongruenza: “Speriamo sia la verità”
Ad accorgersi dell’incongruenza è l’associazione Cittadini di internet da sempre attentissima al “fenomeno Pec”, che sul suo blog titola “Brunetta i conti proprio non li sa fare”.
La stessa associazione aveva chiesto tempo fa con una lettera aperta al Ministro di installare un contatore elettronico sul sito del governo. "Nell’epoca della trasparenza e dell’innovazione tecnologica – si leggeva nel messaggio – non dovrebbe essere troppo difficile".
“Ma è davvero clamoroso”, confessa oggi a IlSalvagente.it il presidente Massimo Penco , “che poi questo strumento ‘smentisca’ Brunetta”.
Penco precisa che quello che è stato messo nel sito non è proprio un contatore dinamico che registri gli accessi al modulo on-line per la richiesta della Cec Pac, bensì un testo che riporta una rilevazione “fatta non si sa da chi” e che “può essere cambiata a piacimento”.
“Speriamo – si legge ancora sul sito dell’associazione - che i rispecchino la verità, visto che la Pec è stata realizzata con soldi pubblici”.
Dovevano riempire 3 stadi?
Cittadini di internet ricorda infine le dichiarazioni del ministro Brunetta in occasione del al Forum P.A. svoltosi a Roma pochi giorni fa. In cui aveva detto, per quanto riguarda le quasi 200 mila caselle attivate dai cittadini, che “corrispondono ad un numero di persone che potrebbe riempire tre stadi Olimpici”.
“Riteniamo siano gratuite ed offensive per tutti gli Italiani rilanciare affermazioni del genere”, sottolinea Cittadini di internet alla luce delle nuove cifre disponibili sul sito.
POSTE
ITALIANE: AL FORUM PA CON SERVIZI E PRODOTTI INNOVATIVI
(ASCA) - Roma, 17 mag - Poste Italiane presenta al Forum PA i servizi innovativi e le soluzioni pensate per agevolare il dialogo tra i cittadini e la pubblica amministrazione: dai sistemi di comunicazione e pagamento, alla gestione in outsourcing dei processi amministrativi.
Durante i quattro giorni della manifestazione che si terra' alla Fiera di Roma, Poste Italiane illustrera' i propri servizi e prodotti per la PA alla quale si offre come punto d'incontro con i cittadini, grazie alla multicanalita' di contatto con la clientela, e come partner nel progettare e gestire funzioni amministrative e progetti complessi, permettendo alle amministrazioni centrali e locali di rendere piu' veloce e semplice il processo amministrativo.
com-men/mcc/ss
VARESENEWS
– 10-5-10
Lettere al direttore
Poste
Italiane, una privatizzazione fatta male
Egr. direttore,
sto vedendo la vicenda delle raccomandate non recapitate ed i relativi commenti. La situazione in media è sconfortante: il recapito dipende dalla buona volontà di pochi postini onesti. La mia esperienza lo conferma. Naturalmente non è questo il motivo principale per cui le scrivo.
Le Poste Italiane S.p.A. sono il perfetto esempio di come NON si deve fare una privatizzazione. Le Pt sono nate come Ente pubblico, che gestiva in regime di monopolio i servizi postali e telegrafici per conto dello Stato, ora sono una società per azioni, il cui capitale è detenuto dallo Stato Italiano per il 65% e dalla Cassa Depositi e Prestiti per il 35% (a sua volta partecipata per il 70% dallo Stato e per il 30% da Fondazioni Bancarie). In pratica sono gestite dallo Stato, cioè da nessuno, esattamente come prima, Cambia solo il nome.
Se fossero veramente gestite da privati, e questi dovessero mantenersi con gli incassi, affrontando anche la concorrenza esterna, penso proprio che il servizio ne guadagnerebbe. Basterebbe la concorrenza di altri possibili operatori, persino delle poste Svizzere, per mettere alla frusta un Cda che deve rispondere a degli azionisti veri e che sarebbe sicuramente licenziato se i risultati non fossero soddisfacenti. Per far funzionare la privatizzazione servono solo due cose: la concorrenza e un azionariato privato.
Con i miei migliori saluti
19/05/2010 ALBERTO GELOSIA
SOSTARIFFE – 19-5-2010
Con Postemobile, il caffè si paga con il cellulare
Da oggi il caffè si paga dal cellulare: non è una delle solite idee di fantascienza ma è possibile realmente grazie a Postemobile, l’operatore virtuale del gruppo Poste Italiane.
L’AD Massimo Sarmi, in occasione della giornata inaugurale del ForumPA, ha presentato la nuova funzione di mobile commerce che permette di effettuare micro pagamenti nei luoghi abilitati per gli acquisti con cellulare.
Sarmi ha effettuato di persona la prima dimostrazione pagando con il cellulare il caffè agli ospiti presenti nell’area di esposizione del Gruppo Poste Italiane.
Grazie alla Sim Poste Mobile è possibile acquistare con il cellulare anche i biglietti dei mezzi pubblici Atac a Roma (bus e metro) e il biglietto del parcheggio nelle zone in cui è attivo il servizio Telepark. L’operatore telefonico del Gruppo Poste Italiane ha infatti siglato un accordo con Telepark per pagare il parcheggio in 35 citta’ italiane. E’ anche possibile acquistare o ricaricare la propria tessera prepagata Parkcard dal cellulare, associando la propria Sim PosteMobile al conto BancoPosta o alla propria Postepay. L’operazione di acquisto tramite SIM PosteMobile ha un costo relativo all’accesso in mobilità al Servizio Telepark di 12 centesimi, che saranno addebitati direttamente sul tuo credito telefonico.
Inoltre l’ultima direttiva ha innalzato il limite dei pagamenti mobili, portandolo da 15 euro fino a 150 euro, ed è possibile erogare tale servizio anche per enti diversi dagli istituti bancari.
La tecnologia alla base dei pagamenti di Poste Mobile e Noverca è studiata nei laboratori dell’RfidLab dell’Università La Sapienza di Roma che ha permesso di gestire il conto corrente via cellulare e di pagare biglietti di mezzi pubblici con il telefonino.
Entro il 2010 arriveranno i servizi per acquistare i prodotti nei negozi.
IL MESSAGGERO 21-5-10
Call center: bollette, pensioni, treni
e taxi adesso la fila si fa al telefono
I
centralini nati per semplificare, spesso allungano le attese
di Valentina Arcovio
ROMA (21 maggio) - Decine di minuti e di euro persi in attesa di una risposta dall’altra parte della cornetta. La chiamano semplificazione, in realtà è un intrigo di musichette e voci robotiche che riescono a mandarti in tilt in men che non si dica. Dicono che ci aiutano a risparmiare tempo e denaro, quando invece si fa prima a fare la fila davanti uno sportello. Almeno si risparmia sulla bolletta del telefono e si ottengono risposte più soddisfacenti rispetto a quelle che, in molti casi, un operatore del call center è in grado di dare. Ad aspettare al telefono si rischia infatti di sprecare intere giornate senza avere tutte le informazioni che ci aspettavamo di ottenere. I servizi telefonici di assistenza ai clienti – i call center - sono tutt’altro che una semplificazione.
Facciamo qualche esempio. Vogliamo conoscere la nostra situazione contributiva senza affollare gli uffici dell’Inps, magari approfittando di una pausa a lavoro. Se chiamiamo al numero verde rischiamo di andare in pensione senza sapere a quanti soldi abbiamo diritto ogni fine mese. Abbiamo provato a telefonare cinque volte l’Inps e dopo 5 minuti passati in compagnia della voce registrata che ripete sempre lo stesso ritornello, ci chiedono di richiamare più tardi per la mancanza di operatori disponibili. E così per altre 4 volte, finché si rinuncia e si preferisce andare direttamente allo sportello. Eppure, proprio per fornire un servizio di qualità l’Inps, insieme all’Inail, ha di recente affidato tramite bando la gestione del call center a due società leader nel settore, la Transcom e la Visiant. Il contratto triennale, che ancora deve essere ufficializzato, ha un valore pari a 98 milioni di euro a fronte di una media di 28,6 milioni di contatti in 3 anni solo per l’Inps. Numeri che dovrebbero garantire un buon servizio. Peccato però che l’accordo è ancora virtuale.
«E’ da settembre che stiamo aspettando di firmare il contratto e quindi subentrare alla società Omnia Network che al momento non naviga in buone acque», dice Roberto Boggio, direttore generale di Transcom.
Non se la cava bene neanche Poste Italiane, nonostante gestisca internamente il servizio di assistenza call center. Abbiamo telefonato per avere informazioni sul passaporto e dopo lunghe attese non siamo riusciti a parlare con l’operatore perché è improvvisamente caduta la linea. Nonostante questo, abbiamo speso 6 euro di telefonata per un servizio non ricevuto.
Diventa invece un’interminabile staffetta telefonica se si vuole usufruire del servizio call center delle autostrade. Un esempio su tutti: se percorriamo l’A4, la Torino-Trieste, e vogliamo avere informazioni aggiornate ogni tot chilometri, di volta in volta dobbiamo telefonare a diversi call center perché ogni tratta ( Milano-Brescia, Padova-Venezia, Torino-Milano, Brescia-Padova, Venezia-Trieste) è gestita da una concessionaria diversa che a sua volta affida il call center ad altre società. Tutte diverse e con un numero telefonico proprio. Per cui se a Torino abbiamo chiamato l’840 708 708, a Milano dobbiamo chiamare l’840 042 121. Il rischio è quello di dover fare decine di telefonate prima di trovare il numero giusto.
Non meno intricata è la linea telefonica che connette i cittadini a Trenitalia. Abbiamo telefonato per chiedere informazioni sul rimborso del biglietto di un viaggio che si è fatto qualche giorno prima: Roma-Padova con poco più di un’ora di ritardo. Ebbene, se i ritardi dei treni vi sembrano assurdi, allora significa che non avete mai contatto il call center di Trenitalia. Dopo aver ascoltato la voce robotica e aver seguito tutte le istruzioni, passano quasi 10 minuti prima di riuscire ad avere le informazioni desiderate. Per di più la ricarica del telefonino è più leggera di qualche euro. Anche nel caso di Trenitalia la gestione del call center è affidata a una società esterna l’Almaviva.
A questo punto viene spontaneo chiedersi se sia proprio il sistema di esternalizzazione dei call center la causa di queste lunghe code al telefono, nonché di una scarsa qualità delle informazioni. «Il problema – spiega Giuliano Colasanti, coordinatore per la società Iterservizi di una parte dei call center di Aeroporti di Roma e di Autostrade per l’Italia – è che molto spesso le società a cui viene affidato questo tipo di servizio hanno a disposizione budget troppo limitati per offrire qualità ai consumatori».
Dietro la decisione di affidare a terzi i call center c’è la volontà di investire meno risorse. «Alle società di gestione dei call center– dice Colasanti – spetta alla fine scegliere tra due opzioni: spendere poco e guardare al guadagno finale oppure spendere di più e offrire un servizio di qualità». Alla fine dei conti la maggior parte delle volte a pagare sono gli utenti costretti ad aspettare alla cornetta e a pagare spesso costi esorbitanti per telefonate che non vanno a buon fine. Pensiamo a tutte le volte che si vuole prenotare un taxi a Roma. Ci vogliono dai cinque ai venti minuti prima di riuscire a ottenere una risposta. Tanto che si fa prima a prendere un autobus per arrivare a destinazione, almeno costa pure di meno.
Per non parlare delle lunghe code al telefono con alcune compagnie aeree low cost in attesa di un operatore che offra assistenza. Con l’emergenza creata dal vulcano islandese, poi, i passeggeri hanno potuto sperimentare tempi record e ricariche telefoniche praticamente prosciugate prima di poter ottenere l’assistenza a cui dovrebbero avere accesso di diritto. «In un solo pomeriggio – racconta Colasanti – per via dell’emergenza il nostro call center per Aeroporti di Roma ha dovuto fronteggiare ben 11 mila chiamate con code di 70 utenti in attesa».
E in questo caos non esiste un organo unico e specifico che vigili. L’unico settore, infatti, su cui esiste una sola autorità di controllo e vigilanza è quello delle telecomunicazioni tramite l’Agcom. Per fronteggiare il problema delle attese l’autorità ha approvato un’apposita delibera che, tutt’ora, continua a essere disattesa.
«Questa delibera - spiega un funzionario dell’Agcom – impone degli standard di qualità ai call center. Tra questi abbiamo una parte che riguarda proprio i tempi massimi di attesa che dovranno nei prossimi anni ridursi progressivamente sempre di più». Per quest’anno il limite di tempo massimo che un operatore di telefonia può impiegare prima di passare all’assistenza è di 100 secondi per le chiamate da telefono fisso e di 55 per quelle da telefono mobile. «All’indomani della delibera - riferisce l’Agcom - abbiamo avviato 13 procedimenti sanzionatori per un totale di diverse centinaia di migliaia di euro».
VACCARINEWS 21 Mag 2010 - ore 01:23
Più sicurezza nei Cmp
Poste
italiane acquista venticinque macchine radiogene per verificare la
corrispondenza
Il problema della sicurezza aerea è sempre presente e non riguarda solo il transito delle persone dagli aeroporti. Anche le merci hanno percorsi di verifica, invii postali compresi, così da individuare l'eventuale presenza di oggetti pericolosi.
Non è un caso se la società guidata da Massimo Sarmi ha deciso di investire nel settore, aprendo un bando di gara per l'acquisto in un unico lotto di venticinque macchine radiogene destinate al controllo della corrispondenza trasportata per via aerea. Bando che scade il 7 giugno.
Il pacchetto comprende, oltre all'acquisto “chiavi in mano”, il relativo servizio di manutenzione; la base di gara ammonta a 1,375 milioni, al netto degli oneri fiscali e delle eventuali opzioni, queste ultime quantificabili indicativamente in oltre 687mila euro per ulteriori acquisti e per la manutenzione post garanzia. Il contratto ha durata di trentasei mesi, con possibile proroga di altri dodici.
L'azienda che si aggiudicherà la fornitura dovrà essere in grado di fornire ed attivare almeno cinque apparecchiature al mese.
Le macchine sono destinate a ventitré centri di meccanizzazione postale o strutture similari, distribuite sul territorio nazionale.
ItaliaOggi del 21/5/2010
Poste e
Trenitalia a secco
L'ente non paga gli oneri per i permessi retribuiti
OSSERVATORIO VIMINALE
Secondo la giurisprudenza amministrativa le due società
hanno natura pubblica
L'ente non paga gli oneri per i permessi retribuiti
Il comune è tenuto a rimborsare, ai sensi dell'art.80 Tuel, gli oneri per i permessi retribuiti fruiti dagli
amministratori che siano dipendenti di Poste Italiane spa o di Trenitalia spa?
La richiesta insiste sullo specifico argomento, sul quale
questo ministero si è già espresso, alla luce di un contrasto rinvenuto tra la
giurisprudenza del Consiglio di stato, in particolare la sentenza n. 1206/2001
della VI sezione – considerata fondamentale sulla
problematica della natura giuridica delle società per azioni derivanti dalla
trasformazione degli enti pubblici economici e degli enti di gestione - ed un
parere reso dalla sezione di controllo per la regione Sardegna della Corte dei
conti con la deliberazione n. 1 del gennaio 2009.
In proposito si rappresenta che l'art. 80 del Tuel precisa che gli oneri per i permessi retribuiti dei
lavoratori dipendenti da privati o da enti pubblici economici sono a carico
dell'ente presso il quale gli stessi lavoratori esercitano le funzioni
pubbliche di cui all'art. 79 Tuel.
Con l'espressione «lavoratori dipendenti da privati o da
enti pubblici economici» il legislatore ha voluto escludere i lavoratori
dipendenti dallo stato e da altri enti pubblici. Nel caso prospettato occorre
quindi, individuare la natura giuridica di Poste Italiane spa e di Trenitalia
spa che, pur avendo assunto la forma societaria, sono qualificate dalla
giurisprudenza amministrativa, come si va ad esporre, enti sostanzialmente
pubblici.
Il Consiglio di stato. sez. VI.
con la sentenza n. 1206 del 2 marzo 2001 ha evidenziato che dottrina e
giurisprudenza, dopo un iniziale contrasto tra i fautori della tesi
privatistica delle società per azioni a partecipazione pubblica e quelli della
tesi pubblicistica, si sono orientate nel senso di escludere che la semplice
veste formale di spa sia idonea a trasformare la natura pubblicistica di
soggetti che, in mano al controllo maggioritario dell'azionista pubblico,
continuano ad essere affidatari di rilevanti interessi pubblici, pertanto, ai
fini dell'identificazione della natura pubblica di un soggetto, la forma
societaria e neutra ed il perseguimento di uno scopo pubblico non è in
contraddizione con il fine societario lucrativo descritto dall'art. 2247 c.c.
L'Alto consesso ha, pertanto, ritenuto che Poste Italiane
spa, poiché società di diritto speciale ancora in mano dello Stato, abbia
natura pubblica, continui ad agire per il conseguimento di finalità
pubblicistiche e che lo stato, nella sua veste di azionista di maggioranza o
totalitario, non possa che indirizzare le attività societarie ai fini di
interesse pubblico generale anche al di là e prescindendo dal mero intento
lucrativo.
L'orientamento del Consiglio di stato risulta ribadito in
successive analoghe sentenze e trova fondamento, almeno al fine di giustificare
la permanenza del controllo della Corte dei conti sulle società per azioni
soggette a privatizzazione solo formale ed al controllo maggioritario da parte
dello Stato, anche nelle decisioni della Corte Costituzionale, che ha
sottolineato la neutralizzazione della veste societaria rispetto alla natura
sostanzialmente pubblicistica dei soggetti in questione. La Corte
costituzionale ha inoltre ricordato come la stessa dicotomia tra ente pubblico
e società di diritto privato si sia andata, tanto in sede normativa che
giurisprudenziale, sempre più stemperando, e questo in relazione, da un lato,
all'impiego crescente dello strumento della società per azioni per il
perseguimento di finalità di interesse pubblico, e dall'altro lato, agli
indirizzi emersi in sede di normazione comunitaria,
favorevoli all'adozione di una nozione sostanziale di impresa pubblica. Ha
inoltre sottolineato che le società per azioni derivate dalla trasformazione
dei precedenti enti pubblici conservano connotazioni proprie della loro
originaria natura pubblicistica, quali quelle, ad esempio, che si collegano
alla assunzione della veste di concessionarie necessarie di tutte le attività
in precedenza attribuite o riservate agli enti originari o che mantengono alle
nuove società le attribuzioni in materia di dichiarazione di pubblica utilità e
di necessità ed urgenza già spettanti agli stessi enti (v. art. 14 della legge
n. 359/1992, primo ed ultimo comma). Anche con riferimento alle società che
svolgono il servizio ferroviario sul territorio nazionale e che attualmente
fanno capo alla Ferrovie dello stato spa, società capogruppo che partecipa
interamente il capitale di Trenitalia spa, la giurisprudenza ha ribadito
analoghi concetti. La giurisprudenza del giudice amministrativo ha da tempo
chiarito la natura pubblicistica dell'ente che, nonostante la veste normalmente
privatistica, è concessionario ex lege della gestione
del servizio di trasporto ferroviario e, quindi. sostituto ed organo indiretto
della pubblica amministrazione, i cui atti sono soggettivamente ed
oggettivamente amministrativi. La trasformazione in società per azioni di un
ente pubblico economico o di gestione rappresenta la soluzione prescelta per
risolvere l'annoso problema della economicità di gestione delle imprese
pubbliche. Queste, peraltro, malgrado la trasformazione, sono destinate a
rimanere tali in quanto di rilevanza strategica o perché temporaneamente sotto
il controllo pubblico in quanto oggetto di programmi di ristrutturazione e
riordino.
Con riferimento a tali fattispecie è ragionevole concludere nel senso che l'adozione della forma societaria è un mero modulo giuridico per rendere l'attività economica più efficace e più funzionale rispetto alla sfida della concorrenza sui mercati internazionali, fermo restando che l'impresa mantiene sotto molteplici profili uno spiccato rilievo pubblicistico. Come espressamente affermato dalla citata giurisprudenza, tale è il caso delle Ferrovie spa divenuta. a seguito delle delibere Cipe, 12 giugno e 12 agosto 1992, concessionaria ex Iege dei compiti previsti dalla legge 17.05.1985, n. 210, istitutiva dell'ente ferrovie dello stato. Nei suoi confronti si possono agevolmente estendere le conclusioni alle quali era pervenuta la Corte costituzionale nella sentenza n. 466 del 28 dicembre 1993, a proposito della trasformazione in s.p.a. dell'Iri, Eni, Ina e Enel, definite società di «diritto speciale» perché riconducibili alla disciplina privatistica solo per taluni aspetti strutturali e non anche per gli aspetti genetici, funzionali e dei rapporti con gli interessi generali. La Ferrovie dello stato spa è infatti un soggetto che opera in settori che, come quello dei trasporti, deve ritenersi di rilevanza strategica e. quindi, di spiccato rilievo pubblicistico. Alla luce della prevalente giurisprudenza amministrativa in materia, che si richiama al principi espressi dalla Corte costituzionale, si ritenere che, allo stato, il comune non sia tenuto a rimborsare gli oneri per i permessi retribuiti per la natura pubblica di Poste Italiane spa e di Trenitalia spa.
VACCARINEWS 22 Mag 2010 - ore 01:22
Lombardia e Friuli-Venezia Giulia a confronto
La posta
ordinaria nel 2009:
quattro domande formulate da “Vaccari news” per capirne di più sulla situazione nelle due regioni che l'anno scorso hanno ottenuto il risultato più basso e più alto
Il pollice verso alla Lombardia e la palma dell'efficienza al Friuli-Venezia Giulia? Gli aspetti che emergono dalla determinazione con cui il ministero allo Sviluppo economico ha esaminato le performance di Poste italiane registrate durante il 2009 è più articolato. Anche perché, ed è la prima volta, i valori sono stati scorporati su base regionale, almeno per quel che riguarda il corriere ordinario (chiamato pure prioritario o non massivo) nel “J+1”. E da qui -secondo i dati raccolti dalla società incaricata Izi- emerge che tutti gli ambiti in cui è stato suddiviso il territorio (diciannove aree regionali, più quelle provinciali di Bolzano e Trento) hanno superato il minimo previsto, fissato all'83%.
Statisticamente, in Lombardia, dove scorre il 30% del flusso postale nazionale, una lettera ordinaria viene consegnata al destinatario il giorno successivo all'impostazione nell'85,38% dei casi (interessante vedere che al penultimo scalino della lista si trova il terremotato Abruzzo con l'87,86%). Al contrario, il migliore risultato è stato ottenuto nel Friuli-Venezia Giulia con il 98,35%.
Si può leggere qualcosa di più dai dati? “Vaccari news” ci ha provato, ponendo quattro domande alle due sedi territoriali della società guidata da Massimo Sarmi.
1) Vi riconoscete nel dato? “Il risultato ottenuto in Lombardia nel 2009 -dicono dalla metropoli padana- è sicuramente migliorabile grazie al superamento di alcune situazioni contingenti che hanno caratterizzato il primo semestre dello scorso anno, periodo in cui state sono state attuate profonde riorganizzazioni sull'area di Milano. Le proiezioni delle performance di recapito per il primo trimestre del 2010 confermano, infatti, il recupero, in una realtà dove ogni giorno circa 300 tonnellate di corrispondenza vengono movimentate nei tre Centri di meccanizzazione postale (Cmp) di Peschiera Borromeo, Milano Roserio e Brescia. I Cmp sono stabilimenti industriali altamente specializzati e tecnologicamente avanzati per la lavorazione della corrispondenza diretta in tutto il territorio nazionale, che consentono di rendere più efficienti i processi nel rispetto degli standard di qualità previsti per la consegna”. Quanto al Friuli-Venezia Giulia -replicano da Venezia, competente anche per le terre di confine- “il dato indicato dal ministero è corretto ed è anzi confermato dalle rilevazioni dei primi mesi del 2010 che riportano per la posta prioritaria nazionale, ma anche per quella internazionale, risultati ampiamente superiori agli obiettivi prefissati” (89% nazionale e 90% internazionale). Si tratta, inoltre, “del miglior risultato dell'area Nordest”.
2) Qual è oggi la situazione della posta e soprattutto del recapito locale? Per Milano lo stato del recapito è considerato “regolare”, mentre ad Oriente risulta “in linea con il resto d'Italia e non si registrano situazioni di criticità”.
3) Cosa si sta facendo per migliorarla? “Negli ultimi anni -è la spiegazione formulata all'ombra della Madonnina- sono stati fatti investimenti importanti sia in termini di ristrutturazioni immobiliari che in tecnologia, veicoli e nuovi strumenti di lavoro. Entro giugno di quest'anno saranno inoltre attivati otto nuovi centri di recapito di nuovissima concezione, che sostituiranno le precedenti strutture. Il settore postale è in una fase di continua evoluzione e ammodernamento, come l'introduzione dei palmari, nuova dotazione tecnologica per i portalettere già attiva in tutti i capoluoghi della Lombardia, e i nuovi mezzi ecologici per il recapito della corrispondenza attivi a Milano e che verranno introdotti entro l'anno nelle città di Monza, Pavia, Mantova, Como, Gallarate, Brescia e Bergamo”. “Le novità -viene sottolineato dalla città lagunare- riguardano la riorganizzazione del recapito, in fase di progettazione con le forze sociali, e per la quale è aperto un tavolo di confronto. Si tratta di un progetto teso ad affrontare le sfide della liberalizzazione dei mercati, le nuove tecnologie, l'avvento di internet e della posta elettronica e le nuove esigenze della clientela attraverso nuovi strumenti e servizi: palmari ai portalettere, servizi di pick up a domicilio…”.
4) Stando a privati, sindaci e altre realtà, il recapito non funziona. Coloro che si lamentano sono tutti… sfortunati (nel senso che cadono nella quota statisticamente prevista di ritardo) o si possono dare risposte più ragionevoli? In Lombardia viene assicurato di replicare “prontamente alle singole criticità segnalate, attraverso un'attenta e puntuale attività di monitoraggio”. Per il Friuli-Venezia Giulia, viene spiegato che “i monitoraggi effettuati su tutti i prodotti postali (posta prioritaria, raccomandate, assicurate e posta target) ci confermano un trend al di sopra dell'obiettivo prefissato. Sicuramente, sui nostri grandi numeri, reclami e disguidi sono possibili e puntualmente interveniamo per migliorare il servizio. Per un cliente non soddisfatto che protesta ed ottiene evidenza sulla stampa, ve ne sono migliaia di soddisfatti e silenti”.
SABATOSERAONLINE 21 maggio 2010 | 12:30
"Salviamo
l'editoria italiana"
Un appello firmato da Mediacoop, Articolo21, Comitato per la libertà dell’informazione, Fnsi.
Roma. Mediacoop, Articolo21, Comitato per la libertà dell’informazione e Fnsi chiedono un intervento urgente per salvare l’editoria italiana. "Il sottosegretario Bonaiuti continua ad annunciare risolutori Stati generali, che già posticipa all’autunno, ma ribadisce che, comunque, non ci sono risorse. La proposta di legge di riforma, che secondo la richiesta della Camera e del Senato doveva essere presentata entro giugno, è di là da venire. Per il Governo sembra rappresentare sempre più un semplice artificio dialettico: nelle difficoltà economiche generali il problema della informazione, un settore così decisivo per la democrazia del Paese, sembra non esistere, derubricato ad uno dei tanti problemi, se non l’ultimo".
Indiffferenza, quindi, anche se nel frattempo i provvedimenti assunti nel corso degli ultimi due anni, contestati dalla maggioranza bipartisan di Camera e Senato e adottati, tutti, con il ricorso al voto di fiducia, stanno mettendo a rischio la sopravvivenza di un centinaio di testate. Cooperative, non profit, di partito e di quelle edite e diffuse all’estero, di migliaia di piccole esperienze del mondo dell’associazionismo diffuso, di tante aziende dell’emittenza locale impegnate nell’opera difficile e costosa di transizione al digitale ed hanno assestato un pesante colpo a tutte le grandi e più diffuse testate - quotidiane e periodiche - ed all’editoria libraria con la soppressione delle tariffe postali agevolate. "In questo quadro - continua l'appello - parlare di riforma diventa soltanto una beffa. La riforma è in corso di fatto. L’esito sarà quello di una drastica riduzione delle dimensioni del settore e di un gravissimo colpo al pluralismo delle fonti e dell’accesso. E’ appena il caso di ricordare, infatti, che per i contributi diretti per il 2010 è previsto in Finanziaria uno stanziamento del tutto insufficiente che prefigura un ulteriore pesantissimo ed automatico taglio. Senza contare che la trattativa con Poste Spa, convocata dal Governo per la definizione di un accordo privato sulle tariffe postali, si è impantanata nel più assoluto disinteresse dell’esecutivo. E’ urgente che il Governo riprenda in mano la situazione, predisponga rapidamente il Ddl promesso e - in attesa di una riforma che consenta al settore editoriale di uscire dalla transizione e di costruire un moderno sistema della comunicazione - dia attuazione urgentemente ai contenuti dell’appello dei 360 Deputati e dell’ordine del giorno approvato dal Senato che prevedono la conferma del diritto soggettivo per il 2010 e 2011; il ripristino dei contributi per i giornali editi e diffusi all’estero e per l’emittenza locale. Torniamo ad insistere, infine, affinché il Governo assuma le iniziative necessarie per sbloccare la trattativa Poste-Editori per la definizione di un accordo sulle tariffe postali equo e sostenibile".
Giuliano Bertoni
VACCARINEWS Mag 20 2010
Trenta
milioni per il settore no-profit
È legge il nuovo sostegno per le spedizioni postali, dopo l'improvviso blocco del 30 aprile. Dal provvedimento rimaste escluse le aziende editoriali. Esente dall'iva solo il servizio universale
Il provvedimento varato ieri dal Senato contiene due significativi aspetti postali
Fino a trenta milioni di euro per sostenere le tariffe postali del mondo no-profit. Lo prevede l'articolo 2-undecies del disegno di legge 2.165, che modifica il decreto-legge 40 del 25 marzo (“decreto incentivi”), approvato ieri in via definitiva dal Senato -il Governo aveva messo al fiducia- e diventato, quindi, legge.
“In ogni caso -precisa il provvedimento- la tariffa agevolata non deve essere superiore al 50 per cento della tariffa ordinaria e deve comunque rispettare il limite massimo di spesa indicato al presente comma. Il rimborso dovuto a favore della società Poste italiane spa non può essere superiore al predetto importo”. Nel momento in cui “l'andamento della spesa sia tale da determinare un possibile superamento della spesa autorizzata, con decreto… è stabilita la sospensione o la riduzione dell'agevolazione”.
Se è stata data una sostanziale mano all'associazionismo (ma non godono più del supporto “le associazioni le cui pubblicazioni periodiche abbiano avuto riconosciuto il carattere politico dai gruppi parlamentari di riferimento nonché, relativamente ai bollettini dei propri organi direttivi, gli ordini professionali, i sindacati, le associazioni professionali di categoria e le associazioni d'arma e combattentistiche”), dai benefici resta esclusa un'altra importante area: quella commerciale, cioè case editrici grandi e soprattutto piccole, che raggiungono i propri clienti principalmente con il sistema postale. Se per gli invii una tantum sin da subito ad essere colpito con il decreto operativo dall'1 aprile è il consumatore (l'azienda può riversare le spese sul cliente, fino al paradosso che l'onere della spedizione diventi superiore al costo di quanto acquistato), per quelli in abbonamento, tipicamente le riviste di qualsiasi periodicità, per ora l'onere è assunto dalle stesse aziende, visto che il contratto con il lettore è, in genere, annuale.
Tali ripercussioni stanno mettendo in crisi diverse realtà, agendo in un ambito delicato. Ad ammetterlo è direttamente Poste italiane. “La recessione del settore pubblicitario -si legge nel bilancio riguardante il 2009- si riflette anche sul mercato editoriale. I servizi editoriali, infatti, registrano cali nei volumi e nelle vendite rispettivamente del 9,1% e del 13,6% rispetto al 2008, così come le integrazioni tariffarie per il settore (-10,9% rispetto al 2008) che risentono degli effetti della manovra di contenimento della spesa pubblica. Peraltro, queste spedizioni sono gravate dalle incertezze che attengono i tempi e le modalità di incasso delle integrazioni di prezzo a favore degli editori dovute dallo Stato a Poste”. Senza considerare l'altro grande handicap che caratterizza da sempre l'impiego del canale postale per questi articoli: i ritardi nei recapiti.
Nel panorama delle scelte diventate legge, un'altra interessa il settore e diventerà operativa “dal novantesimo giorno successivo alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto”. Riguarda l'iva. “Al fine di assicurare il pieno rispetto dei princìpi comunitari in materia di imposta sul valore aggiunto”, da quest'ultima non saranno più esenti -come previsto nella versione attuale del dpr 633 del 26 ottobre 1972 (il riferimento preciso è all'articolo 10, primo comma, punto 16) tutte “le prestazioni relative ai servizi postali”, ma solo “le prestazioni del servizio postale universale, nonché le cessioni di beni e le prestazioni di servizi a queste accessorie, effettuate dai soggetti obbligati ad assicurarne l'esecuzione”.
Ipost: nasce sportello a domicilio per tutti i dipendenti
di Poste
ultimo aggiornamento: 20 maggio, ore 16:53
Roma, 20 mag. (Adnkronos) - Nasce 'Ipost a casa tua", lo sportello a domicilio a portata di 'clic' per tutti i dipendenti delle Poste, circa 300 mila assisititi tra pensionati e lavoratori in attivita', che con i familiari raggiungono un milione di persone. Si tratta di una nuova e rivoluzionaria iniziativa dell'ente di previdenza e assistenza di Poste e societa' collegate per rendere piu' diretto, facile e trasparente il rapporto con i propri iscritti. A presentarlo oggi, presso lo stand di Ipost, al Forum P.A., e' stato il commissario straordinario Rino Tarelli alla presenza di Maurizio Gasparri, capogruppo Pdl al Senato e del presidente di Poste italiane, Giovanni Ialongo. "Per la prima volta l'amministrazione pubblica arriva direttamente nelle case dei cittadini tramite computer evitando cosi' agli utenti di recarsi presso gli uffici pubblici, con conseguente rischio di file, lungaggini e disguidi". L'Urp virtuale funziona con un qualsiasi pc da casa o dall'ufficio, "basta infatti connettersi al sito istituzionale di Ipost, e si aprira' una finestra virtuale tramite cui si potra' vedere e parlare direttamente con un funzionario dell'Istituto, in carne e ossa, - ha spiegato ancora Tarelli - pronto a rispondere ad ogni richiesta e ad ogni domanda dei nostri clienti, come se si trattasse di un vero sportello 'fisico'". Ma c'e' di piu', l'operatore potra' entrare nel computer dell'utente, attraverso un sistema di controllo remoto a distanza e quindi aiutare, soprattutto chi non e' pratico, come ad esempio alcuni pensionati, al disbrigo di affari e pratiche di ogni genere. E' stato lo stesso Gasparri a sottolineare la trasformazione in atto dell'ente previdenziale "Ipost ha sempre avuto a cuore le modernizzazioni tecnologiche, auguro a Ipost di essere di esempio anche con questa ulteriore innovazione per dare sempre piu' attenzione ai cittadini nel rispetto della persona, obiettivo tutti devono mirare: pubblica amministrazione, grandi aziende, enti previdenziali e anche noi politici.
Bergamo, in
cinque anni
500 portalettere in meno
L’ECO DI BERGAMO * 18 maggio 2010
Telecomunicazioni, grafici, cartai e Poste. Sono questi i settori che sono stati protagonisti nella giornata di martedì 18 maggio al presidio di piazza Matteotti, che Cgil, Cisl e Uil Bergamo stanno animando dal 10 maggio.
«Il settore che attualmente ha la situazione più grave è sicuramente quello delle telecomunicazioni - ha spiegatoGigi Pezzini, segretario Fistel-Cisl -. In particolare la situazione della Telecom che vuole espellere circa 6.800 persone a livello nazionale». Difficile quantificare, per ora, la ricaduta su Bergamo, ma in questa riorganizzazione «sono coinvolti anche i settori di technology information - ha aggiunto Gianni Dall'Angelo, Uilcom-Uil -, cioè figure di alto livello come gli ingegneri che fanno software, ritenuto il nocciolo più importante e ora, con il nuovo piano, esternalizzati in una serie di società, che in realtà sono solo scatole vuote».
Per quanto riguarda i settori dei cartai e dei grafici la crisi, in generale, deriva dalla crisi finanziaria ed economica. In particolare, «siamo una provincia che non ha più aziende che producono carta - ha spiegato Pezzini -. Con la chiusura del comparto di produzione della Pigna, si chiude questo capitolo in Bergamasca. Restano molte attività cartotecniche, suddivise in tante piccole realtà che, con la globalizzazione, hanno problemi di competitività sul mercato».
Nel comparto delle Poste, «l'azienda non utilizza la cassa integrazione - ha illustrato Gabriella Tancredi, Slp-Cisl -, ma modalità più sottili, come, nella sportelleria, la mancata copertura del turnover di chi esce e le uscite incentivate». Così facendo, a Bergamo, negli ultimi 5 anni, «si è passati da 2 mila a 1.500 unità circa». Inoltre, agli sportelli «a Bergamo abbiamo avuto 50 unità in meno solo nell'ultimo anno», come hanno detto Comelli e Fabrio Truzzi, Cgil Poste, e «il servizio funziona a giorni alterni in alcuni piccoli centri della nostra provincia», ha aggiunto Tancredi. Si aggiungono, poi, i problemi della distribuzione, con disservizi che vengono tamponati con contratti a tempo determinato.
ITALIAOGGI 18-5-2010
Tnt Post lancia MyPost e si fa
a misura di pmi
MARKETING
Di Irene Greguoli Venini
Le strategie dell'operatore postale per il mercato tricolore
Tnt Post fa rotta sulle piccole
imprese e sui professionisti, lanciando MyPost, un
conto virtuale ricaricabile da utilizzare per il pagamento dei servizi postali,
che consente una riduzione delle pratiche amministrative e un maggiore
controllo delle spese.
«Abbiamo deciso di lanciare MyPost
per soddisfare le esigenze delle piccole e medie imprese: è una forma di
pagamento per i prodotti postali, che consente di semplificare le pratiche
amministrative e di controllare il flusso postale, con un estratto conto
online. Il target sono le cosiddette soho (Small office home office), che hanno in genere flussi
postali abbastanza bassi all'interno dello stesso comune», spiega Valentina Pavan, direttore marketing di Tnt
Post Italia. MyPost può essere aperto presso uno dei
punti di accettazione dell'operatore postale, con un costo di attivazione di 10
euro e un versamento minimo di 20 euro; il cliente riceve i codici per gestire
tutto online: può ricaricare il conto per usare Formula certa (servizio di
recapito postale che certifica luogo, data e ora di consegna della
corrispondenza), per le raccomandate e per Formula Simply
Direct (per il recapito del direct
mailing), il tutto recandosi ai punti di accettazione senza contanti. Chi
attiva il servizio può inoltre controllare sempre le spese e ha la possibilità
di verificare se la corrispondenza è stata consegnata puntualmente e di
ricevere sul conto rimborsi nel caso di eventuali ritardi.
«Il servizio sarà attivo nelle nostre zone di copertura,
corrispondenti a circa il 40% delle famiglie italiane, che diventeranno entro
la fine dell'anno il 55%», continua il direttore marketing dell'operatore
postale, presente in Italia dal 1998 e attivo con una gamma di servizi per la
gestione di tutta la posta indirizzata (Posta classica) e per la gestione della
posta promozionale indirizzata e non indirizzata (posta pubblicitaria).
«Abbiamo pensato di lanciare MyPost attraverso i
punti di accettazione, con operazioni di direct
mailing e con banner sul nostro sito». E' stata anche attivata una promozione
che offre, a chi sottoscrive MyPost, uno sconto del
5% per spedire la corrispondenza da marcare.
«Il lancio del nuovo servizio è strategico perché uno dei
nostri obiettivi è allargare la quota delle piccole medie imprese», chiosa Pavan. «L'80% dei nostri clienti sono grandi speditori, la
maggior parte nel settore finanziario e nelle telecomunicazioni, mentre per
quanto riguarda la clientela media c'è un livello di penetrazione ancora basso,
dell'1,5% circa, che vogliamo portare al 2,5% entro il 2010».
Oltre al servizio di punta di Tnt Post, Formula certa, che grazie alla tecnologia satellitare consente di tracciare il percorso di ogni singola lettera identificata attraverso un codice a barre letto al momento del recapito, l'operatore postale punta molto quest'anno anche su «Formula Pec, il servizio di posta elettronica certificata che stiamo lanciando ora e che si inserisce nell'offerta Posta classica. Il nostro obiettivo per il 2010 è allargare la base clienti per Formula certa e di raggiungere 270 milioni di pezzi».
18-05-10
POSTE:
SIGLATO ACCORDO PER INNOVAZIONE SERVIZIO POSTALE EGIZIANO
(ASCA) - Roma, 18 mag - L'Amministratore Delegato di Poste Italiane, Massimo Sarmi, e l'ambasciatore egiziano in Italia, Ashraf Rashed, hanno firmato oggi un accordo economico per lo sviluppo, l'innovazione e il potenziamento tecnologico del servizio postale egiziano.
L'accordo, spiega la societa', consiste nella prima fase della riorganizzazione della logistica dell'operatore postale. Lo start up del progetto durera' 7 mesi e mezzo in vista della definizione di un programma di durata quinquennale.
''La partnership con Egypt Post riconosce i risultati raggiunti da Poste Italiane nel campo dei sistemi innovativi applicati nel settore logistico-postale e dimostra la nostra capacita' di fare sistema a livello internazionale - ha commentato l'Amministratore Delegato di Poste Italiane, Massimo Sarmi -. Sono molto soddisfatto per un accordo che ci attribuisce un ruolo di guida tecnologica per contribuire al miglioramento del servizio postale in Egitto e per disegnarne il futuro modello di servizio ''.
com-fgl/sam/rob
SVIZZERA - TICINOONLINE - Notizia del 20/05/2010 -
12:24
TELECOMUNICAZIONI
La posta?
"Troppo forte"
Per Jürg Bucher,
direttore generale della Posta Svizzera, il monopolio non è fondamentale,
mentre il quadro legale sì: "Con o senza monopolio, la posta è abbastanza
forte"
BERNA - "La Posta è abbastanza forte per vivere con o
senza monopolio": ad affermarlo, in interviste alla stampa, è il direttore
generale del "Gigante giallo" Jürg Bucher, secondo cui è prioritario "un quadro legale
chiaro, che ci accordi la necessaria libertà imprenditoriale e preveda la
nostra trasformazione in una moderna società anonima".
Nel quadro della revisione legislativa in corso, il
parlamento si è finora mostrato diviso sulla piena liberalizzazione del mercato
postale: ieri la commissione delle telecomunicazioni del Consiglio nazionale si
è detta contraria, seppur di misura. Agli Stati, alla fine dello scorso anno,
era invece scaturito un "sì" risicato.
In interviste pubblicate oggi dal "Corriere del
Ticino" (CdT), dalla "Neue
Zürcher Zeitung" (NZZ)
e da "Le Temps", Bucher
relativizza la portata di tale questione. "Già oggi oltre l'80% dei nostri
affari si fanno in un mercato liberalizzato; l'eliminazione del monopolio sulle
lettere fino a 50 grammi sarebbe un'ulteriore sfida per noi, ma è una tra le
tante", ha dichiarato al CdT. La posta in gioco
- ha aggiunto - è piuttosto la flessibilità operativa: "troppi paletti non
faranno che limitare la nostra competitività", ha osservato Bucher, il quale, oltre a ricoprire la carica di CEO della
Posta, è anche responsabile di PostFinance.
A tale riguardo, il "Gigante giallo" caldeggia una
licenza bancaria per potenziare l'offerta come prevede l'iniziativa popolare
"per una Posta forte", che ha già raccolto quasi 120mila firme. Su
altri punti del testo costituzionale, Bucher è però
scettico: "ci impedirebbe di adattarci ai nuovi bisogni della clientela,
trasformando, laddove necessario, gli uffici in servizi alternativi". E
ciò, a suo avviso, non costituisce affatto una riduzione delle prestazioni:
"In Ticino nel 2005 la Posta contava 303 punti di accesso, mentre oggi
sono diventati 308", ha dichiarato.
Per quanto concerne l'ufficio postale di Cevio,
a rischio di chiusura, il "Gigante giallo" ha comunque deciso di fare
marcia indietro in seguito a un ricorso: "seguiremo le raccomandazioni
della Commissione indipendente", ha detto Bucher:
"l'ufficio postale dunque resta, e con i medesimi orari di apertura di
oggi".
Sul fronte del servizio alla clientela svizzera, il direttore generale della Posta ha inoltre preannunciato miglioramenti. Per richiedere determinate informazioni, in futuro sarà infatti di nuovo possibile mettersi in contatto con l'ufficio postale del proprio comune attraverso un numero telefonico centralizzato. La soppressione di tale servizio era avvenuta nel 2005, suscitando il malcontento di diversi utenti.
SVIZZERA
Pollice
verso alla liberalizzazione
Commissione
del Nazionale: Posta resti servizio pubblico
CORRIERE DEL TICINO - 19 mag 2010
10:52 | Confederazione / Cronaca
BERNA - La liberalizzazione del mercato postale vacilla: con
un solo voto di scarto, 12 a 11, la commissione delle telecomunicazioni del
Consiglio nazionale si è detta contraria alla piena liberalizzazione. Al
Consiglio degli Stati c'era stato un sì di misura.
La commissione si è espressa, in linea di principio, contro la soppressione del monopolio della Posta sulle lettere, hanno reso noto oggi i Servizi del parlamento. Il Consiglio federale propone la liberalizzazione a tappe: dopo l'abbassamento in luglio del limite del monopolio sulle lettere da 100 a 50 grammi, una revisione legislativa dovrebbe elaborare i prossimi cambiamenti. Un anno dopo la sua entrata in vigore il governo tornerebbe davanti al parlamento per chiedere la liberalizzazione completa del mercato.
TICINO ON LINE Notizia del 21/05/2010 - 15:03
LUGANO
Chiude
l'ufficio postale di Gandria. PPD Lugano:
"Seguire l'esempio di Cevio"
LUGANO - I consiglieri comunali PPD Lorenzo Jelmini e Rolf Endriss hanno inoltrato un'interpellanza al Municipio in merito alla chiusura dell'ufficio postale di Gandria.
Questa decisione rientra nel progetto di Posta Svizzera, denominato “Ymago” che prevedeva inizialmente lo smantellamento di quasi 1/3 degli uffici postali presenti sul territorio nazionale, e che è stato riveduto alla luce della forte opposizione della popolazione.
"Purtroppo tale ripensamento" osservano i consiglieri PPD "è risultato solo di facciata poiché la Posta, adottando un metodo più scaltro, ha abbandonato la via della ristrutturazione generale, certamente più rumorosa ed a rischio di contestazione, per adottare il metodo del salame: tagliamo gli uffici postali uno alla volta così da impedire le reazioni della popolazione".
Tale sistema sarebbe stato attuato anche nella pianificazione degli uffici nel Comune di Lugano, e prova ne è la prevista chiusura dell’ufficio postale di Gandria. "E così anche la bella Gandria, da poco diventato un quartiere di Lugano, verrà privato di questo importante servizio, impoverendo inoltre sempre di più la vita e l’identità del quartiere stesso".
Stando all'opinione di Jelmini ed Endriss, anche gli uffici di Loreto ed altri periferici rischierebbero di fare la medesima fine. Il fine del management di Poste, osservano i firmatari, è chiaro: far lievitare l’utile aziendale senza curarsi delle conseguenze sui servizi e sulle condizioni del personale.
Viene portato pero' l'esempio di Cevio, dove il Municipio, confrontato con la decisione della Posta di chiudere l’ufficio sito sul territorio comunale, ha deciso di opporsi a questo progetto con il sostegno della popolazione. E così la Posta di Cevio non chiuderà con piena soddisfazione dell’autorità e della popolazione del comune valmaggese. La stessa strada è percorsa nel Malcantone, e cosi' si dovrebbe fare, concludono Jelmini ed Endriss, a Lugano, affinchè gli uffici di Gandria, oggi, e di Loreto domani, restino aperti.
TARGATOCN Attualità Sabato 22 Maggio 2010 ore 10:25
Poste:
sportello con personale multilingue a Cuneo e Fossano
Anche in provincia di Cuneo arriva lo 'Sportello Amico con personale multilingue': un segno dei tempi, che testimonia dell'attenzione di Poste Italiane verso le comunità di cittadini stranieri residenti in Italia. Sportello Amico di Poste Italiane è un particolare tipo di sportello all'interno dell'Ufficio Postale, creato per semplificare i rapporti tra i Cittadini e la Pubblica Amministrazione. Il fatto che diventi multilingue è un segno di integrazione culturale.
Al momento sono due gli uffici postali che ospitano questo servizio: Cuneo Centro e Fossano. Lo 'Sportello' si caratterizza per la presenza di operatori in grado di facilitare la comunicazione e rendere più semplice l’offerta di prodotti e servizi a cittadini immigrati. Il personale impiegato viene individuato tenendo conto della provenienza e della concentrazione di etnie straniere nelle diverse aree territoriali. Gli operatori specializzati sono formati preventivamente da Poste Italiane e presentano una spiccata capacità di espressione e scrittura nella lingua di competenza, principalmente l’arabo, il cinese, l’albanese, il peruviano, il filippino, il russo, il rumeno.
Tra i servizi offerti, il trasferimento di denaro all’estero, in tempo reale, in 190 Paesi nel mondo e Paccocelere Internazionale, per spedire fino a 30 Kg di peso in oltre 220 paesi del mondo.
LA PROVINCIAPAVESE 22-5-2010
Poste,
vanno in pensione altri ottanta
PAVIA. Al posto di lettere e cartoline si spediscono mail e sms: la corrispondenza tradizionale va in crisi con un calo del 10 per cento in provincia di Pavia e le Poste corrono ai ripari mandando in pensione in anticipo 80 dipendenti vicini ai quarant’anni di servizio.
«I primi accordi tra lavoratori e Poste per l’esodo incentivato sono già stati firmati - conferma il segretario di categoria della Cisl Maurizio Dassù -. A luglio ci saranno i primi pensionamenti anticipati, e grazie all’esodo incentivato dei lavoratori vicini ai 40 anni di servizio, entro la fine dell’anno in provincia di Pavia resteranno a casa 80 dipendenti: 40 addetti agli sportelli, 40 addetti al recapito. Considerando che i postali in servizio in provincia di Pavia sono circa 1.300, stiamo parlando del 6 per cento dei lavoratori, un “taglio” parecchio pesante, soprattutto se si considera che l’organico è già ai minimi storici».
In anni di crisi, però, i prepensionamenti incentivati che promettono ai lavoratori anche un bonus sulla pensione sono meglio della mobilità e dei licenziamenti.
«Certo - aggiunge il sindacalista della Cisl -. Ma aprono comunque dei problemi che non potranno non avere riflessi sull’attività e quindi sugli utenti degli uffici postali. Se è vero che il volume complessivo della corrispondenza è diminuita e ci sono trattative a livello nazionale per rivedere i modelli del recapito a domicilio della posta, è altrettanto vero che il lavoro di sportello resta invariato se addirittura non aumenta. Sarà possibile garantire l’a pertura dei 176 uffici postali in provincia tagliando 40 addetti agli sportelli oltre ai 40 del servizio di recapito? Già oggi, senza i prepensionamenti che dovrebbero andare a regime nei prossimi mesi, non è semplice gestire il lavoro quotidiano e lo testimonia il fatto che in estate, periodo di ferie, è necessario ridurre gli orari d’apertura e in qualche caso accorpare gli uffici di paesi vicini».
Dassù parla di trattative tra Poste e sindacati nazionali per una sorta di revisione del recapito della corrispondenza: ma cosa cambierà per i cittadini?
«Non è ancora chiaro - risponde il sindacalista - secondo le prime indiscrezioni a breve la posta potrebbe essere recapitata solo cinque giorni su sette anzichè sei giorni su sette come oggi. In pratica il sabato verrebbero consegnate solo le raccomandate».
Raccomandate che, per il momento sono l’unico genere di corrispondenza che non diminuisce per effetto delle nuove tecnologie, dalle mail agli Sms.
«La corrispondenza normale è diminuita del 10 per cento, le raccomandate sono aumentate del 7 per cento - Spiega Dassù -. L’a umento, però, sarà solo momentaneo visto che sembra un effetto della crisi economica: la gran parte di raccomandate sono solleciti di pagamento e cartelle esattoriali».
Il prepensionamento di 80 postali, però, rischia di non filare del tutto liscio: il problema sollevato dai sindacati è legato alla riforma delle pensioni annunciata come imminente dal governo.
«Se tutte le quattro finestre annuali concesse per andare in pensione slitteranno come sembra - conclude Dassù - il rischio è che vengano messi in discusione accordi già firmati tra Poste e dipendenti vicini alla pensione. Serve chiarezza visto che, a quanto sembra, ci troviamo di fronte ad un piano straordinario».
(21 maggio 2010)
Noto:
convocato dal sindaco incontro con Poste Italiane per chiarimenti su disservizi
SIRACUSANEWS - Attualità 18 Maggio 2010 @ 14:04
Il sindaco di Noto, Corrado Valvo, raccogliendo le segnalazioni apparse in questi giorni sulla stampa, ha convocato d’urgenza i responsabili delle Poste che, per sopraggiunti impegni, non hanno potuto confermare il precedente appuntamento fissato per la giornata odierna. A renderlo noto è l'Ente comunale della cittadina barocca.
Per venerdì prossimo, alle ore 9.30, sono stati convocati il direttore delle Poste, il responsabile tecnico, insieme all’assessore Quartararo e al consigliere Sammito, che aveva dato la sua disponibilità per la collocazione delle cassette modulari della posta che sono state consegnate alla fine dello scorso mese di aprile.
"Occorre chiarire con le Poste Italiane i termini relativi alla garanzia del servizio che devono fornire sia all’interno della Città che nelle Contrade; servizio a garanzia del quale l’amministrazione comunale non farà mancare il suo apporto, qualora necessario - ha detto Valvo - A breve si forniranno i dovuti chiarimenti sia al dott. Tiberio che al sig. Boscarino nonché al Comitato degli utenti per questi denunciati disservizi da parte delle Poste Italiane".
TEMPO STRETTO 19/05/2010
Disagi
negli uffici postali di Gesso, Salice, Castanea, Masse
e Spartà: ci risiamo
Il presidente della VI circoscrizione: «Innumerevoli disservizi all’utenza, si eviti un’altra estate come quella dell’anno scorso»
Forse qualcuno ricorda l’episodio in cui un anziano pensionato, nell’agosto 2009, una volta trovato chiuso l’ufficio postale di Spartà, nonostante a quell’ora avrebbe dovuto essere aperto, per lo sconforto andò via addirittura piangendo. Sì, a Messina si può piangere anche per un motivo del genere. Allora a denunciare il fatto simbolico fu il consiglio della VI circoscrizione, che oggi, giocoforza, si ritrova a dover nuovamente accendere i fari sui disservizi degli uffici postali di villaggi come Gesso, Salice, Castanea, le Masse e Spartà.
«Nello specifico – spiega il presidente del Quartiere Enrico Ferrara - il drammatico ridimensionamento, con la chiusura a giorni alterni degli uffici postali (ove non stabilito regolarmente come nel caso di Rodia e San Saba), ha causato innumerevoli disservizi all’utenza, prevalentemente anziana, privata del diritto di percepire la pensione». Già l’estate scorsa l’ufficio di presidenza della VI circoscrizione si recò presso gli uffici centrali di Poste Italiane a Pistunina, conferendo direttamente con il direttore provinciale, Francesco Rubino. Il quale spiegò che Poste Italiane, mediante comunicazione del maggio 2009 inviata a tutti i sindaci dei comuni messinesi, informava dell’organizzazione temporanea (con la chiusura a giorni alterni) e sperimentale degli uffici, con il monitoraggio delle risorse umane.
«Ma il Comune di Messina – sintetizza oggi Ferrara - non solo non diede diffusione di tale nota agli organi circoscrizionali, ma nemmeno inviò una contro risposta a Poste Italiane, che comunque applicò tale organizzazione di servizio, rilevatasi gravosa per la cittadinanza». Il presidente del VI Quartiere sottolinea poi un altro aspetto: «Nei villaggi della zona nord nei mesi estivi la popolazione raddoppia, è naturale che l’apertura giornaliera dei presidi postali diventi un’esigenza fondamentale, soprattutto in quei villaggi dove non esiste l’alternativa degli istituti bancari». Ferrara, dunque, si rivolge al sindaco, chiedendogli di «intervenire nell’immediatezza con i vertici di Poste Italiane, affinché si scongiuri il perpetrarsi anche nella prossima stagione estiva di enormi disagi, sotto il profilo economico, ma anche psicologico, a danno dei residenti e dei villeggianti».
Ponte e
Poste Italiane continuano a parlare
Giovanni Santin
IL GAZZETTINO Giovedì 20 Maggio 2010,
Ponte e Poste Italiane continuano a parlare. Con la speranza
che l'ultima tornata di confronti sia quella decisiva e capace di far riaprire
l'ufficio di Cadola. Nel corso del consiglio comunale
di martedì sera, è stato il sindaco di Ponte nelle Alpi, Roger De Menech, a riferire che la scorsa settimana si è incontrato
con Mauro Michelon, dirigente di Poste Italiane, e
Roberto Minicuci, direttore della zona Nord-Est della
stessa azienda.
«Sono stati
incontri positivi anche perché abbiamo avuto l'opportunità di spiegare
concretamente la realtà del nostro comune – ha detto il sindaco - e la
sensazione è che i nostri interlocutori abbiano capito l'importanza che riveste
il servizio dell'ufficio postale di Cadola». Per
conoscere però la decisione delle Poste bisognerà tuttavia attendere almeno la
settimana prossima.
«Per rispondere con chiarezza e senza nascondere nulla alle ultime polemiche sorte sulla gestione della ristrutturazione del Centro Paludi», il primo cittadino ha anche distribuito a ciascun consigliere una serie di fotocopie. Alcune, preparate dagli uffici, servono a ricostruire l'iter delle pratiche seguite, a partire dalla precedente amministrazione, che hanno portato all'accordo di programma con la proprietà dell'immobile e la Regione per rendere così possibile l'utilizzazione del fabbricato; altre contengono i due pareri preparati ancora un anno fa, prima delle elezioni – uno del segretario comunale, l'altro di un avvocato – in base ai quali sono esclusi possibili conflitti di interesse del sindaco nel Centro; una piccola porzione di questo fabbricato, infatti, è di proprietà di uno zio del primo cittadino. E, ad onor del vero, va detto che anche Idalgo De Pra, consigliere di minoranza di “VotoxPonte”, è a sua volta proprietario di un lotto all'interno del Centro.
A Bagnoli
ufficio postale chiuso per sfratto. Protestano i cittadini
ALTROMOLISE 2010-05-21 00:29:04
A Bagnoli del Trigno da qualche giorno è stato “temporaneamente” chiuso l’ufficio postale.
I proprietari dei locali dove era ubicato l’ufficio, nel centro storico del paese, avevano intimato, circa due anni fa lo sfratto, alle Poste. Tuttavia, a detta dei cittadini, nessuno ha valutato nel frattempo eventuali siti disponibili ad accogliere le Poste. Fino ad arrivare a qualche giorno fa, quando lo sfratto è diventato esecutivo. Così, i cittadini del paese altomolisano si sono ritrovati, improvvisamente, senza tutti quei servizi fondamentali per una piccola comunità come quella bagnolese, costituita in prevalenza da anziani, che chiaramente vedono da sempre nell’ufficio postale un punto di riferimento. Attualmente non è possibile, quindi, in paese nemmeno pagare una bolletta, per non parlare della riscossione delle pensioni e degli stipendi.
La situazione allo stato attuale è la seguente: c’è ancora da trovare il locale dove ubicare le poste; una volta individuato il nuovo locale bisognerà adeguare gli impianti alle norme previste dalla legge per ospitare un ufficio pubblico. Forse, quindi, nel giro di uno o due mesi l’ufficio potrebbe riaprire. Ma i bagnolesi chiedono che nel frattempo si provveda quantomeno ad attivare uno sportello temporaneo per evitare ulteriori disagi e per poter garantire quei servizi basilari per la sopravvivenza di una piccola comunità che già si trova a fare i conti con il drammatico problema dello spopolamento.
I cittadini di Bagnoli del Trigno
Raccomandate
a Redona
Interrogazione a Berlusconi
L’ECO DI BERGAMO * 20 maggio 2010
I deputati della Lega Giacomo Stucchi, Nunziante Consiglio, Pierguido Vanalli ed Ettore Pirovano, hanno inviato un'interrogazione a risposta scritta al ministro per lo Sviluppo economico (incarico assunto ad interim dal presidente del Consiglio dei ministri Silvio Berlusconi) sui disagi provocati dal ritiro centralizzato delle raccomandante nella sede delle Poste di via Galimberti a Redona, chiedendo «se non ritenga opportuno invitare l'azienda Poste italiane a non peggiorare ulteriormente il già carente servizio offerto ai cittadini della Provincia di Bergamo, che già patiscono da lungo tempo i gravi disagi riguardanti problematiche puntualmente segnalate dagli interroganti, prevedendo un'adeguata prestazione in tutta la Bergamasca».
«L'ufficio comunicazione di Poste Italiane – scrivono – fa presente che il ritiro delle raccomandate in via Galimberti, nel quartiere di Redona, riguarda tutti i residenti della città; ma tra i cittadini ci sono anche anziani senza auto che, se prima riuscivano a risolvere il problema prendendo i bus verso il centro, ora si trovano in difficoltà: per loro andare a ritirare una raccomandata in via Galimberti è diventata un'impresa piuttosto ardua, vedendosi costretti a raggiungere la periferia cittadina per eseguire l'operazione; inoltre, ci sono i cittadini che lavorano, alcuni pendolari, che non riuscirebbero ad arrivare con i mezzi pubblici (treno e bus) prima dell'orario di chiusura, essendo una zona periferica».
BLITZ QUOTIDIANO 19-5-10 Cronaca Italia
Carbonia,
le Poste perdono un telegramma e lui il posto di lavoro alla Asl. Educatore
sardo sporge denuncia
Ha trovato lavoro proprio sotto le feste, un gran bel regalo di Natale. Ma le Poste non gli hanno mai recapitato la comunicazione e lui ha perso il posto. Lo sfortunato protagonista di questa storia è Alessandro Turno, 44 anni, che era stato convocato dalla Asl sarda di Carbonia per firmare un contratto annuale. Il telegramma che lo avvisava di firmare il contratto di assunzione, però, non gli è mai arrivato e la sua mancata presentazione è stata considerata una rinuncia. Ora l’uomo ha presentato una denuncia contro l’ente postale.
Educatore professionale, Turno era in cerca di occupazione ed aveva fatto domanda di assunzione alla Asl. Era stato scelto, ma il mal funzionamento del servizio delle Poste gli ha fatto perdere quest’occasione. L’uomo infatti non ha mai ricevuto il telegramma, datato 4 dicembre 2009, con cui l’ufficio personale della Asl lo informava che il 10 dicembre, alle 10,30, avrebbe dovuto presentarsi nella sede degli uffici amministrativi di Carbonia, per la firma del contratto a tempo determinato. La mancata presentazione entro i termini, avvertiva la Asl nel telegramma, sarebbe stata considerata una rinuncia: così, a sua insaputa, Turno ha perso il posto e con lui uno stipendio sicuro per un anno.
Turno è venuto a conoscenza di quanto accaduto solo tre mesi più tardi e in maniera del tutto casuale. Parlando con un dipendente della Asl, ha scoperto che gli era stata inviata la convocazione mai arrivata nella sua casa di via Cavour, nel centro storico di Iglesias. Il 44enne è riuscito così a ricostruire l’assurda vicenda e, nei giorni scorsi ha presentato ai carabinieri di Iglesias una denuncia, chiedendo all’autorità giudiziaria di procedere penalmente nei confronti di Poste italiane per i reati che si dovessero ravvisare. Turno si riserva anche di fare anche una causa civile per ottenere il risarcimento del danno, ma la sua speranza è che l’Azienda sanitaria locale, tenendo conto di quanto accaduto, possa procedere a una nuova convocazione per l’assunzione.
19 maggio 2010 | 12:17
Radiocor agenzia di informazione de Il Sole 24 ore
Poste:
accordo per l'innovazione del servizio postale egiziano
MARTEDI' 18 MAGGIO 2010
(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Roma, 18 mag - L'amministratore delegato di Poste Italiane, Massimo Sarmi, e l'ambasciatore egiziano in Italia, Ashraf Rashed, hanno firmato oggi un accordo economico per lo sviluppo, l'innovazione e il potenziamento tecnologico del servizio postale egiziano. L'accordo, si legge in una nota di Poste, consiste nella prima fase della riorganizzazione della logistica dell'operatore postale. Lo start up del progetto durera' 7 mesi e mezzo in vista della definizione di un programma di durata quinquennale. L'accordo perfeziona il percorso avviato con il memorandum di intesa siglato al Cairo tra Poste ed Egypt Post piu' di un anno fa. Il progetto di respiro internazionale partira' a giugno con l'obiettivo di favorire il miglioramento complessivo della qualita' degli invii postali e aumentare l'innovazione del sistema anche tramite l'introduzione di servizi a valore aggiunto. Tale accordo si inserisce nel contesto della partnership fra i due operatori postali che riguarda anche lo sviluppo congiunto di una raccomandata digitale internazionale (PrEM) e il lancio di una carta di credito pre-pagata per il trasferimento fondi internazionali a costi contenuti in linea con l'intervento del Governo italiano nel corso del G8 sulla riduzione dei costi di trasferimento delle rimesse. Com-Chi (RADIOCOR) 18-05-10 19:48:09 (0406) 5 NNNN
VARESENEWS – 19-5-2010 La notizia del lettore
Vuoi la
raccomandata? Vieni a prendertela
Un lettore scrive: "Da mesi ormai il postino passa e lascia il cartellino giallo per il ritiro della raccomandata, senza suonare e accertarsi che ci sia qualcuno in casa. E tutte le raccomandate finiscono in via Milano. Perchè?"
Egregio direttore,
da diversi mesi sto notando un cambiamento radicale del servizio poste per quanto riguarda la consegna delle raccomandate. Casi personali e di amici che mi portano a pensare che le nostre poste non siano più un nostro servizio ma il cittadino al servizio delle Poste.
Alcuni giorni fa vedo arrivare il postino con il giubbetto colorato, poi lo vedo passare tra le abitazioni e scorrere via, presumo dopo aver consegnato la posta.
Esco, controllo e mi ritrovo il cartoncino giallo avviso di ritiro della raccomandata n°14... presso gli uffici centrali a VARESE fronte ferrovie nord. Vado nella mia succursale di Casciago per far rientrare la raccomandata e mi rispondono che non è possibile. Incontro un vicino di casa e ci confrontiamo: ha lo stesso problema mio.
La cosa si ripete a distanza di qualche giorno in un condominio di Masnago: arriva il postino, casualmente sono da mia madre, suona il citofono, apriamo e l'operatore "fa un giro" in zona buche lettere, rilascia il solito avviso giallo e scompare. Ci ritroviamo ad andare in centro per ritirare una raccomandata che poi verifichiamo, con l'amministrazione dello stabile, altro non è che l'indizione di una assemblea straordinaria di condominio. Mi reco anche alle poste di Masnago ma sono impossibilitati a far rientrare la raccomandata.
E così di nuovo tutti in centro in via Milano. L'ultima volta che ci sono stato ho trovato persone anziane in attesa con il numerino per il loro turno, piuttosto irate.
Quando finalmente ho ritirato la mia "merce", con grande sorpresa, nel pacchetto spedito con
raccomandata, ho trovato semplicemente dei giornaletti sportivi pubblicitari spediti a me in quanto addetto allo sport.
Non conosco il motivo per cui le poste hanno deciso di centralizzare il servizio, ma io ho deciso che, dopo una verifica della provenienza, le lascerò tutte in via Milano, alla sede centrale.
Cordiali saluti
19/05/2010 ROMANO
13-05-2010, STAMPA, TORINO, pag.73
CIATTAGLIA ANDREA
Per sedare
gli animi ieri sono dovuti intervenire anche i vigili urbani Aurora Via Parma,
attesa infinita alla Posta
ANDREA CIATTAGLIA C'e' voluto anche l'intervento dei vigili urbani, ieri mattina, per sedare gli animi delle decine di persone in coda da ore all'ufficio POSTALE di via Parma 63 e infuriati contro le Poste. Ad un certo punto la fila si e' talmente allungata da terminare in strada: ne' il marciapiede, ne' gli angusti locali dell'ufficio bastavano piu' a contenere la folla adirata. Da qualche settimana, segnalano molti cittadini, a questo sportello code di tre o quattro ore per ritirare una raccomandata sono all'ordine del giorno. L'ufficio di via Parma e' stato dedicato dalle Poste al ritiro della corrispondenza non consegnata, quella per cui viene lasciato il classico avviso in buca, perche' il portalettere non ha trovato nessuno in casa. «Ma i locali non sono attrezzati - si lamenta Franco Trad, anche lui in coda da ore - non ci sono numeri d'ordine per stabilire chi deve passare e convergono a questo sportello residenti di Falchera, di piazza Vittorio, di corso Regina Margherita». Mezza citta', insomma. E dire che, secondo Poste Italiane, quello di via Parma e' «l'ufficio baricentrico dedicato al ritiro di raccomandate, assicurate e atti giudiziari». Al di la' della definizione altisonante, per i cittadini e' un servizio che non funziona e basta. Lo dice Michelina Rodelli che ieri ha aspettato quattro ore e mezza per ritirare una raccomandata intestata al figlio Giuseppe. «Risultava che la busta fosse gia' stata ritirata - spiega - Solo dopo tre ore di proteste si e' scoperto che la raccomandata era ancora nell'ufficio POSTALE». Se ne erano perse le tracce dopo che era stata consegnata per errore, ad un altro cliente, che l'aveva prontamente riportata. Il flusso di persone e' ancora piu' insostenibile da quando, il 6 aprile scorso, sono iniziati i lavori di ristrutturazione alle poste di corso Taranto. «Nel mese di aprile - dicono dalle Poste - si e' poi registrato un incremento del traffico di oggetti raccomandati: mediamente gli oggetti non ritirati consegnati dagli sportelli di via Parma sono circa 250 al giorno».
L’ECO DEL CHISONE - 19 maggio 2010
Ad Airasca, pesanti ritardi nella consegna della posta
Un mese per
una raccomandata
Fioccano le proteste: «Un'inefficienza intollerabile»
AIRASCA - La corrispondenza arriva con pesanti ritardi e fioccano le proteste. Accade ad Airasca, dove il servizio postale pare davvero in tilt. Già in passato i cittadini hanno spesso lamentato ritardi nella consegna di giornali e missive: a macchia di leopardo e saltuariamente. Ma ora la situazione è davvero peggiorata. Questa volta le numerose segnalazioni del disservizio sono giunte in particolare da via Roma, verso il borgo Aurora e in via Sacco ma anche in altre parti del paese.
Corrispondenza spedita ad inizio aprile e recapitata soltanto l'11 maggio. Tra queste una convocazione per un'importante assemblea condominiale (già svoltasi nel frattempo), una risposta per un bando provinciale (i cui termini sono ormai scaduti), la lettera di avviso di un abbonamento ad un quotidiano (intanto è stato sospeso l'invio), l'invito ad un convegno in Francia (concluso ormai da giorni), oltre a numerose bollette Telecom ed Enel, per fortuna domiciliate in banca.
«Un'inefficenza intollerabile, anche perché le conseguenze economiche possono essere molto pesanti. Il buffo è che un contenzioso è impossibile perché sempre più spesso sulle buste non compaiono le timbrature con le date di partenza ed arrivo». Si sfoga così uno dei cittadini colpiti dal malfunzionamento postale, Roberto Antonioli: «Ho sempre segnalato la cosa al responsabile dell'Ufficio postale di Airasca ed in risposta mi è stato consegnato un modulo per il reclamo che sarà poi inoltrato alle Poste centrali».
In altri Comuni del Pinerolese, di fronte a situazioni analoghe - mal comune, mezzo gaudio? -, il sindaco ha presentato un esposto per interruzione di pubblico servizio.
Ad Airasca il primo cittadino Andreazzoli si è detto «preoccupato della situazione». E poi ha aggiunto: «Proprio la scorsa settimana, durante gli Stati generali del Pinerolese, ho sollevato anche questa problematica. Nei prossimi giorni come Amministrazione ci muoveremo per concordare un'iniziativa con i sindacati e cercheremo di coinvolgere anche l'Anci (Associazione nazionale Comuni italiani, ndr) per sollecitare una presa di posizione colletiva». Anche perché il privato cittadino sembra davvero impotente, ed intanto si continua a pagare per un servizio che viene effettuato male. E si fa sempre più strada la posizione di chi rimpiange i vecchi tempi, quando le Poste non facevano le banche ed i commercianti di libri, giochi e quant'altro ma si limitavano ad occuparsi di lettere & C.
Luca Nota
PRIMA DA NOI 21/05/2010 9.37
CRONACA - Teramo
Postina fa
la spesa in orario di lavoro, segnalazione alle Poste
TERAMO. Una postina di Teramo fa la spesa al supermercato durante l'orario di lavoro, ma viene immortalata con il telefonino da un giornalista che invia la segnalazione alle poste.
Fare la spesa in orario di lavoro è decisamente inopportuno. E la sfortuna ha voluto che a notare una postina in servizio tra gli scaffali di un negozio ci fosse Marcello Olivieri, giornalista e presidente dell'Associazione "Teramo Vivi Città" che ha deciso di non far passare il caso inosservato.
Olivieri ha fotografato con il telefonino la donna e ha segnalato il fatto alle Poste Italiane per «tutelare i lavoratori onesti», ha assicurato.
L'associazione ha diffuso una nota solo dopo avere informato la dirigente delle Poste Italiane di Teramo.
Secondo quanto riferito dal datore di lavoro la postina effettua il servizio dalle 8 alle 13 e «fare la spesa» non rientra nelle sue mansioni lavorative; nei confronti della donna saranno probabilmente presi dei provvedimenti disciplinari.
Le foto sono state fatte ieri, intorno alle 12,20, in un supermercato di via Irelli a Teramo.
«Dopo avere fatto le foto - ha spiegato il presidente dell'associazione, Marcello Olivieri - ho subito telefonato alle Poste che in questo caso sono parte lesa. Si parla tanto di giovani che non hanno lavoro e poi si vedono persone mature, che un lavoro ce l'hanno, dare il peggio di loro stessi, invece di dare il buon esempio».
"Teramo Vivi Città" è stata fondata nel 1997 allo scopo di collaborare con le istituzioni per tutelare l'ambiente e i cittadini.