IL POSTALE n. 464

 

Notizie dalla rete

 

 

IL POSTALE n. 4640 del 20-6-2010 - www.ilpostale.it - e-mail: ilpostale@libero.it

 

Può esistere per un uomo una visione più amara di quella d'un avvenire infelice, piatto e senza orizzonti, da lui stesso preparato?

Robert Schumann

 

 

ItaliaOggi

Numero 141  pag. 8 del 15/6/2010

Il sabato senza Poste

PRIMO PIANO

Di Cesare Maffi

Trattativa in corso per tagliare il servizio di recapito

Niente corrispondenza nel week end

 

La trattativa è in corso fra le Poste guidate da Massimo Sarmi e i sindacati per operare un taglio fra i più consistenti mai arrecati al recapito postale dall'Unità a oggi. Si parla di sopprimere la consegna della corrispondenza nel giorno di sabato. È vero che le attuali regole del servizio postale (D.Lgs. 22 luglio 1999, n. 261) prevedono tale possibilità. L'art. 4, infatti, stabilisce: «Il fornitore del servizio universale garantisce tutti i giorni lavorativi, e come minimo cinque giorni a settimana: a) una raccolta; b) una distribuzione al domicilio di ogni persona fisica o giuridica». Resta il fatto che considerare festivo il sabato danneggerà milioni di utenti postali. Segnatamente, esso rappresenterà un'ennesima botta per i quotidiani e la stampa in genere che si valgono del servizio postale per i propri abbonati. Il lettore riceverà il lunedì il quotidiano del sabato precedente: sempre che i consueti ritardi non causino un ulteriore slittamento. La distribuzione della corrispondenza ha conosciuto costanti peggioramenti.Nella Londra vittoriana i recapiti si susseguivano più volte ogni giorno, anche sei. Chi riceveva una lettera riconosceva dai timbri a quale ora essa fosse partita e da quale ufficio. Anche in Italia, però, il funzionamento era garantito. La lettura di epistolari di personaggi quali Giovanni Gentile e Benedetto Croce permette di rilevare che si poteva inviare il lunedì da Napoli una lettera chiedendo che il martedì qualcuno venisse alla stazione di Roma o annunciare da Pisa l'arrivo nella Capitale, sempre con sole ventiquattro ore di anticipo. L'eccezione documentata fu nel biennio rosso, fra il 1919 e il '21, quando gli scioperi misero in ginocchio non solo i recapiti postali, ma l'intera nazione. A metà degli anni sessanta venne soppresso il recapito pomeridiano; ma per un non breve volgere di tempo vi furono ministri delle Poste e telecomunicazioni che ne promettevano, ingenui!, il ripristino. Dai sei recapiti giornalieri arriveremo dunque ai cinque nell'intera settimana. Uno schifo, per dirla con chiarezza, da aggiungersi ai ritardi che tutti lamentano negli inoltri postali, ma che le Poste negano pervicacemente sulla base di controlli di qualità, positivi ma privi di riscontro nel reale giudizio degli utenti. Sarà opportuno ricordare che la distinzione fra posta ordinaria e posta prioritaria venne soppressa dal ministro Mario Landolfi (An) il 12 maggio 2006, con l'equiparazione dei due servizi. Significò un aumento delle tariffe mai prima registrato in egual peso percentuale.

 

 

 

Poste Italiane in pole position per fornitura prepagate a poste indiane

 

(Teleborsa) - Roma, 18 giu - Poste Italiane e il suo partner HSBC sono in "finale" per la fornitura alle Poste Indiane del servizio di carte prepagate.

Al termine della seconda tornata di valutazione delle offerte, Poste Italiane e il Gruppo bancario e finanziario britannico sono state inserite dal Governo indiano nella short list composta da 4 società finanziarie candidate ad aggiudicarsi l'importante gara internazionale bandita dal Dipartimento delle Poste indiane per designare il partner che consentirà alle Poste del paese asiatico di emettere carte prepagate, sul modello di quanto Poste Italiane fa da anni nel nostro paese con la carta Postepay.

 

Poste Italiane e HSBC sono legate da un accordo strategico per la creazione di sinergie e nuove opportunità di business nell'area dei pagamenti internazionali e del pre-pagato cross border ed hanno presentato un'offerta congiunta alla gara bandita dal Governo. Per la scelta del vincitore della gara il Governo avvierà ora un'attività di due diligence di carattere tecnico. L'accordo punta a capitalizzare anche al di fuori dei confini nazionali la competenza di Poste Italiane nel settore delle carte prepagate, in cui è leader europeo di mercato con 6 milioni di carte emesse, unita alla capacità operativa di una banca globale come HSBC.

 

"L'accordo con HSBC - spiega l'Ad di Poste Italiane, Massimo Sarmi - consolida ulteriormente la nostra leadership nei servizi finanziari e di money transfer."

 

 

Finanza e Mercati > In primo piano

Alleanza internazionale tra Hsbc e Poste Italiane

 

di Laura Galvagni

 

IL SOLE24ORE - Questo articolo è stato pubblicato il 18 giugno 2010 alle ore 08:08.

 

Due realtà complementari, per presenza geografica e area di business, che hanno deciso di mettere assieme le forze per promuovere la dimensione internazionale dell'uno e quella nazionale dell'altro: sono Poste Italiane e Hsbc. A sorpresa le due società hanno siglato una partnership strategica orientata a sviluppare sinergie nel moneytransfer e nel pre-pagato cross border. Sono infatti questi i temi cruciali dell'accordo quadro attorno al quale si svilupperà la collaborazione tra le Poste guidate da Massimo Sarmi e l'istituto di credito con base a Londra.

 

Tanto che è già operativa l'intesa che permetterà ai correntisti del BancoPosta di trasferire denari in tutta la zona non euro appoggiandosi alla rete di Hsbc, che fungerà da correspondent bank preoccupandosi anche di applicare direttamente il cambio senza ulteriori intermediari. Fino a oggi per questo genere di operazioni le Poste si sono sono sempre affidate alla Banca Popolare di Sondrio che resterà come interlocutore con la differenza che, rispetto al passato, non potrà più gestire l'incarico in esclusiva. Il servizio d'ora in poi potrà essere fornito utilizzando anche il network di Hsbc che ha una presenza a livello mondiale quasi capillare, considerato che ha uffici in 88 paesi e figura complessivamente in cinque continenti. La prima offerta che verrà lanciata sarà quella relativa ai pagamenti internazionali cosidetti tradizionali, ossia i bonifici da conto a conto. Ma nel prossimo futuro verranno probabilmente annunciati anche altri tipi di collaborazioni in questo ambito.

 

È invece in fase di definizione un'altra partita cruciale che vede le due società schierate l'una al fianco dell'altra: le carte pre-pagate indiane. A maggio scorso Hsbc e Poste hanno presentato un'offerta congiunta nella gara bandita dal governo indiano per cercare un partner che supporti le Poste del paese a lanciare carte pre-pagate. Giusto pochi giorni fa il governo ha comunicato la short list e il tandem Hsbc-Poste Italiane è rimasto in gara assieme ad altri tre competitor, degli 11 contendenti che si erano presentati, di cui uno è Amex e gli altri sono due banche indiane. L'esito definitivo della gara potrebbe essere noto a breve.

 

La rete di alleanze e collaborazioni internazionali di Poste Italiane inizia a diventare consistente. È di ieri la notizia che il gruppo guidato da Massimo

Il concetto più ripetuto è quello dell'utilità. Assieme a quello dei servizi, la cui porta telematica è ancora appena socchiusa ma lascia già comprendere quante

La prossima settimana, infatti, una delegazione di Hsbc e delle Poste andrà in India per depositare l'offerta "vincolante". L'inedita coppia ha deciso di mettere assieme le forze per coniugare lo status di banca di Hsbc e la sua dimensione mondiale, caratteristiche indispensabili per poter accedere al bando, e l'esperienza maturata nel settore da Poste, un know how sviluppato con metodo negli ultimi anni. L'occasione è certamente interessante poiché permette alle due realtà di proiettarsi in un mercato ancora tutto da esplorare con oltre 260 milioni di potenziali clienti. L'intesa tra i due prevede tra l'altro che l'introito raccolto per ogni carta pre-pagata sottoscritta venga diviso in parti da determinare. E se dovesse funzionare il modello è replicabile in tutti quei paesi emergenti che si stanno affacciando al business delle carte pre-pagate, tra i quali il Brasile, per citarne uno.

 

È evidente quindi che la partnership nel suo complesso è stato un risultato assai gradito ai vertici delle due aziende. Soprattutto perché sposa la più grande azienda di servizi del paese con una delle più importanti realtà bancarie internazionali. «Con questo accordo – spiega Sarmi – Poste Italiane consolida ulteriormente la propria leadership nei servizi finanziari, di moneytransfer e di mobile payment, mettendo a disposizione il proprio know how sugli strumenti pre-pagati agli operatori postali del mondo». Altrettanto soddisfatto Marzio Perrelli, ceo di Hsbc in Italia: «Siamo molto contenti di questa nuova collaborazione con Poste Italiane, con la quale abbiamo già lavorato in passato. Siamo due istituti complementari e noi rappresentiamo il partner ideale per qualsiasi tipo di business cross-border per società italiane che vogliono cogliere le opportunità presenti in quei paesi che spingono la crescita dell'economia mondiale»

 

L'ACCORDO

Poste Italiane e Hsbc hanno siglato una partnership strategica orientata a sviluppare sinergie nel moneytransfer e nel pre-pagato cross border. È già operativa l'intesa che permetterà ai correntisti del BancoPosta di trasferire denari in tutta la zona non euro appoggiandosi alla rete di Hsbc, che fungerà da correspondent bank preoccupandosi anche di applicare direttamente il cambio senza ulteriori intermediari. È invece in fase di definizione un'altra partita cruciale: Hsbc e Poste hanno presentato un'offerta congiunta nella gara bandita dal governo indiano per cercare un partner che supporti le Poste del paese a lanciare carte pre-pagate.

 

 

 

Poste, partnership internazionale con Hsbc

milanofinanza.it  18/06/2010 9.00

L'accordo quadro prevede l'utilizzo da parte di Poste della piattaforma di Hsbc per la gestione dei pagamenti in Italia e una partnership per esportare all'estero i servizi di Bancoposta

 

A sorpresa Poste Italiane e Hsbc hanno siglato una partnership strategica orientata a sviluppare sinergie nel money transfer e nel pre-pagato cross border. L'accordo quadro prevede l'utilizzo da parte di Poste della piattaforma di Hsbc per la gestione dei pagamenti in Italia e una partnership per esportare all'estero i servizi di Bancoposta. I due quotidiani ricordano che intanto Poste e Hsbc si sono presentate assieme e sono state ammesse alla short list nella gara indetta dalle poste indiane per l'emissione e gestione di carte prepagate.

 

 

Poste italiane-Hsbc, accordo internazionale

di    redazione  (tutti i suoi articoli)

bluerating.com   Ultimo aggiornamento : 18-06-2010 09:30

A sorpresa Hsbc e Poste Italiane hanno siglato un'alleanza internazionale per sviluppare singergie nel moneytransfer e nel pre-pagato cross border. Resta in fase di definizione la partita congiunta sulle carte prepagate indiane.

 

Partnership a sorpresa per Hsbc e Poste Italiane, che ieri hanno siglato un’alleanza internazionale orientata a sviluppare sinergie nel moneytransfer e nel pre-pagato cross border. Sono questi i temi cruciali dell’accordo quadro anticipato da Il Sole 24ore e attorno al quale si svilupperà la collaborazione tra le Poste guidate da Massimo Sarmi e l’istituto di credito con base a Londra.

 

Così, i correntisti del Banco Posta potranno trasferire denari in tutta la zona non euro appoggiandosi alla rete Hsbc, che fungerà da correspondent bank preoccupandosi anche di applicare il cambio senza ulteriori intermediari. Fino ad oggi le Poste per questo genere di operazioni si sono sempre affidate alla Banca Popolare di Sondrio che resterà comunque interlocutore con la differenza, rispetto al passato, che non potrà più gestire l’incarico in esclusiva.

 

Intanto resta ancora in sospeso un'altra partita congiunta delle due società: le carte prepagate indiane. A maggio Hsbc e Poste hanno presentato un'offerta nella gara bandita dal govenro per cercare un partner che supporti le Poste del paese e lanciare carte prepagate. L'esito definitivo della gara sarà comunicato a breve.

 

 

 

LA STAMPA - 16/6/2010 (7:30)  - RETROSCENA

Contromossa dei finiani

Sgambetto in commissione

+ Intercettazioni, Pdl ad alta tensione

La minoranza: «Le modifiche sono un dovere di legalità»

AMEDEO LA MATTINA

ROMA

Trattativa? Non mi risulta nessuna trattativa. Basta, la partita è chiusa», taglia corto Fabrizio Cicchitto allontanandosi dall’aula di Montecitorio e diretto verso i suoi uffici per mettersi in contatto con Palazzo Grazioli dove oggi Silvio Berlusconi ha convocato un vertice sulle intercettazioni e sulla manovra economica. «Trattativa? Ma qui si va allo scontro frontale e il Cavaliere ne ha fin sopra le scatole di Fini», spiega Osvaldo Napoli. Il capogruppo Pdl in commissione Giustizia Enrico Costa si chiede perché i finiani hanno votato all’unanimità il provvedimento nell’ufficio di presidenza e ora rimettono tutto in discussione: «Così delegittimano il massimo organo di partito, facendogli perdere credibilità. Il loro, più che un ragionamento tecnico di merito, mi sembra un calcolo politico».

 

«Ma quale calcolo politico - replica il finiano Fabio Granata -, l’errore è stato non aver chiesto lo slittamento dell’ufficio di presidenza riunito mezz’ora dopo che gli emendamenti erano stati consegnati a Giulia Bongiorno. Alcune modifiche non sono una trattativa ma un dovere per chi crede nei valori di legalità e giustizia». «Che gli costa a Berlusconi migliorare il ddl in pochi punti ed evitare scivoloni in Parlamento e via via su fino al Quirinale?», è la domanda apparentemente ingenua di Benedetto della Vedova. Il botta e risposta a distanza in Transatlantico fa piazza pulita delle voci che si rincorrono su trattative, su una possibile tregua con timide aperture di Berlusconi, addirittura di accordi su un nuovo patto fondativo del Pdl che ridarebbe nelle mani di Fini il 30% del partito. Chi lo ha sentito fino a ieri sera assicura che il premier vorrebbe invece sfidare il presidente della Camera: mettere la fiducia sulle intercettazioni e poi vedere quali deputati votano contro il provvedimento.

 

Sì, perché i finiani sono pronti a votare la fiducia, ma poi votare contro il disegno di legge, se non ci saranno i cambiamenti richiesti. La contromossa è pronta: Berlusconi chiamerà i deputati uno per uno e chiederà a tutti i ministri e sottosegretari di essere presenti in aula. «La maggioranza terrà, anche senza i finiani», assicura uno dei collaboratori del premier. Il quale non tollera che si discuta una legge all’infinito, facendo passare l’idea che il suo governo non è in grado di decidere. «Fini continua nei suoi giochetti ma non voglio arretrare di un millimetro. È il momento di stanarli, vediamo chi ha il coraggio di sfilarsi», ha detto Berlusconi. Ma prima di arrivare in aula (chissà quando e comunque dopo la manovra economica) l’agguato degli amici di Fini potrebbe scattare in commissione Giustizia dove il ddl della discordia arriva domani.

 

La relatrice è la Bongiorno che il Cavaliere considera una spina nel fianco. Oltre a lei ci sono altri 4 finiani in commissione (Siliquini, Consolo, Lo Presti e Angela Napoli). Dunque 5 su 19 componenti del Pdl. A questi 5 va aggiunto Luigi Vitali, membro della Consulta giuridica del partito, che non è finiano ma ha sempre criticato le nuove norme sulle intercettazioni («Stiamo facendo un pasticcio»). Se a questi dissidenti nella maggioranza si aggiungono i 15 deputati del Pd, i 3 dell’Udc e i 2 dell’Idv, il gioco è fatto: basta la modifica di una sola virgola del testo uscito dal Senato per riportare tutto in alto mare. Mosse e contromosse, con il Berlusconi che minaccia l’espulsione di chi non attiene alle decisioni del partito. Intanto il premier cerca di fare terra bruciata attorno a Fini.

 

Chiama i parlamentari che sono più vicini al presidente della Camera e li invita ad essere responsabili, ventilando la fine prematura della legislatura se la maggioranza non riuscirà ad andare avanti. Cerca pure di appropriarsi anche dei manager di area finiana.

 E’ stato lo stesso Fini che in questi giorni ha raccontato di una telefonata del premier all’amministrazione delegato delle Poste italiane Massimo Sarmi, al quale ha chiesto la disponibilità a entrare nel governo come ministro per lo Sviluppo economico al posto di Scajola. Il Cavaliere gli ha spiegato che sul suo nome c’è una larga convergenza. A quel punto Sarmi ha detto di sì, convinto che il suo nome fosse stato fatto da Fini che alle Poste lo ha voluto nel 2002 al posto di Corrado Passera. Così ha chiamato l’inquilino di Montecitorio per ringraziarlo. Ma il presidente della Camera è caduto dalle nuvole: «Non ne so nulla, non sono mai stato consultato sul successore di Scajola». Il posto di via Veneto rimane ancora vacante e Sarmi è rimasto nel limbo.

 

 

 

Governo/ Bossi: Sarmi al posto di Scajola? Ho sentito altri nomi

"Ma lo dirà Berlusconi"

postato 1 giorno fa da APCOM

 

"Ho sentito altri nomi". Si pronuncia così il leader della Lega, Umberto Bossi, sull'ipotesi di affidare il ministero dello Sviluppo economico (guidato ad interim dal premier Berlusconi dopo le dimissioni di Scajola) all'amministratore delegato delle Poste italiane Massimo Sarmi. "Può essere diversamente - sottolinea Bossi, in visita a Torino - ho sentito altri nomi". Bossi non aggiunge altro, nonostante le sollecitazioni dei giornalisti. E come a far capire che non spetta a lui dire chi sostituirà Claudio Scajola al ministero dello Sviluppo Economico, conclude: il nome del nuovo ministro "lo dirà Berlusconi".

 

Insider/ Massimo Sarmi in pole position per lo Sviluppo Economico

www.affaritaliani Mercoledí 16.06.2010 08:28

Massimo Sarmi in pole position per il ministero dello Sviluppo Economico. Indiscrezioni di Palazzo indicano infatti nell’attuale amministratore delegato delle Poste Italiane il candidato più autorevole per farsi carico dell’eredità lasciata da Clausio Scajola. Il ministero per lo Sviluppo Economico, il secondo in Italia per assegnazione di fondi, è guidato ad interim dal premier dalle dimissioni di Scajola del 4 maggio scorso, dovute al suo coinvolgimento nell’inchiesta sui grandi appalti. Giunto ormai al termine del suo mandato manageriale alle Poste - assunse la carica nel 2002 - Sarmi, 61 anni, potrà così coronare la carriera con un prestigioso incarico ministeriale, che inizialmente il premier aveva progettato di affidare a una figura di spicco di Confindustria (furono fatti i nomi dell’ex leader Luca Cordero di Montezemolo e dell’attuale presidente Emma Marcegaglia). Secondo gli stessi rumor, uno dei possibili candidati alla successione di Sarmi alla guida delle Poste sarebbe Mauro Masi, attuale direttore generale della Rai.

 

 

 

MF - Numero 115  pag. 2 del 15/6/2010

Sarmi ministro, le Poste alla Lega

PRIMO PIANO

Di Andrea Montanari e Roberto Sommella

 

l'ad è pronto a sostituire scajola e per il suo posto scalda i motori broggi della consip

 

Se Berlusconi confermerà la sua decisione, al posto dell'uomo vicino a Letta dovrebbe arrivare il manager che piace al Carroccio

 

La Lega è pronta a incassare il primo vero dividendo della recente affermazione alle elezioni regionali: si tratta del colosso Poste spa, da sempre provincia dell'impero statale in mano alla Cisl e agli ex democristiani. Secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, nello scacchiere del mini-rimpasto di governo che Silvio Berlusconi si accinge a varare per sostituire il dimissionario Claudio Scajola, la nomina a ministro dello Sviluppo Economico di Massimo Sarmi sarebbe decisiva perché libererebbe la poltrona di amministratore delegato delle Poste, cui ambisce da tempo proprio il Carroccio. E su quale nome si sta riflettendo tra Palazzo Chigi e Via del Plebiscito? Le prime indiscrezioni danno in pole position Danilo Broggi, attuale amministratore delegato della Consip (la centrale pubblica che si occupa di acquisti di beni e servizi della Pa) particolarmente benvoluto da Umberto Bossi & C e assai stimato da Giulio Tremonti. Si tratterebbe di un colpo grosso per il movimento padano, perché Poste è un colosso che amministra la bellezza di 100 miliardi di euro di risparmi attraverso Bancoposta, vanta un fatturato consolidato che supera 17 miliardi, conta su 148 mila dipendenti ed è la realtà statale più radicata sul territorio. In sintesi, l'ingranaggio più centrale (e federale) della gigantesca macchina Stato tanto invisa al Carroccio.

 

Dal canto suo Sarmi avrebbe già pronto lo staff per planare a Via Veneto, ma sulla sua nomina grava ancora un po' di incertezza. Si sa che il Cavaliere, dopo i no di Emma Marcegaglia e di Luca di Montezemolo, aveva scelto di promuovere il manager che ha solidi rapporti con il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Gianni Letta, e una lunga consuetudine con gli ambienti ex Alleanza Nazionale, anche per chiudere il suo interim (dura dai primi di maggio), ma nelle ultime ore ci sarebbe stato un raffreddamento. Berlusconi, che non ha ancora richiamato Sarmi per la sua investitura definitiva, starebbe ancora coltivando il progetto di nominare al posto di Scajola Paolo Romani, il fidatissimo viceministro alle Comunicazioni, mentre non è escluso anche un cambio di casacca per il neo ministro dell'agricoltura, Giancarlo Galan. D'altronde, l'incertezza è dovuta anche al fatto che il dicastero dello Sviluppo è diventato quasi un ministero senza portafoglio, dopo che la cassa con i fondi Fas (54 miliardi) è stata affidata a Raffaele Fitto, ministro delle Politiche Regionali. Il posto da ministro dello Sviluppo è diventato quindi molto meno ambito di un tempo e pochi esponenti politici di rango farebbero di tutto per raggiungere una poltrona senza dubbio prestigiosa ma smembrata dalla manovra varata dal governo.

 

La scelta di Sarmi, ormai alla scadenza del suo mandato in Poste, sarebbe sicuramente una promozione per l'ingegnere veneto e non creerebbe nemmeno invidie all'interno della maggioranza e tanto meno nella Lega, vista la sua provenienza d'origine.

 

Tra le prime questioni che il futuro ministro dello Sviluppo Economico si troverà sul tavolo c'è sicuramente quella relativa alla Rai. Giusto ieri il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, ha lanciato la proposta di rivedere la governance di viale Mazzini. «Non si può assistere al degrado della Rai», ha detto Bersani in un'intervista al Corriere, «per questo lancio una proposta seria: un amministratore delegato con pieni poteri, sia pure indicato dall'azionista Tesoro, scelto dai due terzi di un nuovo consiglio di amministrazione e un cda espresso anche da Regioni e Comuni oltre che dalla Vigilanza». Il Pd, tra l'altro, spinge per un rapido insediamento del nuovo titolare del dicastero di Via Veneto per evitare qualsiasi conflitto di interessi. Forse nelle prossime ore verrà finalmente accontentato.

 

 

Cdp: Tesoro pronto a sciogliere il nodo Enel/Terna (MF)

 

MILANO (MF-DJ)--Entro il prossimo primo luglio, il Tesoro dovra' sciogliere il nodo della compresenza nella pancia della Cassa Depositi e Prestiti dei pacchetti azionari di Terna e Enel.

 

Tra le soluzioni tecniche studiate da via XX Settembre, si legge in un articolo di Milano Finanza, ci sarebbe quella di un possibile swap, girando a Cdp azioni di altre societa' pubbliche (da Eni a Poste) a fronte della restituzione della quota in Enel.

 

Un'altra delle soluzioni studiate in passato e' la scissione non proporzionale della quota nella societa' di Conti per riportarla sotto il cappello dell'Economia. Una soluzione, questa, che avrebbe il vantaggio di non comportare esborsi per lo Stato ma che farebbe diluire la quota pubblica nella Cassa. A complicare questa soluzione, c'e' anche la circostanza che la quota in Enel della Cdp e' salita dal 10% al 17% a seguito dell'aumento di capitale a valle dell'acquisizione di Endesa e che il Tesoro non aveva sottoscritto. red/ste

(END) Dow Jones Newswires  . June 15, 2010 02:19 ET (06:19 GMT)

 

 

ItaliaOggi Numero 145  pag. 4 del 19/6/2010

I rompicapi della Cassa Depositi

PRIMO PIANO

Di Sergio Luciano

 

 

La quota dell'Enel in mano alla Cdp deve tornare al Tesoro per non incappare nell'Antitrust

In bilico anche gli extra-dividendi alle Fondazioni bancarie

La «cassa comune» non va bene. La quota azionaria pari al 17,36% dell'Enel che il Tesoro, alcuni anni fa, girò alla Cassa depositi e prestiti dovrà rientrare alla base, perchè nel frattempo la Cassa è poi diventata anche azionista di controllo di Terna, e l'Antitrust sostiene che non è corretto far condividere un azionista importante a Terna ed Enel, poiché Terna è la società della rete elettrica, che deve essere aperta a parità di condizioni a tutti gli operatori del settore, e quindi una parentela azionaria introdurrebbe un elemento di sospetta asimmetria da sanare alla base.

 

Impensabile, ovvio, che la quota pubblica totale nell'Enel scenda sotto il 30%, soglia di sicurezza anti-Opa: ci mancherebbe, una delle poche aziende veramente strategiche per il paese, che oltretutto funziona bene e rende... Ma naturalmente non ha neanche senso per il Tesoro ricomprarsi dalla Cassa quella quota «a soldi»: sarebbe una stupida partita di giro (la Cassa dipende dal Tesoro!) e creerebbe tutta una serie di problemi finanziari complessi da gestire. La strada sarà invece quella di organizzare uno scambio di asset sufficientemente equilibrato, con il Tesoro che girerà alla Cassa una o più delle sue altre partecipazioni, per un valore equivalente: per esempio un'ulteriore quota nelle Poste, o in Fintecna o in una qualunque delle altre partecipazioni dirette del ministero. Senso operativo dell'operazione: nessuno. Pura burocrazia, puro formalismo. Ma tant'è.

 

E non è l'unico «rompicapo» che la Cassa depositi e prestiti e il suo nuovo amministratore delegato Giovanni Gorno Tempini devono risolvere. In prospettiva ce n'è anche un altro, di quelli tipicamente italiani, figlio più dell'eccesso di norme che di qualche intrigo politico ma comunque complicato da decifrare: si tratta degli «extra-dividendi» che la Cassa depositi e prestiti ha pagato negli anni scorsi alle fondazioni bancarie che sono diventate sue azioniste privilegiate. Extra-dividendi che le fondazioni, secondo un'interpretazione cara al Tesoro, dovrebbero restituire: o indenaro, o in azioni della Cassa. Ma le fondazioni non sono d'accordo, e (confortate da solidi pareri legali che la loro associazione, l'Acri, ha acquisito) ritengono di avere tutti i diritti di tenersi sia i soldi sia le azioni.

 

Per capirne di più bisogna risalire a quando, sette anni fa, l'allora (come oggi) ministro dell'economia Giulio Tremonti negoziò con alcune grandi fondazioni bancarie il loro ingresso nel capitale della Cassa in qualità di azioniste privilegiate. Ad accettare furono Compagnia di San Paolo, fondazione Cariplo, fondazione Cassa di risparmio di Torino, fondazione Cassa di risparmio di Verona Vicenza Belluno e Ancona, fondazione Monte dei Paschi di Siena, che nell'insieme acquisirono azioni privilegiate dal valore complessivo pari al 30% del capitale sociale.

 

Il «privilegio» consisteva in un dividendo garantito di tre punti percentuali superiore all'inflazione. Il che non avrebbe però dovuto impedire alla Cassa di erogare un dividendo ancora più consistente in caso di buoni risultati di gestione: che di fatti ci sono stati, e hanno effettivamente permesso alla Cassa di pagare alle fondazioni questo extra-dividendo.

 

Ben presto, però (e qui c'è l'assurdo) si è scoperto che nei patti sottoscritti all'inizio tra Tesoro e fondazioni non era chiaro se la distribuzione dell'extra-dividendo avrebbe dovuto essere considerata come tale o non, invece, come un riacquisto parziale di quote di capitale proprio da parte della Cassa. Ecco perchè, negli anni passati, discrezionalmente, quasi tutte le Fondazioni socie hanno appostato nei propri bilanci delle poste di riserva per coprire l'eventualità che si fosse deciso di restituire i soldi intascati come extra-dividendi per tenersi le azioni o viceversa di restituire le azioni ridimensionando così il valore della partecipazione (che sarebbe stato bilanciato all'attivo patrimoniale dalle posyte di riserva). Nei bilanci 2009 non sono stati contabilizzati extra-dividendi perchè non ne sono stati pagati ma anche perchè alla fine dell'anno scorso si è deciso di dirimere quanto prima questa faccenda, cosa che appunto la nuova gestione della Cassa si appresterà a fare.

 

 

 

Previdenza complementare e innalzamento età pensionabile

 

La prestazione della previdenza complementare rimarrà comunque sempre legata a quando saranno maturati i requisiti per l’ottenimento della pensione…

soldionline.it  Jonathan Figoli venerdì, 18 giugno 2010 - 14:31

 

La ringrazierei molto se mi riuscisse a fornire dei ragguagli circa il prodotto di poste italiane, relativo al fondo pensionistico complementare. Io lo scorso anno ho stipulato il contratto che per 23 anni mi impone di pagare premi mensili di importo modificabile di anno in anno a seconda delle mie possibilità al risparmio.

 

La mia preoccupazione è che in vista di un possibile innalzamento dell'età pensionabile, come auspica il governatore della Banca d'Italia; la rendita non avrebbe più senso e quindi non trovando altra scelta, volevo sapere se la normativa in seno a questo particolare profilo di polizza, possa a prescindere dall'entità del capitale versato sotto forma di premi, anche milionario per esempio, essere evaso alla scadenza come liquidazione 100%? Inoltre è sicuro che l'età pensionabile decisa dal governo modifichi anche la previdenza privata complementare?

 

Grazie anticipatamente.

 

Risposta

 

Buongiorno.

 

Trovo un po’ forte l’affermazione secondo la quale “la rendita non servirà più” in quanto si alzerà l’età pensionabile proprio per l’aumento dell’aspettativa di vita.

 

Detto questo la prestazione della previdenza complementare rimarrà comunque sempre legata a quando saranno maturati i requisiti per l’ottenimento della pensione pubblica e, a quel momento, sarà possibile riscattare il montante al 100% in forma di rendita, fino al 50% in forma di capitale o al 100% in forma di capitale solamente se il montante sarà inferiore a 55.000-60.000 (cifre calcolate applicando gli attuali coefficienti di conversione che, sicuramente, saranno destinati a modificare nel tempo).

 

Non conosco nello specifico il suo attuale prodotto di investimento (ma ci terrei a sottolineare che il versamento alla previdenza complementare ad adesione individuale è sempre libero e volontario!) ma, essendoci la possibilità di trasferire il montante maturato ad altre forme di previdenza complementare, se per lei fosse proprio indispensabile ricevere il 100% sotto forma di capitale potrebbe sempre aprire “n” fondi pensione con un montante a scadenza inferiore alle cifre indicate sopra (scelta che comunque mi sento di sconsigliare data l’importanza del concetto di rendita!)

 

Un cordiale saluto.

 

Jonathan Figoli

 

 

 

L’editoria italiana vicina al collasso

 

www.inviatospeciale    16 giugno 2010

 

Secondo Mediacoop la situazione è di “non ritorno”. Ma non si parla di lettori.

 

La chiusura di decine e decine di testate, l’agonia di molte ed il licenziamento per migliaia di persone potrebbero essere le conseguenze prossime delle misure di taglio dei finanziamenti pubblici al settore operati dal governo Berlusconi.

 

Il quadro apocalittico è emerso nel corso dell’Assemblea nazionale dell’Editoria Cooperativa che si è tenuto ieri a Roma ed al quale hanno partecipato parlamentari, giornalisti e rappresentanti delle associazioni del settore.

 

Mediacoop ha anche sollecitato il governo a presentare un ddl di riforma del sistema della comunicazione entro la fine di giugno.

 

Elisa Grande, capo del Dipartimento per l’informazione e l’editoria di Palazzo Chigi ha rilevato come il settore dell’editoria, sta attraversando “la crisi più grave dall’81 ad oggi” ed auspicato che l’impegno assunto dalla presidenza del Consiglio sull’erogazione dei fondi all’editoria venga “seguito dal Parlamento”.

 

Il paradosso di una rappresentante del centro destra che lancia allarmi dopo che la maggioranza ha prodotto l’attuale situazione è un altro segnale del ‘disordine’ che regna nell’Italia del regime berlusconiano.

 

Grande ha sottolineato che “il tavolo delle poste, va ripreso, si deve continuare a insistere per trovare almeno una soluzione per il 2010. Ne sono consapevoli sottosegretari Letta e Bonaiuti. Fino ad oggi il ministro dell’economia, impegnato con la manovra, non ci ha risposto”.

 

Ma il capo del Dipartimento è convinta che Tremonti “a fronte di una riforma dell’editoria, prenderà degli impegni con garanzie serie per l’accesso ai finanziamenti”.

 

Il presidente onorario di Mediacoop, Lelio Grassucci, ha spiegato che “occorre un provvedimento d’urgenza per ricostituire il diritto soggettivo, ripristinare gli incentivi all’emittenza locale ed ai giornali esteri, in modo da costruire le condizioni per sbloccare la trattativa poste editori sulle tariffe, detassare l’investimento incrementarle della pubblicità nella carta stampata”.

 

Grassucci ha ricordato che “oltre cento testate cooperative, no profit, di partito, edite e diffuse all’estero, e tante aziende dell’emittenze locale sono destinate a chiudere”. Questo, significa “una perdita di oltre 4.500 posti di lavoro, tra giornalisti poligrafici, la scomparsa di tante testate storiche, tante voci delle comunità locali: una perdita di diritto all’informazione e per i cittadini”.

 

Mario Salani, presidente di Mediacoop, da parte sua ha ricordato come è di questi giorni l’adeguamento del contratto Fieg Fnsi. “Un carico – ha detto – che se le grandi testate forse possono permettersi, le piccole, e comunque le cooperative no”.

 

Il direttore del Manifesto, Norma Rangeri, ha dichiarato: “Io sono qui oggi, ma non so se tra 6 mesi potrei esserci ancora. La situazione di crisi è pesantissima”.

 

Il segretario della Fnsi, Franco Siddi, ha quindi sostenuto che l’informazione “è un bene pubblico, quindi non può mancare l’intervento pubblico di sostegno”. Perchè, ha sottolineato “l’informazione non è una priorità di chi governa, di chi ha il più grande conflitto di interessi del mondo, dei partiti” e soprattutto “non deve essere intesa, come invece da parte di alcuni lo è, come un bene fastidioso o un terreno di pura lotta politica o commerciale”.

 

In realtà la crisi della stampa italiana va oltre i tagli imposti dal governo. La quasi assoluta assenza di innovazione, il livello qualitativo molto basso del prodotto e lo spostamento progressivo dei lettori verso i media elettronici hanno contribuito ad un vistoso calo delle vendite e degli introiti pubblicitari.

 

Le norme sul finanziamento alle testate, poi, sono congegnate per garantire la sopravvivenza a chi da anni opera sul mercato, a prescindere dalle capacità di incontrare il favore dei lettori.

 

Molti milioni di euro vengono versati a finti giornali di partito, cooperative a volte immaginarie, aziende che impiegano personale con contratti finti o irregolari.

 

Per le nuove aziende, in particolare quelle che affrontano la sfida del digitale, non esiste nessun sostegno e neppure viene richiesto da chi sostiene di voler difendere la libertà di informazione. La propria, tuttavia.

 

Il collasso del comparto editoriale italiano è possibile, specialmente per quello sovvenzionato, ma la causa per una volta non è nei tagli prodotti dal governo, ma in un sistema industriale che pretende garanzie automatiche (il diritto soggettivo), ma non è non più capace di attrarre i lettori per convincerli a leggere e quindi indurli a comperare i giornali.

 

 

 

TOSCANAOGGI 16/06/2010 - 18:23 –

Giornali in difficoltà senza agevolazioni postali: la trattativa va ripresa

 

Non si può far finta di niente. Non si può tacere. Da oltre due mesi e mezzo, ormai, è stato emanato il decreto che, da un giorno all’altro, senza preavviso, ha eliminato le agevolazioni postali per i giornali, i periodici e i libri, comportando per «Toscana Oggi» e per tanti altri costi di spedizione più che raddoppiati. Da quel 1° aprile in cui è entrato in vigore il decreto si sono svolti alcuni incontri a Roma tra Poste Italiane, Editori e Governo. Incontri che però non hanno prodotto il frutto sperato e nessun accordo è stato raggiunto.

 

Per la verità, il 27 aprile i rappresentanti delle Poste e di alcuni gruppi di periodici (tra cui i settimanali diocesani) avevano delineato i tratti di una  possibile intesa che, rispetto alla situazione precedente, prevedeva un aumento delle tariffe di circa il 60 per cento in tre anni, a partire dal 2011. Accordo che però non si è perfezionato perché le Poste hanno fatto presente di voler prima concludere la trattativa con la Fieg (la Federazione italiana editori e giornali) che rappresenta le testate alle quali va l’80 per cento di tutte le agevolazioni postali. Inoltre è mancata anche la disponibilità del Governo a garantire almeno una parte dei fondi che finora  hanno consentito di attivare le agevolazioni (rispetto ai quasi 300 milioni garantiti nel 2009, l’ipotesi di accordo prevedeva che lo Stato mettesse sul piatto 50 milioni per il 2011, 38 nel 2012 e 28 nel 2013). Ma il Governo ha fatto sapere di non voler stanziare neppure un euro e la trattativa è saltata.

 

Da allora il tavolo non è più stato convocato e, salvo il recupero di 30 milioni per le agevolazioni destinate a sostenere la spedizione di pubblicazioni degli enti non profit, nulla si è più mosso. Anzi, l’apertura del dibattito sulla manovra correttiva dei conti pubblici ha portato l’attenzione generale a concentrarsi su altre questioni.

 

Di qui la necessità di riproporre con forza e chiarezza il problema, che certamente non può essere lenito o «digerito» col semplice trascorrere del tempo. Anzi!

 

Le tariffe che sono ora in vigore stanno creando gravi difficoltà a molti giornali, mettendo anche a rischio il loro futuro. La lievitazione dei costi è di grande rilievo e il suo peso si è rivelato ancora più schiacciante perché giunto improvviso e inaspettato, quando le campagne abbonamenti erano già concluse, quando i bilanci di previsione erano già approntati, senza che ci fosse modo per le aziende editoriali di mettere in atto alcuna strategia per assorbire il colpo. Un colpo che, se non interverrà un accordo, farà sentire la sua forza d’urto anche sulle tasche degli abbonati che così vedranno penalizzato il loro desiderio di essere informati e di accedere a un prezzo  contenuto a un mezzo di comunicazione di cui hanno fiducia.

 

E’ necessario che la trattativa riparta subito, prima che l’aumento dei costi produca le sue gravi conseguenze, non solo sull’operatività dei giornali e sulla loro possibilità di giungere a destinazione, ma anche su tutto il mondo produttivo che a loro fa riferimento, dai giornalisti alle tipografie. Bisogna fare attenzione, infatti, che il risparmio sulle agevolazioni postali non si traduca poi in un costo sociale ed economico ben maggiore, oltre che nell’impoverimento di un servizio fondamentale come è quello dell’informazione. Ciò non significa che non ci si renda conto della necessità di collaborare  al risanamento del bilancio pubblico  anche tramite una razionalizzazione del sostegno garantito al settore dell’editoria. Ma razionalizzazione, non un colpo di spugna indifferenziato, che grava su tutti allo stesso modo, senza riconoscere la diversità esistente tra tante aziende editrici e tra tanti giornali.

 

Non è lo stesso, infatti, che un giornale sia principalmente un veicolo pubblicitario o che invece sia voce di un territorio, specchio della sua realtà, occasione di dialogo e confronto. Non è lo stesso che un giornale venga spedito in modo anonimo e indifferenziato nelle case, magari occasionalmente per sostenere qualche campagna promozionale, o che invece raggiunga fedelmente i suoi abbonati, persone che lo apprezzano, che lo aspettano, che si fanno anche sentire in redazione se non arriva puntuale. Tagli indifferenziati che non tengono conto delle diversità delle varie realtà editoriali  non hanno senso. Tanto meno se questi tagli sono totali, come è ora.

 

La trattativa deve riprendere e se ci sarà qualcuno che commenterà: "anche i settimanali diocesani, come tutti, non cercano altro che difendere i loro interessi", non sarà difficile rispondere che i settimanali diocesani non sono aziende a fini di lucro e che la loro vera natura, la ragione più autentica che li ha fatti nascere e continua ad animarli, è di sostenere il loro territorio e i suoi abitanti e, perciò, penalizzare i settimanali è penalizzare tutti i loro lettori. Anche per questo e soprattutto per questo la trattativa va ripresa subito e va portata avanti con la disponibilità di tutte le parti  a fare qualche passo per raggiungere un punto d’equilibrio che possa essere davvero sostenibile. E’ anche una questione di rispetto della libertà di informazione e del suo pluralismo, valori irrinunciabili e fondamentali per la società.

I direttori dei periodici della Fisc

(Federazione italiana settimanali cattolici)

 

 

vaccarinews.it  14 Giu 2010 - ore 21:04

Giu 14 2010.21:04

Emissioni Italia

La “Posta italiana” rimpicciolisce

Di formato ridotto i tre esemplari integrativi destinati a sostituire gli analoghi tagli appartenenti alla serie “La donna nell'arte”. La busta, invece, riporta al retro il codice a barre

 

Terza tappa per l'ordinaria “Posta italiana”, nata l'anno scorso. Il 7 luglio 2009 vennero tenuti a battesimo i tagli da 60 centesimi, 1,40, 1,50 e 2,00 euro nonché la cartolina da 0,60, mentre il 31 ottobre successivo si rese necessario il 3,30 euro, utile con le raccomandate.

 

Ora, esattamente l'1 luglio, arriveranno i tagli integrativi da 5, 10 e 20 centesimi, volti a sostituire gli analoghi nominali della serie “La donna nell'arte”, ormai difficilissimi da trovare. Saranno associati ad una vera e propria novità, che nella storia repubblicana non ha precedenti effettivamente concretizzati: la busta postale, dal nominale pari a 0,60 euro.

 

I tre dentelli sono autoadesivi come i precedenti, ma di formato più piccolo: 30x25,4 millimetri considerando il formato della carta; 26x21,4 riferendosi alla stampa. I fogli risultano da settanta pezzi, fustellati. Il soggetto è quello comune alla serie: il plico “che idealmente spicca il volo, lasciando dietro di sé una scia” formata dai colori nazionali. Quanto alle tinte, tre sono fisse: verde bandiera, rosso bandiera e interferenziale trasparente-oro; cambia la quarta, che caratterizza la piccola busta collocata nella vignetta, rispettivamente blu, nero o verde veronese.

 

L'intero, invece, misura 16,2x11,4 centimetri; l'impronta di affrancatura ha la dentellatura simulata. Dentro è blu con il richiamo alla società che oggi gestisce il servizio universale. Al retro è presente il codice a barre.

 

L'emissione riceverà l'annullo del primo giorno agli spazi filatelia di Roma e Venezia (nella città lagunare ha sede l'Unione filatelisti interofili, che ha patrocinato l'uscita dell'inconsueto intero).

 

 

 

Deutsche Post in deciso rialzo a Francoforte su possibili risparmi nel 2010

 

Finanzaonline.com - 14.6.10/10:46

 

Fitti acquisti su Deutsche Post, in scia all'indiscrezione di cospicui risparmi nel corso del 2010. Secondo il settimanale WirtshcaftsWoche, il gruppo tedesco del servizio postale punterebbe a risparmiare 1 miliardo di euro quest'anno nella sua attività di posta, 5 volte in più di quanto previsto precedentemente. I possibili risparmi mettono di buonumore il mercato. L'azione guadagna in questo momento sulla Borsa di Francoforte il 2,39% scambiando a 12,43 euro.

 

 

18-06-10

POSTE: ARRIVA IL NUOVO CELLULARE POSTEMOBILE

 

(ASCA) - Roma, 18 giu - Si chiama 'Samsung E1170 - PM 1003' ed e' il terzo cellulare che PosteMobile mette a listino, dopo il PM 1001', versione Base e Plus, ed il 'PM 1002 Music Phone', primo touch phone firmato PosteMobile.

 

Il 'PM 1003' e' un cellulare Samsung Dualband GSM dotato di un display da 1.52'' e 65.000 colori. E' un telefono monoblocco di soli 73 grammi di peso e ha una batteria che resiste fino a 580 ore in standby.

 

Cosi' come gli altri prodotti PosteMobile, anche il 'PM 1003' racchiude tutti gli elementi distintivi del brand PosteMobile: convenienza, semplicita' d'uso e affidabilita'.

 

Con il 'PM 1003' e' possibile attivare la funzione 'Mobile Tracker' pensata per consentire al proprietario del telefono, in caso di furto o smarrimento, di localizzare il cellulare.

 

Se viene attivata la funzione 'Mobile Tracker', nel caso in cui venga inserita una scheda SIM diversa da quella del legittimo utilizzatore, il telefono inviera' automaticamente un sms ai numeri dei destinatari indicati all'atto di attivazione della funzione 'Mobile Tracker'. Nell'SMS saranno contenuti il messaggio di individuazione predefinito e il numero telefonico di colui che tenta di utilizzare il cellulare con un'altra carta SIM.

 

Il 'PM 1003' consente anche di inviare, in condizioni d'emergenza e con una semplice azione, un messaggio SOS preimpostato ai numeri precedentemente registrati dall'utilizzatore.

 

Il telefono dispone inoltre di una funzione 'torcia' che permette di rendere piu' luminoso il display per illuminare i luoghi piu' bui.

 

Il nuovo cellulare 'PM 1003' e' da oggi disponibile in tutti gli uffici postali italiani attraverso il Catalogo PosteShop, al prezzo di soli 39,90 euro. Anche all'acquisto del 'PM 1003' PosteMobile abbina la speciale promozione che restituisce, a chi attiva una nuova SIM PosteMobile ed effettua la portabilita' del numero del vecchio operatore entro il 31 dicembre 2010, l'intero costo del telefono (40 Euro) in bonus di traffico telefonico. Il bonus verra' accreditato entro il 15 del mese successivo all'avvenuta portabilita' (che dovra' completarsi entro il 31 gennaio 2011) e dovra' essere utilizzato nei 2 mesi successivi all'accredito.

 

Per aderire alla promozione bastera' inserire nel modulo di attivazione della nuova SIM il codice che il cliente trovera' stampato sul voucher che ricevera' unitamente al cellulare acquistato.

 

red-luq/sam/rob

 

 

 

  Poste: la situazione resta difficile

www.arezzonotizie.Martedì 15 Giugno 2010 09:04 Ufficio Stampa

Nonostante qualche debole risultato i problemi sul territorio provinciale continuano a non trovare una soluzione.  Da tempo diamo voce, dichiara il Segretario  CISL Poste di Arezzo  Daniele Mugnai, “alle difficoltà riscontrate in categoria, sia da parte delle risorse che vi operano sia da parte dell’utenza”. In particolare ci riferiamo alla preoccupante mancanza di personale nei vari settori e all’aspetto logistico; code interminabili agli sportelli come succede giornalmente a Sansepolcro o uffici postali che cadono a pezzi e che necessitano urgenti ristrutturazioni: basta ricordare quello che, recentemente, si è verificato all’ufficio postale di Bibbiena stazione dove, infiltrazioni d’acqua, hanno compromesso seriamente la struttura evidenziando la pericolosità della stessa con l’affiorare di crepe che, se non adeguatamente trattate, avrebbero potuto rilasciare polveri pericolose d’amianto.

Da tempo, continua Mugnai,  sollecitiamo un maggiore interesse da parte dell’azienda ad affrontare seriamente le questioni ma, ad oggi, queste nostre richieste che si traducono poi nel migliorare la fruibilità e l’efficacia dei servizi, oltre consentire un’efficace gestione dei tempi di vita e lavoro delle persone, non hanno trovato soluzione

Come  CISL, allo stato attuale,  siamo fortemente preoccupati per la gravissima situazione. In particolare la qualità del servizio di recapito è notevolmente peggiorata.  Ciò è grave. Siamo preoccupati anche per la tendenza di far risultare coperte le zone di recapito anche quando le stesse sono parzialmente servite. Tali artifizi falsa il dato reale della qualità. A nostro giudizio, conclude Mugnai, sarebbe più opportuno spalmare le scarse risorse destinate alla nostra provincia in una più corretta politica occupazionale. Pertanto invitiamo l’Azienda  ad effettuare un’analisi attenta, puntuale e precisa, della realtà provinciale al fine  di  non continuare a penalizzare un servizio essenziale per le imprese e per i cittadini e la CISL è sempre disponibile a un confronto a 360 gradi.

 

avvisatore.it  14/06/2010                                 Codice Rif.: (4-03308)

Il ridimensionamento del servizio postale colpisce pesantemente il medio Friuli

 

Dell' On Flavio Pertoldi (Pd)

Ai Ministri dello sviluppo economico e per la pubblica amministrazione e l'innovazione - Premesso che:

Poste italiane, in questi ultimi anni, ha proceduto con un pesante piano di ridimensionamento del servizio postale sul territorio nazionale;

 

a seguito di tali piani di riduzione del servizio, sia in termini assoluti di giornate di effettiva apertura sia in termini di numero di ore lavorative, conseguenze rilevanti si sono verificate anche nella regione Friuli-Venezia Giulia e, in particolare, nel territorio della provincia di Udine, determinando la penalizzazione del servizio postale anche in zone già svantaggiate, in cui gli uffici postali rappresentano, per molte persone, soprattutto anziane, l'unica possibilità di accedere ad una serie di servizi indispensabili;

 

nell'ambito del territorio della provincia di Udine si segnala, tra gli altri, il caso del comune di Lestizza, frazione di Nespoledo, il cui ufficio postale, ottenuto anni fa dopo un periodo di difficoltà, svolge una rilevante funzione sociale, con una operatività molto apprezzata dai cittadini anche delle comunità limitrofe e con una forte adesione, accanto al tradizionale servizio postale, anche alle nuove offerte di servizi dedicati a particolari forme di risparmio, all'investimento e alle proposte di polizze assicurative; l'ufficio postale di Nespoledo è ora inserito nei piani di riduzione delle giornate di apertura: tale decisione crea forti disagi ai cittadini e la preoccupazione che si tratti del primo passo per una futura soppressione dello stesso ufficio postale;

 

moltissimi cittadini di Lestizza, Nespoledo, Villacaccia, Pozzecco, Bertiolo, Basagliapenta, Rivignano, Campoformido, Galleriano e Basiliano, riunitisi spontaneamente in un comitato, preoccupati che nella zona del medio Friuli Poste italiane proceda gradualmente con ridimensionamenti e poi con chiusure inaccettabili di uffici postali, hanno presentato, ai diversi livelli istituzionali, varie petizioni, raccogliendo migliaia di firme, senza tuttavia ottenere alcun riscontro,

 

si chiede di sapere quali iniziative di competenza intendano assumere i Ministri in indirizzo per evitare il pesante ridimensionamento del servizio postale nella regione Friuli-Venezia Giulia e, in particolare, nella zona del medio Friuli, comprendente i comuni di Lestizza, Basiliano, Bertiolo, Campoformido, Codroipo e Rivignano, e nelle zone montane, già penalizzate dai molti disagi nell'erogazione di importanti servizi pubblici con alta rilevanza sociale.

 

 

 

Un solo impiegato in ufficio

Petizione contro le poste

 

laprovinciadicomo.it    * 18 giugno 2010

CASNATE CON BERNATE - Il disservizio all'ufficio postale è questione ben nota a tutti i cittadini. Ritardi, code infinite e grandi perdite di tempo sono all'ordine del giorno fra le mura della posta e le voci di disapprovazione da parte dei casnatesi sono la costante colonna sonora fra la gente in coda allo sportello. «Non è possibile che in un paese di quasi 5000 abitanti vi sia un solo impiegato deputato all'evasione dei bollettini postali», è il coro unanime. Dopo l'ennesimo disguido, però, alcuni abitanti si sono recati dal sindaco per rimarcare la pesante situazione. «Non è nelle facoltà del primo cittadino prendere provvedimenti per sanare questo tipo di malfunzionamento di un ufficio che è pubblico - precisa il sindaco Fabio Bulgheroni - ma intendo farmi portavoce dei miei cittadini presso il dirigente dell'ufficio centrale delle poste di Como, con un esposto in merito».

 

Per dare ancora più forza alla protesta, in paese è stata avviata una raccolta di firme fra la popolazione a supporto delle lamentele. La sottoscritta protesta dei cittadini sarà poi consegnata proprio al sindaco: «Certamente - prosegue Bulgheroni - un mio sollecito all'ufficio centrale delle poste, azione che partirà a breve, forse già la prossima settimana, supportato anche dalla voce dei cittadini, potrebbe, in certo qual modo, rivelarsi più incisivo e si spera risolutivo di una situazione ben nota in paese e che si protrae ormai da troppo tempo».

L'ufficio postale di Casnate con Bernate è, da sempre, al centro di polemiche da parte della cittadinanza: tutti, per esempio, temono il sopraggiungere del periodo estivo quando frequentemente capita di non ricevere la posta anche per lunghi periodi, a causa della cronica mancanza di postini, a ranghi ridotti per i turni feriali.

Una situazione che provoca non pochi problemi e che, in più di un'occasione, ha costretto i destinatari di missive con una scadenza, come le bollette, a pagare la multa perché i conti venivano saldati in ritardo.

Eleonora Ballista

 

 

 

Pugliatv 17/06/2010

L’Adoc sulle poste

 

L’Adoc sulle poste L’Adoc, l’associazione per l’orientamento dei consumatori di Brindisi, chiede l’intervento del Prefetto di Brindisi per risolvere i continui disservizi per la consegna della corrispondenza da parte di Poste Italiane. L’Adoc auspica l’avvio di u tavolo territoriale con la presenza anche del comune del territorio. U questa ipotesi c’è ampia disponibilità della stessa Poste Italiane

 

 

corrieredelsud.it: 6/16 15:45

San Nicola La Strada (CE) - Code interminabili all'ufficio postale di via Torino per pagamento ICI

Autore:a cura della redazione

“Ieri è stato un giorno campale per l'ufficio postale centrale di Via Torino. Il giorno del non ritorno”. A sostenerlo è Carlo D'Andrea, Presidente cittadino dell'Udc, che sottolinea come l’accavallarsi delle riscossioni delle pensioni INPDAP e la scadenza del pagamento ICI (scadenza del 16 giugno 2010 per il pagamento della prima rata di acconto ICI 2010 o del saldo ICI 2009) ha creato code interminabili nell'ufficio postale mettendo a dura prova sia l’utenza sia gli operatori allo sportello. “Le code ci sono sempre” – spiega D'Andrea - “e questa è una delle conseguenze, forse la più visibile, della scelta aziendale di Poste Italiane di ridurre gli organici con ricadute negative anche sul territorio sannicolese. Ci siamo sempre preoccupati di difendere insieme lavoratori e utenza” – prosegue Carlo D'Andrea – “ma debbo aggiungere, con onestà, che, come al solito, la colpa è dell'utente che si riduce all'ultimo giorno utile per il pagamento dell'ICI ed anche di quei pensionati che non utilizzano la domiciliazione delle bollette e neppure l'accreditamento della pensione. Resta il fatto” - ha concluso D'Andrea - “che ieri mattina poco prima di mezzogiorno c'erano decine e decine di cittadini in attesa fuori dall'ufficio postale e che il distributore dei fatidici numeri aveva superato quota 300. Debbo, comunque, sottolineare che, forse a causa di malattia o ferie, per il pagamento delle bollette e dell'ICI erano attivi solo due sportelli.”

 

Nunzio De Pinto

 

brundisium.net  Fasano, 14/06/2010

Disservizi poste: Adoc chiede riflessione al Sindaco Di Bari

 

Apprendiamo, a mezzo stampa, della volontà del Sindaco di Fasano Lello Di Bari di inviare a casa dei cittadini fasanesi una lettera contenente una specie di “decalogo” su come comportarsi correttamente per ricevere in maniera puntuale, senza disservizi, la posta.

Tutto ciò a seguito degli incontri avuti con i responsabili della società Poste Italiane chiamata in causa in più occasioni per le continue lamentele da parte dei cittadini della provincia di Brindisi ormai esasperati per i disagi subiti oltre che per i danni.

Al Sindaco chiediamo fermamente di evitare di avventurarsi in iniziative che non produrrebbero nessun effetto se non quello negativo di una inutile spesa a danno della collettività, oltre il danno la beffa visto che sono sempre i cittadini a pagare. Riteniamo che Poste italiane debba assumersi le proprie responsabilità circa quanto stia avvenendo non solo nella nostra realtà con una differenza che altrove a valle degli incontri si individuano soluzioni appropriate con l’adeguamento degli organici e la messa a disposizione di mezzi adeguati.

Ci chiediamo pertanto che fine abbiano fatto i palmari annunciati mesi orsono che avrebbero dovuto consentire una più facile localizzazione dell’utenza. Pertanto, senza volerci dilungare oltre, chiediamo al Sindaco Di Bari di trovare forme diverse per tutelare la cittadinanza anche perché alla luce dei disservizi denunciati migliaia di lettere inviate dal Comune rischierebbero di non giungere mai a destinazione, scommettiamo!?!?!.

 

 

COMUNICATO STAMPA ADOC

 

Accorpamento tra le Poste di San Quirico e Sorano

maremmanews.tv   Lunedì 14 Giugno 2010 10:06 | PDF Stampa E-mail

Il sindaco di Sorano: "Decisione immotivata, inaccettabile e arrogante"

 

Sorano: Durante l'incontro promosso dal Prefetto di Grosseto, al quale si era rivolto il sindaco di Sorano facendo presente i gravi disagi conseguenti alla chiusura delll'ufficio postale di San Quirico dichiarato inagibile dai vigili del fuoco, il diretto provinciale di Poste Italiane ha consegnato al sindaco una lettera nella quale, dopo aver ricordato che a seguito di problemi di staticità  dell'immobile demaniale che ospitava l'Ufficio di S. Quirico di Sorano è

stata presa per intuibili ed imprescindibili motivi di sicurezza la decisione di accorparlo ad altro Ufficio vicino. la lettera così prosegue:

"Come anche a Lei noto, i lavori  eseguiti dalla proprietà  demaniale non hanno consentito l'agibilità  dei locali nè si prevedono, alla luce dei sopralluoghi effettuati  anche alla presenza dei Suoi Tecnici e di quelli dell'Agenzia del Demanio, tempi di realizzazione brevi per le riparazioni necessarie mentre è escluso, stante la dimensione dell'Ufficio, che possa

rientrare tra le priorità  di Poste Italiane affrontare costi di investimento per riposizionare l'Ufficio stesso in altri locali".

"Si tratta di una posizione - sottolinea il sindaco di Sorano Pierandrea Vanni - immotivata perchè lo stesso diretto provinciale delle Poste ha sempre parlato di una buona attività  da parte dell'Ufficio Postale di San Quirico, salvo ora sostenere il contrario, inaccettabile perchè si vogliono far pagare ai cittadini di San Quirico responsabilità  che sono dell'Agenzia

del Demanio, proprietaria dell'immobile in cui si trova l'ufficio e delle Poste e ,infine, arrogante perchè alle ripetute dichiarazione di disponibilità  espresse dal Comune, le Poste rispondono con la politica a loro cara del fatto compiuto, già  attuata con l'assurda decisone di tenere aperti solo due giorni alla settimana gli uffici di Sovana e San Giovanni delle Contee."

L'amministrazione comunale risponderà in tutti i modi e in tutte le sedi possibili e in tal senso le prime decisioni saranno prese nella riunione della giunta di mercoledì 16 giugno. Intanto è sospesa  da subito qualsiasi  forma di collaborazione con Poste Italiane.

Nell'occasione il sindaco desidera ringraziare il Prefetto di Grosseto per la disponibilità  e la sensibilità  che ha dimostrato.

 

 

www.vaccarinews.it Giu 19 2010

Notizie dall'Italia

Da Faenza a Piacenza la solidarietà è regionale

Poste italiane regala prodotti filatelici e giochi ecologici ad associazioni di volontariato impegnate con i bambini

 

Da Poste italiane minimizzano, definendolo un semplice progetto regionale. Ma che già conta due tappe, la prima a Faenza svoltasi il 10 giugno, la seconda a Piacenza sei giorni dopo. E altre potrebbero aggiungersi, visto che -dicono dalla sede bolognese della società, “cerchiamo di svilupparlo sul territorio”.

 

I fatti: nell'ambito di iniziative di solidarietà, la responsabile territoriale del recapito per la Romagna, Lorella Brasini, e il direttore provinciale di Poste italiane, Mauro Chiarelli, hanno donato alcuni prodotti ludici a carattere filatelico (in particolare i puzzle) e giochi ecologici in fibra vegetale al segretario di Cosmohelp associazione onlus, Domenico Merendi, e al dottor Paolo Ricciardelli del reparto pediatrico dell'Ospedale di Faenza. Sono destinati alla ludoteca della struttura sanitaria, che ospita i bambini assistiti dal sodalizio. Questo'ultimo dal 2004 promuove adozioni a distanza e viaggi della speranza per bambini ed adulti bisognosi di cure realizzabili in Italia.

 

Il passo successivo è stato registrato nella città sul Po, protagonisti la direttrice provinciale, Maria Lucia Girometta, e il responsabile del centro primario di distribuzione postale, Giuseppe Grilli. Un assortimento simile di prodotti è stato consegnato al tesoriere della Casa del fanciullo onlus di padre Gherardo, Paolo Ripamonti, e al presidente della cooperativa sociale Assofa onlus, Lorenzo Merosi. Entrambe le realtà sono attive nel settore dell'infanzia, la prima dal 1977, la seconda -che ora gestisce un centro socio-riabilitativo, una casa famiglia e diversi servizi educativi domiciliari- dal 1987.

 

Merateonline > Intervento

Scritto Mercoledì 16 giugno 2010 alle 19:40

Cronaca di un disagio quotidiano

Calco

Oggi, 15 giugno, è penultimo giorno possibile per i pagamenti ICI e tutti, chi più e chi meno, possessori di altri immobili oltre la prima casa, dobbiamo assolvere a questa incombenza, senza sgarrare perché la legge non ammette ignoranza.

Ormai da tempo ci appoggiamo, chi più e chi meno, ai professionisti che ci compilano moduli, bollettini e dichiarazioni; loro si districano bene tra i meandri della carta e della burocrazia in generale e noi paghiamo per avere il servizio. Paghiamo anche per avere altri servizi, quelli istituzionali, oltre quelli delle banche che comunque paghiamo profumatamente. Decido pertanto di ricopiare su bollettini di conto corrente postale i miei pagamenti, accantonando il modulo F24 che quest'anno subiva una variazione e io, nella mia incompetenza, avevo dimenticato di segnalarla al commercialista. Pazienza; ieri ero stata in posta e avevo ritirato i bollettini vuoti perché, ahimè, i comuni non li mandano praticamente più, oppure le poste non li consegnano per tempo e quando è il momento... non ci sono! Compilo questa mattina all'alba (eh,sì, perché ho deciso di recarmi all'ufficio postale di buon'ora per non fare coda, e meno male che piove, così la gente ci pensa un po' e ci va più tardi...). Esco velocemente sotto una pioggia torrenziale coi miei bollettini al riparo (non si sa mai, magari la penna si scolora bagnandosi...). Arrivo alla posta e... ci sono già 5 persone. "Ma dopo tutto non sono molte, per quanti F24 abbiano o bollettini, ci metteranno poco", penso con grande ottimismo! L'utente allo sportello doveva fare almeno 4 operazioni e si sa che gli impiegati postali hanno dovuto diventare bancari giocoforza da qualche anno... Di solito sono due, in questo ufficio. Cerco con lo sguardo l'altro impiegato ma... nessuno! "Povera me" penso "non sarà mica solo?". Sì, è proprio solo. Qualcuno gli chiede: "Come mai è solo?" e lui, laconico, risponde: "Il collega doveva frequentare un corso di aggiornamento". Vedo che a fatica deve assolvere ai suoi nuovi compiti, confinanti con quelli di una banca tradizionale: digita sulla superautomatizzata macchinetta, a mano, tutti i dati, mentre i bollettini vanno via lisci, perché la macchina è adatta a questo lavoro. Mi chiedo: "Ma l'errore umano sarà contemplato? Oppure dovremo pagare noi per un errore di digitazione?" E allora penso alle dirigenze delle Poste Italiane: ma loro non hanno ICI da pagare? Forse non hanno capito le portate dei problemi agli sportelli, ciò che comporta affrontare le scadenze. Non sanno che agli sportelli occorre tutta la batteria carica per affrontare l'assalto dei pagatori o dei pensionati che devono incassare? Sembra che come al solito, chi sale non abbia più la visione di chi rimane in fondo. Basti pensare ai palloncini, quando si staccano dal braccio dei bambini: per un po' si vedono, poi svaniscono e rimangono solo nella memoria. Chi governa, chi comanda, chi occupa posizioni dirigenziali, ha perso di vista la realtà della vita quotidiana. Un tempo erano i re e le regine a non sapere nulla del popolo, ma ci fu anche chi ci perse la testa (una testa per una brioche!). Ora abbiamo le classi dirigenziali, i neo-dirigenti che odorano di partito, ma hanno perso completamente il senso della realtà e della vita vissuta dalla massa che comunque li sostiene e consente loro di avere auto, barche, appartamenti a prezzi modici, offerti, regalati e tutte le agevolazioni annesse e connesse. Noi, popolo, rimaniamo nello strato basso, come nelle cassette di frutta, sul fondo, ammaccate, accalcate, col peso sopra di chi se ne fa un baffo dei nostri problemi. Privatizziamo, automatizziamo, possibile che nessuno si lamenti dei risultati di tutto questo "snellimento"? Io ci sto provando, ma è sempre più faticoso. Grazie per l'attenzione

Franca Oberti

 

 

 

CAMPANIA  Benevento e Salerno  Cronaca  Sicurezza negli uffici postali sanniti: domani nuovo vertice

Sicurezza negli uffici postali sanniti: domani nuovo vertice

 

lunaset.it    -  (14 Giugno) Domani, a partire dalle nove e trenta, è previsto un nuovo vertice in Prefettura per analizzare da vicino il problema della sicurezza negli uffici postali, dopo i recenti episodi avvenuti nel Sannio. Il primo incontro sull’argomento c’era stato giovedì scorso con i dirigenti delle Poste. Domani toccherà agli esponenti della Cgil. Nel corso del primo vertice si era cercato di esaminare il problema della sicurezza negli uffici postali, dopo le rapine messe a segno nei comuni di Sant’Arcangelo Trimonte ed Arpaise.

 

Giovedì scorso, nello specifico, non erano stati invitati a partecipare i rappresentanti dei sindacati. In tale occasione vennero ascoltati i dirigenti delle Poste. Nel corso del vertice ebbero modo di riferire circa gli stanziamenti effettuati per rendere più sicuri gli edifici postali, specie quelli che si trovano nelle zone periferiche, e delle opere programmate in materia di sicurezza per le altre strutture. Una posizione, quest’ultima non condivisa dalla Cgil. In particolare, si fa riferimento ai colpi messi a segno presso l’ufficio postale di Sant’Arcangelo Trimonte, laddove in due, armati e a volto coperto, hanno portato via 25mila euro e alla rapina che si è consumata ad Arpaise. Anche in questo caso, hanno agito sempre in due, molto probabilmente preparando il colpo la notte precedente, segando le sbarre della finestra dell’ ufficio da cui sono poi entrati.

 

 

savonanews.it  Lunedì 14 Giugno 2010 ore 12:45

Celle: 600 firme per chiedere la riapertura della posta

 

Prima iniziativa del movimento civico “Celle è Tua” appena ricostituitosi con la finalità di tutelare gli interessi ed i diritti della comunità cellese: una raccolta di firme per richiedere la riapertura dell'ufficio postale di Celle Ligure nell'orario pomeridiano. L'iniziativa ha avuto grande successo e le firme raccolte sono più di 600. In questo modo “Celle è Tua” ritiene di essersi resa interprete dei disagi e delle lamentele della cittadinanza in merito.

A breve il movimento intraprenderà nuove iniziative tutte orientate all'ottica del “fare” per ottenere concreti vantaggi per la cittadinanza.

 

c.s.

 

 

Orari ufficio postale, una lettera del sindaco di Scicli.

Venticinque chiede di non ridurre i servizi nel periodo estivo

scritto il 18 giu 2010 nella categoria: Politica

radiortm.it   Pubblicata alle ore 13:27:14 - Fonte: Redazione

Il sindaco di Scicli Giovanni Venticinque ha scritto alla direzione delle Poste italiane di Ragusa lamentando “la previsione della chiusura pomeridiana dell’Ufficio Postale di Scicli nei mesi di luglio e agosto”.

 

Secondo il programma delle Poste l’ufficio dovrebbe essere aperto dal 12-31 luglio e 12-30 agosto con il seguente orario: lunedì-venerdì dalle ore 08:00-13:30/ sabato 08:00-12:30.

 

“Risulta doveroso, da parte nostra evidenziare che i flussi turistici presenti nel territorio di Scicli difficilmente porteranno a una diminuzione della clientela negli Uffici Postali, in quanto oltre ai 27.000 residenti sono da aggiungere non meno di 10.000 presenze in più che durante le ferie estive risiedono sul territorio, per cui con la presente si vuole rappresentare la necessità di mantenere invariato l’orario degli Uffici Postali stessi, se non di potenziarli, proprio per offrire ai visitatori del nostro centro turistico il massimo dei servizi”, lamenta il primo cittadino.

 

gazzettino.it  (14 giugno 2010)

Odissea di un ciclomotore e un consiglio:

alle Poste andate solo per lettere e raccomandate

Ho deciso di acquistare un motorino per andare a lavorare, non mi serve una moto di alta cilindrata, mi serve solo un ciclomotore che funzioni e che tutte le mattine, diligentemente, mi porti da casa al lavoro. Quindi non ho troppe pretese, e neppure voglio spendere troppi soldi. E’ per questo motivo che dopo aver valutato alcune delle offerte in circolazione decido di acquistare il ciclomotore presso l’ufficio postale di Bassano del Grappa. Sì, perché da alcuni anni le Poste Italiane, oltre a spedire pacchi e raccomandate svolgono una miriade di attività diverse, tanto che in effetti il titolo di “Poste” comincia ad essere molto riduttivo; perché oltre alle poste, le “Poste” fanno anche la banca, la compagnia telefonica, vendono libri, DVD, computer, accessori e oggettistica, vestiti, elettrodomestici ed anche ciclomotori. Un po’ come se una falegname d’improvviso decidesse di essere anche ingegnere, geometra, muratore, idraulico ed elettricista. D’altra parte in tempi moderni il venditore in effetti non rischia nulla, è un intermediario tra soggetti che non si conoscono, e che non dovrebbero conoscersi mai. Ma in fondo a me di filosofia non interessa, a me serve solo un ciclomotore che funziona e che non costi troppo. Inoltre penso che l’ufficio postale una qualche garanzia di efficienza dovrebbe darmela, in fondo siamo nel 2010 ci sono fior fiore di leggi e di tutele per il consumatore. Mi sto sbagliando ma lo capirò solo troppo tardi.

 

E’ così che firmo l’acquisto del ciclomotore, un Garelli bianco 4 tempi, bellissimo, ottimo rapporto qualità prezzo, nuovo fiammante. La signora delle poste, gentilissima predispone tutti i documenti, mi rilascia la ricevuta e mi informa che entro 48 ore sarò contattato dalla sede della Garelli per sapere presso quale centro assistenza dovranno consegnare, rigorosamente entro 20 giorni, il mezzo acquistato.

 

Dopo 18 giorni il ciclomotore viene consegnato, ma risulta subito evidente che c’è un difetto di fabbricazione e il motorino semplicemente non parte. Da qui comincia un impressionante rimpallo di responsabilità in cui l’unica vittima è il consumatore finale, cioè io. Il ciclomotore è in garanzia, tuttavia, per ordinare un pezzo di ricambio a Milano ci vuole una settimana, dopo una settimana il pezzo arriva, ma a detta del centro assistenza il pezzo è sbagliato, quindi deve tornare indietro, viene fatto un nuovo ordine (bisogna credergli sulla parola perché ovviamente a noi non è consentito verificare), passa una seconda settimana (chissà perché ci sono aziende che in 12 ore riescono a spedire un bancale di merce in Svezia o a Dubai, ma per fare Milano - Bassano del Grappa, ci vuole una settimana) e al centro assistenza arriva un nuovo pacco che non contiene il pezzo di ricambio richiesto (comincio ad avere seri dubbi sulla professionalità di molte persone).

 

Al termine della terza settimana praticamente il ciclomotore giace in officina, sostanzialmente dimenticato perché il centro ricambi Garelli di Milano e Gabrielli Center non riescono a mettersi d’accordo su che pezzo di ricambio serve e visto che nessuno dei due ha voglia di chiamare l’altro io posso continuare ad andare a piedi. Naturalmente mi rivolgo più volte al venditore, cioè Poste Italiane. L’Ufficio postale naturalmente si scusa, si dimostra dispiaciuto dell’accaduto e contrito, però in fondo, loro i soldi li hanno già incassati, sono solo degli intermediari, pertanto sono impotenti sia nei confronti del produttore Garelli sia dell’officina Gabrielli. Quindi in sostanza mi devo arrangiare.

 

Non so ancora se un giorno riuscirò a sfrecciare sul mio motorino, acquistato e già pagato, come ancora non so se Gabrielli e Garelli riusciranno mai a capire e a mettersi d’accordo sul giusto pezzo di ricambio del motorino, né se i corrieri (che presumo vadano a piedi) riusciranno a percorrere la tratta Milano-Bassano del Grappa in meno di una settimana; ma una cosa l’ho imparata. Anche se siamo nel 2010 non è cambiato niente e bisogna fornirsi alle Poste Italiane per i servizi che sanno fare bene o che perlomeno gli riescono meglio: spedire lettere e raccomandate, non per fare acquisti che poi non sono in grado di garantire.

 

Federico Scarmoncin

 

 

 

Il consiglio provinciale approva una mozione sulle Poste

 

www.loschermo.it 12-06-2010 /

 

LUCCA - I disagi causati dai disservizi postali sono stati al centro di una mozione, presentata dal consigliere Mario Navari (Prc) e approvata all’unanimità dal consiglio provinciale. Con tale mozione, il consiglio impegna il presidente della Provincia e il presidente del Consiglio ad attivarsi nei confronti dei dirigenti delle Poste, affinché sia garantito il diritto ad avere servizi pubblici, anche per chi vive in piccole comunità, al fine di porre rimedio ad un disservizio che ha provocato enormi problemi a centinaia di persone. Il documento, inoltre, è stato modificato su mozione del capogruppo del Pdl, Giovanni Santini, secondo la quale si impegnano il presidente della Provincia e il presidente del Consiglio a interpellare Poste Italiane, affinché siano trovate giuste soluzioni alle problematiche illustrate e perché sia garantito il carattere pubblico delle attività postali e recuperare, così, un servizio fondamentale per la qualità della vita delle nostre comunità paesane.

 

Poste Italiane (saccensi) al collasso

BLOGSICILIA 16-6-2010 - di Maré | Nessun commento

 

La situazione delle Poste Italiane non è mai stata una tra le più rosee, anzi. Di frequente, infatti, è possibile leggere sui giornali o ascoltare in televisione dei gravissimi disservizi delle nostre Poste, dei ritardi biblici nelle consegne e di tutta un’ampia serie di disservizi.

 

Tuttavia, è opinione comune quella secondo cui la situazione delle Poste saccensi sia davvero la peggiore e, di fatto, pare proprio che lo sia.

 

Basta addentrarsi nei pericolosi meandri di un ufficio postale della nostra città per ritrovarsi ingarbugliati in situazioni che hanno a dir poco dell’incredibile, oltre che a scontrarsi con la proverbiale mancanza di tatto, rispetto ed educazione degli operatori.

 

Le file, interminabili ed asfissianti, sono spesso causate da una mancanza apparente di personale che produce pertanto l’apertura di pochissimi sportelli mentre, tutti gli altri impiegati, entrano ed escono dall’ufficio postale come se niente fosse, facendo tutte le pause caffè desiderate, parlando al cellulare o, addirittura, recandosi a fare commissioni personali.

 

La Posta centrale versa in condizioni pietose sia strutturalmente (l’unica posta dove dal tetto piove acqua in estate) che in merito alla modulistica che dovrebbe essere esposta al pubblico ma che, di fatto, è quasi impossibile reperire.

 

L’assenza di modulistica e il suo naturale ricambio al termine di una parte di essa, crea un clima di sconforto e indecisione, oltre che a far perdere tempo a tutta l’utenza.

 

Per non parlare poi dell’incertezza in merito al ticket di turno da prelevare. Capita spesso, infatti, di munirsi di un ticket, aspettare il proprio turno e, una volta arrivati allo sportello, sentirsi insultare da gente probabilmente affetta da scabbia con le motivazioni più futili e assurde.

 

Pacchi che si perdono, raccomandate rimaste forse nella tracolla del postino messa in lavatrice, zombie che circolano in cerca di qualcuno che li aiuti a capire come svolgere le proprie mansioni e anziani costretti a fare file lunghe quanto una tratta autostradale per poter prelevare il proprio denaro.

 

La situazione non è certamente più serena all’ufficio postale del rione marina, dove è possibile trovare due impiegate che farebbero meglio o a cambiare mestiere o a restare direttamente a casa ad accudire gli animali domestici.

 

In questo caso le file sono più snelle ma dei tempi d’attesa non si può dire altrettanto.

 

Una delle operatrici, infatti, osserva il pc non come uno strumento di lavoro ma come se si trattasse di una navicella spaziale appena atterrata nello spazio antistante al suo giardino.

 

Lo osserva, lo sfiora appena e, solo quando è strettamente necessario, si avvicina con la stessa cautela di chi sta infilando la propria mano nella bocca della verità.

 

I guai provocati sono indicibili, bollette pagate a metà, consegna dei moduli sbagliati, baruffe all’interno dell’ufficio tra gli utenti i quali, snervati da questo modo di fare poco professionale, insorgono puntualmente contro l’inetto o l’inetta di turno.

 

Non c’è che dire, poi, dell’ufficio alle spalle di Piazza Angelo Scandaliato. Qui, addirittura, è possibile trovarsi tra le mani raccomandate che non sono le proprie, con un numero seriale addirittura diverso e ritrovarsi quasi “costretti” ad accettarle (per poi seguire tutta la procedura standard di ritorno al mittente) solo perché magari si presenta una comunissima omonimia.

 

Nello specifico, quella che dovrebbe essere una operazione semplicissima come il rinnovo di una carta Postepay, diventa un calvario, in primo luogo per i tempi di attesa assolutamente fuori dal comune e, in secondo luogo, perché gli operatori sanno a malapena cosa sia una Carta ricaricabile Postepay.

 

Oltre a non saper svolgere il proprio lavoro, gli impiegati delle nostre poste si passano allegramente la palla, facendo perdere tempo prezioso a quanti si sono recati in posta non per hobby ma per una commissione importante.

 

Non resta così che rivolgersi ai numeri verdi messi a disposizione dei clienti dalle Poste Italiane, fare lunghe ricerche su Google e farsi recapitare quanto possibile direttamente al domicilio, con il serio rischio che qualcuno possa rubare la posta o che, la stessa, possa essere smarrita dal postino.

 

Insomma, una situazione che tutto fa pensare tranne che ad una gamma di servizi comodi e celeri a disposizione del cittadino.

 

Ma quello che ci chiediamo è: chi non ha un mezzo con cui spostarsi da un ufficio all’altro al fine di evitare code infinite, chi ha problemi di salute e, ancora, chi non dispone di un collegamento internet a casa, come potrà mai risolvere i propri problemi?

 

Ai posteri l’ardua sentenza.

 

Voto per gli uffici postali saccensi: -10.

 

 

 

www.vaccarinews.it

Giu 17 2010  14:59

Notizie dall'Italia

A Lucca mozione bipartisan. Contro Poste

Il problema riguarda le aree collinari e montane della provincia, dove gli abitanti hanno creato il “Comitato per un servizio postale pubblico efficiente”

 

Ancora lamentele istituzionali in materia di prestazioni postali. Questa volta, a muoversi è stato il Consiglio provinciale di Lucca su proposta di Mario Navari (Rifondazione), poi integrata dal collega Giovanni Santini (Pdl). Così, l'organo ha potuto approvare il documento all'unanimità dei presenti.

 

Il nodo della protesta riguarda le frazioni, soprattutto collinari e montane, di Forte dei Marmi, Pietrasanta, Seravezza e Stazzema dove -dice il documento- “si sono registrati forti disservizi dovuti alla riorganizzazione” di Poste italiane. Disservizi causati dal taglio e dalla precarizzazione del personale, che “hanno provocato ritardi della consegna della posta (anche dalle due alle quattro settimane)”. “Tra i cittadini-utenti c'è stato chi si è visto tagliare la linea telefonica per non aver pagato la bolletta, chi ha trovato l'avviso di distacco dell'energia elettrica, chi si è angosciato per giorni e giorni nell'attesa di una risposta ad esami clinici o dell'arrivo della conferma dell'indennità di disoccupazione, chi ha ricevuto l'avviso di presentarsi all'Università per l'ammissione il giorno stesso della convocazione, chi non ha potuto partecipare a riunioni convocate settimane precedenti”.

 

Mentre l'azienda evidenzia “un sempre maggiore interesse a trattare prodotti finanziari, bancari e assicurativi”, nella zona si è costituito il “Comitato per un servizio postale pubblico efficiente”. Oggi è composto da rappresentanti di quattordici paesi, i quali hanno dato vita ad una serie di iniziative: conferenze stampa, presidio di protesta presso l'ufficio postale di Pietrasanta (competente per il territorio), la richiesta di una seduta congiunta di Consiglio comunale.

 

La nuova mozione impegna il presidente della Provincia ed il presidente del relativo Consiglio “ad attivarsi nei confronti dei dirigenti delle Poste affinché sia garantito il diritto ad avere servizi pubblici che funzionino, anche per chi vive in piccole comunità, al fine di porre rimedio ad un disservizio che ha provocato enormi disagi a centinaia di persone”, ma anche “ad interpellare Poste italiane affinché siano trovate giuste soluzioni alle problematiche illustrate e perché sia garantito il carattere pubblico delle attività postali e per recuperare un servizio fondamentale per la qualità della vita delle nostre comunità paesane”.

 

 

VIAEMILIANET  giovedì, 17 giugno 2010

Schianto sull'Autosole

 

Un camionista di 27 anni, residente a Bologna, è rimasto gravemente ferito in un tamponamento tra mezzi pesanti accaduto nella notte all'altezza di Sesso.

 

Un camionista di 27 anni residente a Bologna è rimasto gravamente ferito in incidente questa notte alle 2.30, sull'autostrada A1 all'altezza di Sesso. Il giovane era alla guida di un autocarro di Poste Italiane, in direzione Milano: per cause in corso d'accertamento ha tamponato violentemente un altro tir, che trasportava materie prime per la cosmetica. Nell'urto la cabina del primo camion è rimasta agganciata al semirimorchio del veicolo che la precedeva, poi trascinata sull'asfalto.

 

Il conducente, il 27enne bolognese, di orgini marocchine, Mehdi Fadili, è rimasto incastrato tra le lamiere. Per estrarlo sono intervenuti i Vigili del Fuoco di Reggio, insieme al personale del 118 ed alla Polstrada. Il 27enne è stato trasportato all'ospedale Maggiore di Parma, dov'è tutt'ora ricoverato in prognosi riservata. Solo lievi escoriazioni per l'altro camionista. L'autostrada è rimasta bloccata per ore.

 

 

 

Truffa all’Inps. Scicli, assolto ex direttore di ufficio postale

radiortm.it   scritto il 20 giu 2010 nella categoria: Cronaca giudiziaria

Pubblicata alle ore 1:54:09 - Fonte: saro cannizzaro

 

Accusato di truffa nei confronti dell’Inps è stato ritenuto innocente ed assolto con formula piena nonostante il pubblico ministero, Diana Iemmolo, avesse chiesto la condanna ad un anno di reclusione e cinquemila euro di multa. Imputato era Salvatore M., un ottantenne sciclitano, ex direttore postale, in Lombardia, che fu denunciato proprio dall’istituto di previdenza sociale successivamente alla morte della moglie, avvenuta nel mese di luglio del 2004. L’uomo, infatti, secondo quanto ha fatto rilevare il suo difensore, l’avv. Raffaele Pediliggieri, alla morte della congiunta si scordò di comunicare il fatto all’Inps e così l’istituto versò sul libretto bancario la pensione del mese di agosto per circa millesettecento euro. L’uomo, però, non avrebbe verificato l’avvenuto accredito. L’Inps venne immediatamente a conoscenza della morte della donna ed assunse i relativi provvedimenti, compreso il blocco dei versamenti. Il fatto fu contestato direttamente all’uomo e, secondo quanto è emerso nel corso del dibattimento, l’anziano precedette alla restituzione della somma, anche se con delle rateizzazioni. Addirittura è emerso che l’imputato aveva versato più del dovuto. Nonostante ciò, l’istituto previdenziale trasmise ugualmente gli atti alla Procura della Repubblica per cui scattò l’imputazione che ha dovuto sostenere nel procedimento a suo carico che si è concluso con la sentenza assolutoria emessa dal giudice monocratico del Tribunale di Modica, Lucia De Bernardin, che si è espressa con la formula “il fatto non sussiste”.

 

Fattorino non consegna per mesi pacchi e posta,denunciato

A Benevagienna. Lui, 35 anni, e' stato licenziato dalla ditta

16 giugno, 13:08

 

(ANSA) - BENEVAGIENNA (CUNEO), 16 GIU - Un fattorino per mesi non ha consegnato pacchi e posta: e' accaduto a Benevagienna, nel cuneese. Lui, 35 anni, e' stato denunciato dai carabinieri alla Procura di Mondovi'. Le accuse sono di peculato e falsita' ideologica.Dipendente di una ditta di logistica con sede in Torino, aveva un contratto di appalto con una ditta, la Sda, per conto della quale prestava servizio e che lo ha licenziato appena e' venuta a conoscenza del fatto.(ANSA).